Il servizio pubblico in Europa dopo la crisi

13 settembre 2017 • In evidenza, Media e Politica, Ricerca sui media • by

La redazione londinese della Bbc. Credits: Dave – Flickr CC

Un’analisi sui media di servizio pubblico europei condotta dall’Ejo ha rivelato che, a partire dal 2008, la crisi finanziaria globale ha costretto alcune emittenti ad apportare dei significativi cambiamenti strategici al proprio regolamento, al modello di finanziamento e ai propri contenuti, mentre altre non ne sono state toccate quasi per niente. La nostra analisi, che segue, ha inoltre rilevato come i budget di queste organizzazioni varino di molto nel continente e le organizzazioni non condividano di norma una strategia finanziaria comune.

L’Ejo ha confrontato i budget, le strategie di mercato e la trasparenza dei media di servizio pubblico in nove Paesi europei a inizio 2017, al fine di valutare se essi avessero risentito della crisi economica. L’analisi ha avuto lo scopo di fornire una panoramica sulle politiche e sulle finanze del servizio pubblico a quasi dieci anni di distanza dalla crisi. A questo scopo, l’Ejo ha passato in rassegna mercati di diversa dimensione: grandi (Germania, Regno Unito e Italia), medi (Polonia e Romania) e piccoli (Repubblica Ceca, Portogallo, Svizzera e Lituania).

In alcuni Paesi, le emittenti di servizio pubblico offrono televisione, radio e piattaforme digitali (come siti web o canali YouTube e pagine social). Altre organizzazioni, invece, includono anche agenzie di stampa, sostenute a loro volta dai fondi statali. Lo studio dell’Ejo si è limitato alle emittenti radiofoniche e televisive e alla loro relativa presenza sul web. In questo articolo viene usato il termine “media di servizio pubblico” poiché riflette al meglio la maggior parte delle organizzazioni mediatiche pubbliche che attualmente operano su piattaforme multiple, tuttavia va specificato che per lo più esse sono ancora principalmente concentrate sulle modalità di trasmissione tradizionali.

I budget per il servizio pubblico variano
A quasi dieci anni dall’inizio della crisi finanziaria, i budget di queste emittenti variano in modo significativo, spaziando da più di sei miliardi di euro fino a soli 20 milioni di euro annui. L’emittente europea a ricevere il finanziamento annuo più consistente è la tedesca Ard, mentre quello più esiguo è assegnato alla romena Tvr, che nel 2016 si è salvata all’ultimo da una bancarotta quasi certa. Le discrepanze sono anche più evidenti se si fa un paragone sul livello pro-capite (budget totale diviso popolazione): nel 2016 le emittenti romene, lituane e polacche hanno ricevuto un finanziamento di circa 10-12 euro pro-capite, mentre in Germania e Regno Unito la quota è di molto superiore, vicina agli 82-87 euro pro-capite.

La Svizzera, con un budget di 181 euro a persona, ha fatto registrare la spesa individuale più alta in assoluto, tuttavia la Confederazione, offrendo media di servizio pubblico in quattro lingue diverse, incorre anche in costi decisamente superiori alla media. In alcuni Paesi, le radio, le televisioni e i relativi siti web del servizio pubblico sono gestiti da un’unica entità, mentre in altri sono separati. Per esempio, la radio pubblica e la televisione pubblica sono amministrati separatamente da differenti organizzazioni in Repubblica Ceca, Polonia e Romania.

Formule di finanziamento diversificate
I media di servizio pubblico europei vengono finanziati con modalità diverse, alcuni attraverso il canone, altri direttamente dai  fondi statali o dagli introiti pubblicitari. La maggior parte delle emittenti qui prese in esame riesce a guadagnare con gli introiti pubblicitari e la pubblicità, per esempio, è responsabile di oltre il 50% dei ricavi della televisione polacca. In Italia, le fonti commerciali – per lo più pubblicità televisiva – raccolgono circa il 40% degli introiti della Rai, mentre il resto viene dal canone.

