Alan Rusbridger: il mondo dopo Snowden

26 marzo 2015 • Libertà di stampa, Più recenti • by

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Photo credits: Rob Judges / RISJ / Flickr CC

Il dibattito sull’impatto che hanno avuto le rivelazioni di Edward Snowden sull’intelligence è stato oscurato da “fango e nebbia”, particolarmente nel Regno Unito, ha dichiarato Alan Rusbridger.

L’ormai ex direttore del Guardian ha infatti affermato che la mancanza di reattività da parte dei politici britannici, dei giornalisti e del pubblico nel seguire le rivelazioni è stata “davvero frustrante”. I politici del Regno Unito hanno ritenuto l’argomento “tossico”, complesso e difficile da discutere, ma le questioni erano troppo importanti per essere ignorate, ha ribadito Rusbridger, secondo il quale, inoltre, “si è improvvisamente capito che, sia che lo si ami o lo si odi, Snowden, ha portato alla luce un enorme ammasso di problemi che riguarda tutti noi”.

In occasione della conferenza “21st Century Surveillance State: Implications of the Snowden Revelations”, tenutasi di recente alla University of Oxford, Rusbridger si è poi rivolto al pubblico dicendo che è ora di spostare il dibattito in un’arena accademica, dove temi di questa complessità possono venire analizzati più a fondo.

Il Guardian è stato il primo, nel 2013, a pubblicare articoli basati sui documenti di intelligence fatti trapelare da Snowden, un’ex agente della Nsa divenuto whistleblower. Tuttavia, pochi altri grandi mezzi di informazione se ne sono occupati con la dovuta attenzione nel Regno Unito, a dispetto del fatto che le rivelazioni sulla sorveglianza di massa riguardassero anche un’agenzia di intelligence britannica, il Gchq.

Rusbridger ha dichiarato di essersi dispiaciuto molto per la focalizzazione dell’attenzione sul ruolo del Guardian nella pubblicazione dei leak, piuttosto che sul loro contenuto: “nel Regno Unito non c’è stato niente, nessuna reazione, nessun resoconto. Solo un incontro a Westminster Hall dove il Guardian è stato menzionato 21 volte, mentre la privacy sette e le libertà civili tre volte”.

Nel video, l’udienza di Alan Rusbridger a Westminster

Ci sono voluti quasi due anni prima che l’Intelligence and Security Committee (Isc) del parlamento inglese facesse un rapporto sulle implicazioni di quanto era stato rivelato da Snowden. Pubblicato nelle scorse settimane, il report dell’Isc “Privacy and Security, a modern and transparent legal framework”, ha evidenziato come la normativa inglese che regolamenta le agenzie di intelligence e la sorveglianza di massa debba essere aggiornata, così da risultare più trasparente e comprensibile.

L’Isc ha anche messo in rilievo come le agenzie di intelligence del Regno Unito non abbino agito illegalmente e che il quantitativo di dati raccolti dal governo non costituisce un tentativo di sorveglianza di massa o una minaccia alla privacy individuale. La reazione al lavoro giornalistico su Snowden è stata invece molto diversa negli Stati Uniti. Lì il Guardian ha diviso un premio Pulitzer, il più grande riconoscimento giornalistico statunitense, insieme al Washington Post.

Il comitato del Pulitzer ha lodato il Guardian per la sua “rivelazione di una diffusa sorveglianza segreta da parte della NSA, aiutando […] a far scoppiare la scintilla del dibattito sulla relazione tra governo e cittadini riguardo le questioni della sorveglianza e della privacy”. Almeno due grandi report sull’intelligence e la sorveglianza evidenziati dai leak sono stati pubblicati anche negli Stati Uniti.

Rusbridger, che sarà sostituito alla guida del Guardian da Katharine Viner quest’estate e andrà ad assumere il ruolo di Principal of Lady Margaret Hall, alla Oxford University, ha descritto come, sulla scia della frustrazione, abbia recentemente disegnato un “pessimo schema” su un pezzo di carta, al fine di identificare questioni di interesse pubblico sollevate dalle rivelazioni di Snowden.

Una questione chiave nel Regno Unito, secondo Rusbridger, è la sorveglianza. Il giornalista inglese ha messo in dubbio l’efficacia dell’Isc e dichiarato che la legislazione corrente risulta ingestibile. Molti politici, inclusi quelli parte dell’Isc, non ne hanno un’adeguata comprensione: “il problema”, ha dichiarato Rusbridger a Oxford, “è troppo vasto per la maggior parte dei parlamentari”.

Rusbridger è stato contestato su molti punti dal pubblico della conferenza, che includeva anche un ex dirigente del Gchq. Alla domanda se il suo giornale avesse ragione a pubblicare documenti segreti della Nsa, Rusbridger ha replicato che le informazioni erano state gestite molto attentamente e che solo l’1% di quanto in possesso della redazione era stato pubblicato.

Rispondendo ad una domanda sull’equilibrio tra sicurezza e privacy nel Regno Unito, e sul perché i cittadini britannici sembrassero accettare un tale livello di sorveglianza, Rusbridger ha poi dichiarato: “spesso mi chiedo perché il dibattito, qui, è rimasto così limitato – sarà perché ci piacciono le nostre spie? Abbiamo James Bond ed Enigma. Ci ha reso più fiduciosi nel futuro? Non abbiamo avuto la Stasi, ma George Orwell sì”.

A poche settimane sua uscita di scena dal Guardian, Rusbridger ha anche indicato le sue priorità future: “un paio di settimane fa Philip Hammond, (il Ministro degli Esteri britannico), ha affermato che era ora di mettere la parola fine al dibattito su Snowden, ma per me, invece, sta solo per iniziare”.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Alessandro Oliva

Photo credits: Rob Judges / RISJ / Flickr CC

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