La crisi dei migranti nei media greci

21 dicembre 2015 • Etica e Qualità, Più recenti • by

Migranti nel porto di Mitilene, Isola di Lesbo (ggia / Flickr CC)

Migranti nel porto di Mitilene, Isola di Lesbo (ggia / Flickr CC)

Questo articolo è un’integrazione dell’analisi pubblicata dall’Ejo lo scorso novembre sulla copertura mediatica della crisi dei migranti da parte dei media europei

La crisi migratoria ha trasformato la Grecia in qualcosa di più che un paese di transito. Un numero spropositato di giornalisti di tutto il mondo ha viaggiato per le isole e i confini nazionali per testimoniare l’arrivo di quasi 700mila migranti e rifugiati, con un incremento del 750% rispetto al 2014. Com’era prevedibile, la crisi dei migranti è ancora in cima all’agenda dei giornali greci, nonostante importanti vicende di politica interna competano per l’attenzione dei media.

Le cronache della crisi dei giornali greci, inoltre, non sono state esenti da errori commessi dagli stessi giornalisti, come evidenzia la mia analisi sulla copertura del tema da parte dei due maggiori quotidiani nazionali. Il risultato, fondamentalmente, è l’emersione di due differenti punti di vista sulla crisi e sul ruolo dell’Europa nel risolverla. Lo studio, ancora in corso, ha analizzato il broadsheet conservatore Kathimerini e il quotidiano cooperativo e di sinistra Efimerida ton Syntakton, prendendo in esame articoli sui migranti e i rifugiati pubblicati in questi due giornali in giugno e settembre 2015.

La copertura da parte dei due giornali ha generalmente riflesso le loro rispettive posizioni politiche. Efimerida ton Syntakton ha dimostrato, ad esempio, un approccio più umanitario nei suoi articoli: la maggior parte delle sue storie nazionali si è focalizzata sui rifugiati, sulle loro vicende personali, le loro speranze e i loro sogni per un futuro migliore. Il quotidiano ha anche pubblicato molte immagini che ritraevano le vittime della crisi e ha inoltre cercato di fornire una panoramica sulla crisi concentrandosi su storie individuali e testimonianze.

Il conservatore Kathimerini invece, con poche eccezioni, ha rivolto l’attenzione all’enorme afflusso di persone in maniera più distaccata, ponendo molta enfasi sul numero di migranti e di rifugiati insistendo su fatti e statistiche provenienti da varie fonti. Molti dei suoi articoli, ad esempio, si sono incentrati sull’impatto del fenomeno migratorio sulla società greca, nonché sul suo costo. Ad esempio, sono comparsi articoli sull’innalzamento del prezzo delle sistemazioni, sulle difficoltà delle autorità locali nell’affrontare gli arrivi e, infine, anche sulle emergenze sanitarie che si sono create nelle comunità del territorio.

L’evidenza di alcuni errori giornalistici di giudizio contro i rifugiati può essere rintracciata in alcuni pezzi. Ad esempio, ho riscontrato un articolo in cui – nonostante le affermazioni completamente contrarie dei medici – il giornale ha sostenuto che i greci avrebbero dovuto preoccuparsi di possibili malattie ed epidemie infettive portate dai rifugiati. Altri articoli pubblicati da Kathimerini sottolineavano la frustrazione delle comunità locali per via del degrado delle aree usate dai migranti come rifugi temporanei, fornendo dichiarazioni di diversi proprietari di bar che lamentavano di aver perso tutti i loro clienti o della cittadinanza in generale che si diceva invece timorosa di camminare per strada di notte.

Aylan Kurdi
A settembre, invece la Grecia è andata alle urne per la seconda volta in nove mesi. In quel periodo il Paese era appena sopravvissuto a un referendum che aveva diviso fortemente la popolazione e allo stesso tempo faticava a far fronte ai controlli finanziari. All’inizio del mese, l’annegamento di Aylan Kurdi e la foto del suo corpo senza vita sono stati dei catalizzatori per la crescita, nei media greci, del numero di articoli sulla crisi migratoria. Nel caso dell’Efimerida ton Syntakton, ad esempio, la foto di Aylan è finita in prima pagina, per poi ricomparire all’interno affiancata dal titolo “Questa è la vostra Europa”.

