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	<title>EJO - European Journalism Observatory</title>
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		<title>Un decalogo hacker per giornalisti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Philip Di Salvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e Qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Ziccardi]]></category>
		<category><![CDATA[hacker]]></category>
		<category><![CDATA[wikileaks]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lavoro del giornalista necessita spesso di segretezza. Proteggere una fonte, mettere al sicuro informazioni e coprire un&#8217;inchiesta prima della sua pubblicazione sono attività comuni per chi si occupa di giornalismo investigativo. La storia dell&#8217;informazione è fatta anche di discrezione e a volte misteri: i Pentagon Paper, lo scandalo Watergate fino al più recente lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="https://mail.google.com/mail/u/0/?ui=2&amp;ik=d262497b4a&amp;view=att&amp;th=1374848ec50b3068&amp;attid=0.0.1&amp;disp=emb&amp;zw&amp;atsh=1" alt="" width="248" height="354" />Il lavoro del giornalista necessita spesso di segretezza. Proteggere una fonte, mettere al sicuro informazioni e coprire un&#8217;inchiesta prima della sua pubblicazione sono attività comuni per chi si occupa di giornalismo investigativo. La storia dell&#8217;informazione è fatta anche di discrezione e a volte misteri: i <a href="mailto:http://en.wikipedia.org/wiki/Pentagon_Papers">Pentagon Paper</a>, lo scandalo <a href="mailto:http://en.wikipedia.org/wiki/Watergate">Watergate</a> fino al più recente lavoro redazionale svolto nel &#8220;bunker&#8221; della redazione del Guardian per preparare la pubblicazione dei <a href="mailto:http://en.wikipedia.org/wiki/United_States_diplomatic_cables_leak">cablo di WikiLeaks</a> sono stati possibili anche perché i giornalisti coinvolti hanno potuto lavorare con i dovuti accorgimenti di sicurezza per proteggere il loro lavoro da intrusioni. Ma nell&#8217;era della Rete è ancora possibile mantenere un livello sufficiente di segretezza o il giornalismo e le campagne degli attivisti sono in costante pericolo per via delle insidie poste dal Web? In una recente panel discussion di <a href="http://re-publica.de/12/">re:publica</a>, l&#8217;appuntamento berlinese dell&#8217;anno, il più importante in Germania, dedicato a censura, Internet e hacking, <a href="mailto:https://twitter.com/%23!/ioerror">Jacob Appelbaum</a> e il cyber-attivista <a href="mailto:http://twitter.com/%23!/dmytri">Dmytri Kleiner</a> <a href="mailto:http://daily.wired.it/news/internet/2012/05/04/re-publica-appelbaum-kleiner-rete-privacy-69421.html">hanno discusso</a> di come Internet sia divenuto un luogo in cui la sorveglianza sulle comunicazioni si è fatta sempre più stretta per via della tecnologia disponibile e della mutazione del Www stesso, oggi privatizzato e controllato da grandi corporation affamate di dati sensibili dei loro utenti. Ovviamente, a essere più a rischio sono proprio quelle persone che operano sulla Rete e che si occupano di informazione o attivismo politico. I casi di <a href="mailto:http://it.ejo.ch/5926/etica/google-oscura-22-siti-in-india">censura</a> in paesi poco o per nulla democratici sono noti e sempre più diffusi, insieme alle <a href="mailto:http://it.ejo.ch/6368/liberta-di-stampa-2/censura-e-blocco-della-rete-non-dimentichiamo-liran">incarcerazioni</a> di dissidenti che si sono esposti troppo in Rete.</p>
<p><span id="more-6594"></span>Come proteggersi, quindi? A questa domanda ha dato risposta <a href="mailto:http://www.ziccardi.org/">Giovanni Ziccardi</a>, giornalista, docente e scrittore che ha pubblicato Il giornalista hacker, un ebook gratuito (si trova in molti store online, o <a href="mailto:http://blog.marsilioeditori.it/2012/04/24/ebook-gratis-il-giornalista-hacker/">qui</a>) edito da <a href="mailto:http://www.marsilioeditori.it/">Marsilio</a> che vuole essere una guida minima all&#8217;<a href="mailto:http://it.wikipedia.org/wiki/Hacking">hacking</a> per giornalisti fornendo alcune nozioni base utili per rendere sicure le proprie attività in Rete. Nel volume, che è stato presentato al Festival del Giornalismo di Perugia, Ziccardi fornisce un decalogo di buone pratiche: crittografia, anonimato, cancellazione di dati, applicazioni portable, software come <a href="mailto:https://tails.boum.org/">TAILS</a> e hardware come i firewall che dal mondo dell&#8217;hacking possono tornare utili anche ai giornalisti. I file sono al sicuro? I recapiti di fonti sensibili sono sufficientemente protetti sul nostro hard disk? Ecco come cifrare dei dati per renderli inutilizzabili in caso di furto o intrusione: usando <a href="mailto:http://www.truecrypt.org/">TrueCrypt</a>, un software che crea delle chiavi per cifrare hard disk o chiavette Usb.</p>