La Bbc è l’unica emittente di servizio pubblico non legalmente autorizzata a raccogliere pubblicità o sponsor ed è finanziata principalmente da un canone annuo di 263 euro (£147) per nucleo familiare, ma circa un quarto dei ricavi della Bbc proviene dal suo braccio commerciale, Bbc Worldwide Ltd, che vende i programmi e i servizi dell’emittente a livello internazionale. Bbc Worldwide distribuisce anche il servizio di informazione internazionale della Bbc, World News, attivo 24 ore al giorno in lingua inglese – disponibile anche su bbc.com – e fornito da Bbc Global News Ltd.

In Svizzera la televisione e la radio pubbliche detengono una significativa quota di mercato (intorno al 60% per la radio e fra il 30% e il 38% per la tv): questo svantaggia le emittenti private del Paese che devono anche fare i conti con l’accanita competizione di quanto viene offerto dalle vicine Germania, Italia e Francia. Per compensare queste difficoltà, una piccola parte (4%) dei ricavi raccolti con il canone dalle le emittenti nazionali è usato per sostenere le aziende mediatiche commerciali svizzere.

Come si vede nella figura 1, i budget delle emittenti di servizio pubblico dipendono per lo più dalle dimensioni della popolazione e dalla potenza economica dei singoli Paesi. Fonti: dimensioni della popolazione: Eurostat, 2016. Budget per le emittenti di servizio pubblico: Ard, Germania, 2015; Bbc, Regno Unito, 2015; Rai, Italia, 2016; Srg-Ssr, Svizzera, 2016; Tvp, Pr, Polonia, 2016; ČT Repubblica Ceca, 2016; Rtp, Portogallo, 2015; Tvr, Srr, Romania, 2016; Ltv, Lr, Lituania, 2015.

Nei Paesi dove radio e televisione appartengono ad aziende separate, i dati finanziari sono una somma dei rispettivi introiti.

La crisi finanziaria globale e il servizio pubblico: come hanno risposto le emittenti
Almeno nel breve periodo, la crisi economica globale del 2008-2009 ha causato un complessivo calo degli introiti pubblicitari e ha anche portato a un crollo nel numero di persone che pagano il canone. L’analisi dell’Ejo ha rilevato che molte emittenti in Europa siano state costrette a cambiare la propria strategia in risposta al calo delle entrate.

1) Repubblica Ceca: il 2008 ha avuto un impatto minimo
La Repubblica Ceca è sfuggita agli effetti peggiori della crisi economica e le emittenti di servizio pubblico non hanno riportato difficoltà finanziarie significative in conseguenza della regressione. Tuttavia, le emittenti commerciali del Paese hanno fatto pressioni per limitare la vendita di pubblicità da parte delle Televisione Ceca (Ct), portando a una risoluzione politica. Le principali risorse finanziarie di Ct sono il canone e gli introiti da operazioni commerciali, come la pubblicità. Il mercato mediatico ceco ha circa le stesse dimensioni di quello portoghese e nei due paesi i media di servizio pubblico hanno anche un budget simile. Tuttavia, le emittenti di servizio pubblico delle Repubblica Ceca impiegano il doppio dei lavoratori rispetto alla Rádio e Televisão de Portugal.

2) Germania: cambiamenti nel pagamento del canone
La crisi finanziaria ha avuto un impatto immediato ridotto sul servizio pubblico tedesco, ma ha spinto il governo ad apportare alcune modifiche al modo in cui le emittenti vengono finanziate. A partire dal 2013, ogni nucleo familiare in Germania deve pagare un canone di 17,50 euro mensili (210 euro all’anno) e ne sono esentati le famiglie a basso reddito e gli studenti. Il nuovo canone ha sostituito la precedente Gez (Ufficio per la Riscossione delle Tasse sulla TV tedesca), una tassa su radio e tv che veniva pagata per ogni apparecchio (e non per ogni nucleo familiare). Questo ha reso il pagamento del canone più accettabile e gestibile per tutte le parti.