Dopo questa disgrazia, il numero di articoli pubblicati dal giornale di sinistra su temi nazionali contraddistinti da un approccio umanitario è praticamente quadruplicato rispetto a quello rilevabile nel mese di giugno. Il quotidiano ha poi proseguito per tutto il mese a trattare della crisi in maniera commossa e simpatetica con la stessa intensità. I pezzi umanitari erano perlopiù focalizzati sui viaggi dei migranti e sul modo in cui venivano trattati dalle autorità, sulle loro condizioni di vita e sulle loro emozioni, sui volontari che li aiutavano e sulle ingiustizie di cui erano vittime (spesso con con connotati razzisti e di sfruttamento), dando ai rifugiati una voce per descrivere quello che avevano passato. Aylan è diventato in breve un punto di riferimento per il giornale, che al ripetersi di tragedie simili ha usato titoli come “Quattro altri Aylan”.

Al contrario, il giornale conservatore Kathimerini ha scelto di non pubblicare le foto di Aylan in prima pagina. Un atteggiamento simile a quanto riscontrato anche nelle omologhe testate polacche, ceche, lituane e ucraine, come dimostrato dalla recente analisi dell’Ejo. Tuttavia, un articolo nelle pagine interne del Kathimerini presentava la prima pagina di un giornale straniero all’interno della quale figurava la foto di Aylan. Quest’attitudine incoerente è stata spiegata in un altro pezzo del giornale, in cui due giornalisti della testata dibattevano sulla necessità di pubblicare o meno la foto. Il giornalista a sfavore ha affermato che la pubblicazione avrebbe potuto nutrire una curiosità morbosa e che il messaggio potente che le immagini potevano veicolare era stato già cancellato dal suo continuo apparire sui social media.

Dalla morte di Aylan, rispetto a giugno, i riferimenti alla crisi dei rifugiati sono duplicati tra le notizie pubblicate da Kathimerini, anche se la mia ricerca non ha evidenziato particolari cambiamenti nell’approccio alla questione. La maggior parte delle storie umanitarie e nazionali, con la rilevante eccezione di alcuni articoli simpatetici, è stata infatti negativa nei confronti dei rifugiati. Questi includevano reportage che descrivevano le paure su un potenziale calo del turismo sulle isole, oltre a proteste e preoccupazioni sui costi derivanti dall’ospitare migranti e rifugiati.

Gli articoli sull’Europa provocano reazioni contrastanti
La reintroduzione dei controlli ai confini in Germania (13 settembre) e il summit Europeo per la cooperazione tra nazioni (23 settembre) hanno provocato reazioni contrastanti nella stampa greca. L’analisi degli articoli di tema europeo di Efimerida ton Syntakton, ad esempio, ha rivelato un atteggiamento decisamente negativo verso le politiche dei paesi europei nei confronti dei rifugiati.

Gli articoli del giornale di sinistra hanno accusato direttamente l’Unione europea di ipocrisia, imputandole un totale fallimento nel cercare di affrontare la crisi dell’immigrazione. La decisione presa nel summit europeo sulla ricollocazione dei rifugiati è stata invece derisa dal giornale, mentre l’Unione è stata accusata di giocare con le vite delle persone. Il giornale di destra Kathimerini ha scelto invece un approccio più neutrale. I suoi pezzi connessi alla Ue, per lo più, hanno infatti riportato statistiche indicanti i modi in cui l’Europa stava cercando di gestire le ondate di migranti e nel caso del summit del 23 settembre, invece, ha adottato una posizione più positiva, affermando che la Grecia sarebbe stata capace di trasferire più rifugiati dopo che l’Ungheria si è ritirata dal programma.

Secondo l’ultimo report dell’Unhcr, la Grecia è di gran lunga il più grande singolo punto d’entrata per nuovi arrivi dal mare nel Mediterraneo e finora oltre 660mila migranti e rifugiati sono arrivati in Grecia. Dietro questi numeri spaventosi ci sono persone che lottano per scappare dalla guerra e cercare di costruire un futuro migliore per le proprie famiglie. Queste persone hanno storie da raccontare e l’Europa deve essere capace di ascoltare attentamente se vuole fornire una soluzione praticabile per loro e per i cittadini. I media stranieri di tutto il mondo stanno coprendo questa crisi con corrispondenti ed esperti. Anche i giornali greci devono essere  attivi e presenti in questo momento critico della storia e farebbero meglio a raccontare gli avvenimenti in maniera onesta e attendibile.

Per approfondire:
Come i giornali europei hanno trattato la crisi dei migranti, di EJO
Come il crowdsourcing può raccontare la crisi dei migranti, di Emanuele Amighetti
Rappresentare la crisi dei migranti, di Emanuele Amighetti
Cosa suscita davvero l’empatia dei lettori?, di Scott Maier
Una foto troppo bella per essere autentica?, di Marcello Foa

Articolo tradotto dall’originale inglese da Alessandro Oliva

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