<p>Ma l&#8217;esempio forse più preciso riguarda la possibilità di navigare in Rete nel completo anonimato senza esporsi al rischio di essere tracciati: Ziccardi fornisce una buona introduzione a <a href="mailto:https://www.torproject.org/">Tor</a>, il software ideato proprio da Jacob Appelbaum, che in modo molto intuitivo garantisce una connessione sicura a prova di intrusioni esterne. Ziccardi nella sua Piccola guida per un uso sicuro e consapevole della tecnologia espone in modo semplice e sintetico concetti che potrebbero, almeno sulla carta, spaventare i lettori: nel volume digitale non ci sono tecnicismi eccessivi e il testo risulta accessibile anche per chi a malapena mastica le basi dell&#8217;html, rendendolo un efficace bignami per un primo approccio alla materia.</p>
<p>È lo stesso Ziccardi, infatti, a suggerire un metodo: come l&#8217;hacking e la programmazione informatica sono sfide costanti al miglioramento di competenze, allo stesso modo il libro vuole essere un percorso verso l&#8217;accrescimento della consapevolezza tecnologica e non un manuale. Un buon punto di partenza per cercare di superare quel gap che spesso caratterizza i giornalisti: non riuscire ad affiancare alla competenza professionale e deontologica, una precisa conoscenza degli strumenti, anche quelli di utilizzo quotidiano.</p>
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		<title>Investire sui giovani</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 12:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Brunati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dare più spazio ai giovani nelle redazioni, più attenzione  ai contenuti loro dedicati potrebbe rappresentare una formula vincente per i quotidiani, confrontati con sempre meno copie cartacee vendute e con un calo d’interesse da parte delle nuove generazioni. È quanto suggerisce il risultato di una ricerca preliminare pubblicata nel Newspaper Research Journal (Nr. 1/Inverno 2011), che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Giovani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6588" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Giovani" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Giovani-300x300.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a><strong>Dare più spazio ai giovani nelle redazioni, più attenzione  ai contenuti loro dedicati potrebbe rappresentare una formula vincente per i quotidiani, confrontati con sempre meno copie cartacee vendute e con un calo d’interesse da parte delle nuove generazioni.</strong></p>
<p>È quanto suggerisce il risultato di una ricerca preliminare pubblicata nel <em>Newspaper Research Journal</em> (Nr. 1/Inverno 2011), che ha interrogato 134 quotidiani locali statunitensi con una diffusione compresa prevalentemente tra le tremila e le sessantamila copie. L’obiettivo, comprendere quali siano le strategie adottate per far fronte alla costante diminuzione di lettori, in particolare nel pubblico più giovane, e su quali conviene investire maggiormente. Agli editori dei quotidiani è stato chiesto di rispondere, tramite questionario, a domande inerenti i contenuti indirizzati ai giovani, lo staff impiegato, le risorse finanziare messe a disposizione, la strategia adottata e l’andamento delle vendite.</p>
<p>Più della metà dei partecipanti al sondaggio (il 57%) ha risposto di includere, nel target, sia bambini che adolescenti; un quarto di loro ha dichiarato di avere uno staff dedicatovi per l’edizione cartacea e il 42% di avere uno staff appositamente impiegato nell’edizione online. Non più di uno su quattro i quotidiani che avevano assunto giovani allo scopo di produrre contenuti indirizzati ai loro coetanei; giovani redattori prevalentemente impiegati nell’edizione su web. Ad essere assunti ragazzi di età media di 17 anni, in molti casi non remunerati.</p>
