Sulle tracce della propaganda in Ucraina

18 luglio 2014 • Digitale, Etica e Qualità • by

Gli incorreggibili ottimisti ora sicuramente diranno che, una volta di più, Internet risolve da sé i problemi che produce. Per contrastare l’incontrollabile dilagare di notizie false, bufale e propaganda, che in Rete si diffondono spesso alla velocità della luce, negli ultimi anni si sono formati in vari luoghi dei siti Web dedicati al fact-checking che tentano di rendere giustizia alla verità.

StopFake, uno dei progetti più recenti e allo stesso tempo quello attualmente più interessante, è stato lanciato dalla Mohyla School of Journalism a Kiev in Ucraina (dove ha sede anche l’Ejo ucraino, ndr), quindi per così dire nel centro del tornado propagandistico con cui il Cremlino intende abbattere il suo vicino ucraino. Docenti e studenti si sono uniti per svelare insieme le notizie fasulle e le menzogne della cronaca mediatica e il focus delle attività è al momento incentrato sui media russi comandati da Mosca, ma anche lo stesso governo ucraino e altri attori sono, se necessario, nel mirino dei fact-checkers.

StopFake è disponibile in russo e in inglese e lavora già a pieno regime: solo nel loro rapporto settimanale più recente, i responsabili del sito hanno svelato, per esempio, come la rete Russia Today avrebbe erroneamente accusato l’esercito ucraino di uccidere la sua stessa gente e che soldati, ormai stanchi e sfaldati, stessero disertando in massa. Russia 1, invece, avrebbe fatto ripetuto uso di Mariya Tsyko, un’attrice professionista di una certa fama, che “testimonierebbe” ogni volta da un altro luogo in veste di “residente locale”, riferendo di presunte atrocità commesse da parte dell’esercito ucraino nei confronti della popolazione civile. Sul Web circolavano anche diverse fotografie di bambini deceduti, apparentemente vittime di operazioni ucraine anti-terrorismo. Una di queste immagini ritrae una bambina di dieci anni, deceduta, come è stato dimostrato, molto tempo prima in un incidente.

StopFake è interattivo e gli utenti sono esortati a contribuire all’identificazione di notizie false e anche istruiti su come farlo. I gestori sperano in donazioni tramite crowdfunding per finanziare le loro attività: in pochissimo tempo, il sito ha raccolto in questo modo 8mila dollari, anche se il progetto viene realizzato primariamente attraverso l’impegno volontario dei partecipanti. Ogni settimana, StopFake presenta anche una video-newscast (finora solo in russo), che smaschera le più gravi menzogne della propaganda.

“Molte persone già non guardano più con attenzione”, ha dichiarato Margo Contar, una delle promotrici, a Tagesspiegel. “Con le notizie false che circolano, si sentono confermate ulteriormente nelle loro opinioni e diffondono velocemente queste notizie con un click. Chiaramente questo è molto più comodo che mettere in discussione le proprie posizioni in modo critico”. A questo si aggiunge che nelle redazioni dei mass media ci sono sempre meno corrispondenti dall’estero, che parlano la relativa lingua nazionale, conoscono il luogo e vi indagano; e i pochi rimasti non vengono inviati nelle zone di guerra.

Laddove mancano i giornalisti professionisti ad agire da filtro e come controllori del flusso di notizie, e quindi non possono verificare la veridicità della propaganda governativa e di altre segnalazioni, Internet e i social network possono diventare sempre di più dei diffusori di sporcizia e rumore.

 Per questo motivo è sicuramente esemplare che una rinomata scuola di giornalismo scenda in campo e prenda in esame gli avvenimenti quotidiani, per insegnare ai propri allievi e non solo ciò che è da sempre il fondamento indiscusso dell’attività giornalistica: la verifica dei fatti. Se sotto alle condizioni di lavoro del giornalismo, in rapido cambiamento e diventate più difficili, c’è ancora qualcosa che resterà rilevante anche in futuro per la preparazione al mestiere, allora è certamente proprio questa funzione di verifica e delucidazione.

Il progetto conta già 1,5 milioni di visitatori al mese, circa 30mila fan su Facebook, 10mila follower su Twitter, e questo nel giro di poche settimane, poiché StopFake è stato fondato appena a inizio marzo 2014. Ciononostante tutto ciò non è altro che un fuoco di paglia. Contro le legioni di troll e altri “collaboratori indipendenti” che si schierano con il regime di Putin nella migliore tradizione leninista-staliniana, è difficile attendersi un effetto davvero determinante da organizzazioni non profit come StopFake, specialmente perché i troll di regime imperversano nel frattempo anche nei commenti alle attività del sito stesso, con l’intento di insinuare dubbi rispetto alla serietà del progetto.

Comunque, è bene registrare la diffusione a livello mondiale di ciò che ha avuto il suo inizio nel mondo anglosassone con siti Web come Truthteller, Politifact, Factcheck e Fullfact. Ai politici e ai detentori del potere si rende la vita un poco più difficile. Di recente, a una conferenza internazionale organizzata dall’istituto americano Poynter assieme alla London School of Economics, si sono incontrati attivisti provenienti da 21 paesi tra cui Argentina, Australia, Italia, Serbia e Sudafrica. Essa era volta anche a stabilire una collaborazione più stretta tra le varie organizzazioni fact-checking a livello mondiale.

Margo Gontar ha dichiarato di essersi sentita molto sola nella sua causa prima del convegno, mentre ora sarebbe collegata con tanti altri e che questo le infonderebbe coraggio. I fact-checkers con i loro siti Web riescono almeno in questo: tengono d’occhio autocrati come Putin ed Erdogan, non permettendo più loro di mentire spudoratamente senza essere contestati.

Articolo pubblicato originariamente su Die Furche il 4 luglio 2014. Traduzione dall’originale tedesco di Georgia Ertz

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