3) Italia: cambiamenti nella riscossione del canone
Per la Rai, che riceve una parte consistente delle proprie entrate da fonti commerciali, gli anni successivi alla crisi finanziaria sono stati particolarmente difficoltosi. Il 2009 e il 2010 sono stati i più duri, poiché gli introiti pubblicitari sono calati, mentre il canone è rimasto invariato. I ricavi della Rai sono stati intaccati anche dal numero di spettatori che hanno evaso il pagamento: fino al 2016, infatti, il tasso di evasione del canone era particolarmente alto in Italia, con una media del 26% (in Campania era superiore al 50%).

Nel 2015 il governo Renzi ha introdotto un’importante riforma che prevedeva l’inserimento del pagamento del canone nella bolletta dell’elettricità, rendendo così più difficile l’evasione. Ne è risultato che i ricavi della Rai sono cresciuti del 12,5% nel solo 2016, a fronte di una riduzione della cifra che ogni nucleo familiare ha dovuto pagare, stando ai dati del report annuale del 2016.

4) Lituania: tagli e debiti
La televisione pubblica lituana, Latvijas Televīzija, è finanziata principalmente attraverso fondi governativi (intorno al 60%), mentre una fetta minoritaria proviene da introiti pubblicitari. Alla fine del 2008 il governo lituano ha tagliato del 25% i fondi alla radio pubblica. Questo, combinato al calo del 35% degli introiti pubblicitari nei primi sei mesi del 2009, ha portato a un taglio dei posti di lavoro, inclusa l’eliminazione del coro della radio lituana. Agli inizi del 2009 l’emittente ha annunciato di aver accumulato perdite per più di un milione di euro. Di fronte alla bancarotta, il Direttore generale ha rassegnato le dimissioni, mentre il governo lituano ha provveduto a sanare il debito.

5) Polonia: servizio pubblico ancora vulnerabile alle pressioni politiche
In Polonia meno di un quarto delle entrate della televisione pubblica proviene dai finanziamenti pubblici, canone compreso. Ma nonostante questo grado relativamente basso di dipendenza economica dal governo, Telewizja Polska – Tvp e Polskie Radio rimangono vulnerabili alle pressioni politiche. Questo perché, a partire dal 2016, il partito di governo, Legge e Giustizia, ha il diritto di nominare tre dei cinque membri dell’organo direttivo della Tvp.

Questo livello di influenza politica ha già avuto un impatto sui contenuti dell’emittente e i temi nazionali, ad esempio, hanno sempre più visibilità sulla televisione pubblica, in linea con la politica del governo. Inoltre, gli ultimi due report annuali della Tvp mostrano perdite annuali crescenti: nove milioni di euro (36,6 milioni di zloty) nel 2015 e 45 milioni di euro (180 milioni di zloty) nel 2016.

6) Portogallo: finanziamenti pubblici dimezzati
In seguito alla crisi economica del 2008, il governo di Lisbona ha ricevuto delle indicazioni dalla Troika su come raggiungere i propri obiettivi finanziari riguardo al deficit e al debito pubblico: uno dei risultati è stato che i finanziamenti pubblici per la Rtp sono stati dimezzati, passando dai quasi 110 milioni di euro del 2011, ai 52 milioni di euro stanziati nel 2013. Ci sono persino state discussioni riguardo al reale valore dei media di servizio pubblico in Portogallo. La Rtp ora è sostenuta dal canone e dalla pubblicità.

7) Romania: il servizio pubblico salvato dalla bancarotta
In Romania la condizione finanziaria della emittente pubblica Tvr ha cominciato a deteriorarsi dopo il 2005, in seguito a delle acquisizioni dispendiose e a una gestione inefficiente, fino a giungere all’insolvenza nel 2016. La televisione pubblica romena ha sperimentato difficoltà finanziarie per quasi 10 anni, sotto sette diversi direzioni, e la conseguenza è stata che due canali televisivi, dedicati a informazione e cultura, sono stati chiusi.