<p><span id="more-6585"></span>Secondo la ricerca i risultati di questa strategia si dimostrano visibili unicamente nella versione online, con il 56% degli intervistati che dichiara di avere appurato un aumento significativo dell’audience più giovane, e solo l’8% ad averlo constatato in rapporto alla versione stampata. È infatti sul web che la quasi totalità dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di puntare, sottolineando la necessità e l’importanza di Internet per attrarre questa fetta di pubblico. C’è anche chi puntualizza, tuttavia, che l’unico modo per non perdere completamente i lettori del cartaceo, in futuro, è proprio quello di dare spazio ai contenuti dedicati ai più giovani.</p>
<p>Una strategia che è anche una tradizione negli Stati Uniti, consolidatasi durante la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, dove sezioni specifiche sono andate creandosi sotto la spinta di due obiettivi: coltivare nei giovani lettori, adulti di domani, l’abitudine e l’interesse nei confronti dei quotidiani e creare nel contempo una sorta di nicchia dove fare incontrare i loro interessi con quelli degli investitori pubblicitari.</p>
<p>È quindi un’operazione che guarda lontano e che punta ad avvicinare i giovani alla lettura del giornale come a ridurne l’allontanamento, aprendo anche degli spiragli in merito al calo della raccolta pubblicitaria. Per la maggior parte degli intervistati (il 60%) le entrate legate agli spazi pubblicitari indirizzati al target giovane non erano sufficienti a coprire i costi di produzione dei contenuti; tuttavia, per il 20% degli intervistati permettevano di raggiungere il pareggio e per alcuni anche un guadagno (11%). In questo senso il dato più interessante della ricerca è che il 65% dei proventi proveniva da investitori locali, fatto che suggerisce &#8211; seppur nei limiti di un sondaggio effettuato su scala ridotta &#8211; l’esistenza di una base solida sulla quale vale la pena continuare ad investire.</p>
<p><em><strong><span style="color: #888888;">Fonte: Geoffrey M. Graybeal. 2011. Newspapers Publish Less in Print; Focus on Web to Attract Young Readers. Newspaper Research Journal 32(1): 90-99</span></strong></em></p>
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		<title>La Corte libera il blog</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e Qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
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		<category><![CDATA[Paola Severino]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ l’editoriale in veste digitale, è la voce dei territori oppure quella fuori dal coro. O ancora è lo strumento di punta per il giornale digitale globale (vedi alla voce Huffington Post). Si presta ai contesti più svariati, si incastona nelle pagine online dei giornali mainstream ma si trova al suo posto anche in quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://losmercadosfinancieros.es/analisis-blogosfera-dow-jones-e-inditex.html"><img class="alignleft size-medium wp-image-6582" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Foto di Los Mercados Financieros.es, Ricardo Gonzalez" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/blogosphere1-300x228.jpg" alt="" width="240" height="182" /></a>E’ l’editoriale in veste digitale, è la voce dei territori oppure quella fuori dal coro. O ancora è lo strumento di punta per il giornale digitale globale (vedi <a href="http://it.ejo.ch/5171/nuovi-media/huffpost-cronistoria-di-un-successo">alla voce Huffington Post</a>). Si presta ai contesti più svariati, si incastona nelle pagine online dei giornali mainstream ma si trova al suo posto anche in quelli di nicchia o anche senza nessun cappello sulla testata. Che lo si dica giornalismo oppure no, c’è sempre lui sotto tutte queste vesti: è il blog. Uno strumento nato libero assieme alla libera rete e che più di una volta, nelle fasi evolutive del world wide web, ha rischiato di finire intrappolato in qualche groviglio legislativo. Durante l’autunno 2011, sul finire del governo Berlusconi, si era tornati a discutere dell’obbligo di rettifica anche per i blogger, con tempi rapidi o altrimenti una sanzione pecuniaria. Era la disposizione soprannominata “ammazza-blog”. Questa primavera e a governo cambiato, il ministro della Giustizia Paola Severino ha rilanciato la necessità di regolamentare la blogosfera ammiccando di nuovo all’ipotesi di rettifica obbligatoria.</p>
