In Ungheria resiste il giornalismo investigativo

22 gennaio 2015 • Giornalismi • by

Quando Gergő Sáling era stato improvvisamente licenziato dal suo posto di lavoro come direttore del portale ungherese Origo lo scorso giugno, metà della sua redazione aveva presentato le dimissioni. Molti colleghi sostenevano che Sáling fosse stato allontanato perché si era rifiutato di bloccare un’indagine sulle spese di viaggio di un membro del governo. Dopo sei mesi, Sáling e alcuni membri del suo precedente staff stanno per lanciare un centro di giornalismo investigativo non-profit, Direkt36.

Sáling, insieme ad András Pethő, suo vice a Origo, e Balázs Weyer, fondatore del portale, sta per varare il progetto proprio in risposta alle crescenti pressioni economiche e politiche cui i media sono esposti in Ungheria. “Abbiamo scelto questo modello perché i media tradizionali sono stati resi vulnerabili dalla pressione che il governo esercita su di loro, sia come regolatore che come principale inserzionista. Come organizzazione non-profit, avremo molta più libertà di condurre il nostro lavoro indipendente sull’accountability“, ha dichiarato Sáling all’Ejo.

“Abbiamo in programma di analizzare in profondità l’uso dei fondi Ue e fornire un controllo sistematico sulle dichiarazioni dei redditi dei politici, le ascese e le cadute delle grandi aziende e l’uso del potere contro gruppi sociali senza difese”, ha dichiarato il giornalista.

Crowdfunding
Direkt36 – il cui nome è stato ispirato dal prefisso telefonico ungherese – lancerà presto una campagna in crowdfunding al fine di poter pubblicare articoli in collaborazione con alcuni portali di news in Ungheria e ha in progetto anche la realizzazione di alcuni contenuti in inglese. In seguito al licenziamento di Sáling, migliaia di suoi sostenitori avevano protestato davanti agli uffici di Origo, in quanto la sua cacciata era stata vista come l’ultimo di una serie di eventi volti a sopprimere le voci libere della stampa nel paese.

Il governo di Budapest è stato accusato di aver ristretto la libertà di stampa
Il governo ungherese è stato criticato in diverse occasioni per aver introdotto delle leggi che hanno causato una stretta contro la libertà dei media. Tra queste, è possibile citare il controverso 2010 Media Act che ha di fatto sancito la nascita di un “Consiglio dei media” responsabile delle multe nei confronti dei media che commettono una serie di violazioni molto fumose, inclusa quella di “non fornire una trattazione dei fatti equilibrata” pubblicando notizie che “insultano alcune comunità” o che vengono rilasciate seguendo ideali come “la moralità pubblica”.

Il Consiglio dei media, completamente composto da persone nominate dal partito di governo e con cariche di nove anni, è solamente incaricato di interpretare queste restrizioni molto vaghe, che si riferiscono anche ai blog e ai siti Internet.

Peter Bajomi-Lazar, editor del journal Médiakutató, ha elencato all’Ejo alcuni dei modi in cui il governo sta danneggiando la stampa ungherese: “nuove leggi controverse per il settore, controllo del servizio pubblico da parte dei partiti, media di stato usati per propaganda, distribuzione della pubblicità statale con motivazione puramente politica e una tassa speciale sulla pubblicità pensata ad hoc per il gruppo mediatico RTL, uno dei maggiori critici del governo, e una generale mancanza di trasparenza della politica”.

Direk36 vuole essere una voce inedita tra i media ungheresi
Direkt36 vuole operare come una piccola unità specializzata. “Crediamo che il nostro approccio e metodo possano fare la differenza e portare una nuova voce tra i media ungheresi, cui manca molto lo storytelling ben documentato. Molte volte leggiamo articoli che non hanno fatti solidi su cui basarsi oppure si tratta di fatti nudi e crudi senza una linea narrativa. Cercheremo di far sposare le due cose”, ci dice Sáling.

In una dichiarazione congiunta sul manifesto del nuovo gruppo, pubblicato su Medium, i co-fondatori di Direkt36 promettono di voler seguire “i migliori esempi internazionali, applicheremo le pratiche delle scienze sociali – a partire dalla data anlysis – al nostro giornalismo e ci assicureremo che i nostri articoli siano basati solo su fatti verificati profondamente e mai su accuse o presupposizioni”.

Il giornalismo investigativo ha messo radici in Ungheria, nonostante le sfide
In un’edizione di Nieman Reports del 2011, “Shattering Barriers to Reveal Corruption”, Tamas Bodoky, un giornalista freelance con base a Budapest, aveva dichiarato che fare giornalismo investigativo in Ungheria è molto complesso: “non ci sono veterani, un giornalista resiste solo pochi anni, poi mosso dall’isolamento e dall’annichilimento morale e finanziario, va in cerca di ‘nuove sfide’, come si è soliti dire”.

Nonostante queste difficoltà, il giornalismo d’inchiesta ungherese si è trovato uno spazio, sia su carta che online, secondo Bodoky: “una manciata di organizzazioni non-profit, come l’Hungarian Civil Liberties Union o la József Göbölyös “Soma” Foundation offrono sostegno ai giornalisti per uscire dalla routine lavorativa e farli imbarcare in progetti investigativi.

Molti giornali ed editori vogliono pubblicare questo genere di contenuti, ma le limitazioni politiche ed economiche lo rendono molto difficile, dato che l’infotainment è molto popolare e molto meno costoso e rischioso da realizzare. Le profonde divisioni politiche che attraversano il paese, inoltre, che si ripercuotono anche nella polarizzazione delle testate e al loro adagiamento sulle posizioni di un singolo partito, porta le testate che tendono a sinistra a investigare nei confronti di politici o affari relativi della parte opposta alla loro, e viceversa”, scriveva tre anni fa Bodoky. Intanto, un altro team investigativo molto attivo in Ungheria è quello di Atlatszo.

Scrivere la verità sta diventando sempre più difficile in Ungheria
Sáling e i suoi colleghi concordano su un punto, esplicitato nel loro manifesto programmatico su Medium: “il giornalismo indipendente è indispensabile per una democrazia in salute, possibilmente ancora di piu in Ungheria, un paese che si situa nel cuore d’Europa, ai confini con l’Ucraina e in un periodo in cui ostilità da Guerra Fredda emergono tra Est e Ovest. Non riguarda solo l’Ungheria, mentre l’economia globale si apre, altrettanto fa la corruzione. Faremo la nostra parte con indagini che vadano oltre i confini del nostro paese e guardino agli abusi internazionali e pubblicheremo le nostre storie più importanti anche in inglese”.

Nonostante tutto, Sáling non vede la sua nuova iniziativa come una mossa particolarmente coraggiosa: “siamo giornalisti, crediamo che il genere di controllo che vogliamo fare sia importante per una democrazia e non abbiamo, di conseguenza, grande scelta. C’è ancora posto per i media indipendenti in Ungheria ed è bene essere preparati per le reazioni poco amichevoli del potere. Ma avremo ancora domande, accesso ai documenti e alle persone piu importanti”.

Articolo tradotto dall’originale inglese

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