All’inizio di quest’anno il governo ha invece eliminato il canone e ha annunciato di voler aumentare il budget per la Tvr e la radio pubblica romena di circa 7 volte rispetto alla quota erogata nel 2016. I critici hanno sostenuto che questa mossa sarebbe finalizzata a rendere le emittenti più dipendenti dallo Stato. Tuttavia, nel breve periodo, questo incremento permetterà alla Tvr di pagare i suoi considerevoli debiti con il bilancio statale.

8) Svizzera: tagli e resistenze
La crisi economica non ha avuto un impatto immediato sulle emittenti pubbliche svizzere – principalmente perché il canone costituisce la maggior parte dei loro introiti e il tasso di evasione non rappresenta un problema significativo. Tuttavia, ci sono stati dei tagli ragguardevoli a partire dal 2008, inclusa la minaccia nel 2016 di ritirare i finanziamenti all’Orchestra della Svizzera italiana, che riceveva il 25% del suo budget di otto milioni di euro dalla Radiotelevisione svizzera. Di recente le pressioni politiche si sono fatte più forti, in seguito al lancio di un’iniziativa sempre più popolare (Iniziativa No Billag) che spinge per l’abolizione del canone.

9) Regno Unito: canone congelato e tagli consistenti
I tagli alla Bbc hanno avuto inizio nel 2007 quando il Direttore generale Mark Thompson aveva annunciato l’intenzione di ridurre le dimensioni dell’organizzazione. Come conseguenza, più di 2500 posti di lavoro sono stati tagliati e la produzione di contenuti è stata ridotta. Nel 2010, in risposta alla crisi economica, il governo ha annunciato che il canone sarebbe stato congelato per sei anni alla cifra di £145,50 annue per nucleo familiare. David Cameron, l’allora Primo Ministro, ha dichiarato che l’emittente doveva “vivere con i propri mezzi”. Alla Bbc è stato inoltre richiesto di assumersi oneri finanziari aggiuntivi, compreso il finanziamento del suo Bbc World Service.

Ulteriori tagli sono stati fatti nel 2011 per ridurre il budget complessivo del 20%. Questi includevano il trasferimento online di Bbc3 (visto anche come una mossa per attrarre un pubblico più giovane) e la vendita di alcune risorse, come il Bbc Television Centre.

Risorse immense, enormi responsabilità
L’analisi dell’Ejo sul servizio pubblico in Europa rivela che dopo il 2008 la riduzione dei finanziamenti e degli introiti ha avuto un impatto significativo sulle emittenti di qualsiasi dimensione, sebbene con modalità molto differenti. La crisi finanziaria sembra inoltre aver rappresentato un’opportunità per gli oppositori del servizio pubblico, incluse le organizzazioni mediatiche commerciali, per mettere in discussione la legittimità di questo servizio in tutta Europa, indipendentemente da quanto questi possano essere ben finanziati o amministrati.

Le sfide portate dalla crisi hanno incluso un accesso limitato delle emittenti agli introiti pubblicitari, una riscossione del canone più difficoltosa e persino attacchi alla loro stessa esistenza La seconda parte di questo analisi, di prossima pubblicazione, discuterà dell’indipendenza del servizio pubblico in Europa.

Questo articolo è la prima parte di un’analisi dell’Ejo sulle emittenti di servizio pubblico in Europa. All’articolo hanno collaborato: Tina Bettels Schwabbauer, Ainars Dimants, Michał Kuś, Caroline Lees, Ana Pinto Martinho, Antonia Matei, Stephan Russ-Mohl, Massimo Scaglioni, Sandra Stefanikova, Adam Szynol. Articolo pubblicato originariamente in inglese, traduzione a cura di Giulia Quarta.

 

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