<p><span id="more-6577"></span>In un contesto tecnologico ed editoriale che non può fare a meno di mutare, la tensione tra libera sperimentazione e rigida regolamentazione produce la ricerca di un equilibrio. E come avvenne per la televisione in Italia, anche per ciò che riguarda il blog, se la tecnologia e la pratica vanno più veloci della legge, è la giurisprudenza a tentare di compensare le distanze. Anche in questo caso, infatti, è la Corte di Cassazione a mettere qualche punto fermo nella miriade delle ipotesi e delle interpretazioni. La stella polare appuntata il 10 maggio nel firmamento dell’informazione dice che il blog non ha obbligo di registrazione in tribunale. Una sentenza che ribalta la valutazione del tribunale di Modica e la sentenza d’appello. Protagonista della contesa giuridica che si è protratta per circa sette anni è lo storico, giornalista e saggista siciliano Carlo Ruta. Una voce impegnata contro la mafia, la sua, e che ha resistito a minacce, pressioni, denunce.  Ma laddove le pressioni illecite non sono riuscite, è arrivato per uno strano paradosso lo Stato, il che ricorda <a href="http://it.ejo.ch/6503/giornalismo-sui-media/frequenze-tv-i-dubbi-ancora-sul-tavolo">le ultime vicende della siciliana Telejato</a>. Il blog <em>accaddeinsicilia.net</em> è stato oscurato non perché la voce di Ruta si sia affievolita a causa delle minacce, ma perché stando a quanto ha sentenziato il tribunale di Modica nel 2008 in primo grado, il blogger era colpevole di stampa clandestina.</p>
<p>L’appiglio giuridico era la legge sulla stampa, ovvero la n.47 dell’8 febbraio 1948, la quale stabilisce che nessun giornale o periodico possa essere pubblicato senza venir prima registrato in tribunale. Una norma, questa del dopoguerra tuttora in vigore, che è stata dichiarata estensibile anche ai prodotti editoriali telematici da una più recente norma del 2001, la numero 62. Ma questa legge sull’editoria del 2001 lascia di fatto aperte le interpretazioni, al punto che un esperto del settore come Guido Scorza non ha esitato a sottolineare come in virtù di questa <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=331">“da un giorno all&#8217;altro l&#8217;intera Rete avrebbe potuto essere ritenuta clandestina”</a>. L’interpretazione della legge adottata con la sentenza di Modica ha fatto scalpore, suscitando massicce reazioni di blogger, cultori e frequentatori della rete, oltre che un certo sconcerto suggerito dal ritorno dopo trent’anni di una condanna per stampa clandestina. Il sito <a href="http://www.censurati.it/">Censurati.it</a> aveva definito la sentenza “oscurantista” e lanciando una petizione chiamava a raccolta “le realtà delle reti, le sedi dell&#8217;informazione, le espressioni del paese civile” perché ”rispondessero con la massima determinazione&#8221;. La condanna è stata però confermata dalla prima sezione penale della Corte d’appello di Catania a fine maggio 2011. Anche in appello quindi la giustizia sembrava dar ragione al procuratore ragusano Agostino Fera, dichiaratosi parte lesa nel processo e che si riteneva danneggiato dai post di Ruta. Nel frattempo, per il mondo dell’opinione e dell’informazione online si presagiva un profondo scompiglio: se il blog dello scrittore siciliano era clandestino perché a tutti gli effetti paragonabile a titolo di legge a un quotidiano cartaceo, allora tanti altri blog si sarebbero trovati nella medesima condizione di illegalità.</p>
<p>Ma la sentenza d’appello, che l’avvocato di Ruta Giuseppe Arnone aveva attaccato come “gravemente illiberale”, viene ribaltata un anno dopo dalla Corte di Cassazione. Arriviamo così al 10 maggio 2012. Il giudizio di legittimità della Corte stabilisce che un blog, pur se afferibile alla categoria informativa, non sia affatto tenuto a registrarsi in tribunale. L’unica eccezione si riscontrerebbe in quei casi in cui vengono percepiti finanziamenti pubblici. Il reato di stampa clandestina quindi non riguarda affatto Ruta né gli altri blogger con storie analoghe alle sue. Il protagonista della vicenda ha esultato per una sentenza che ritiene “determinante per il destino della comunicazione in rete, e che ripaga i sacrifici fatti e l’impegno di tutti”.  “D’ora in poi possiamo dirci davvero più liberi”, ha annunciato. Ma all’entusiasmo per questa sentenza fa seguito anche una certa cautela se si considera nel suo complesso la storia tormentata del blog. Il giurista Scorza ad esempio <a href="http://blog.wired.it/lawandtech/2012/05/10/%E2%80%9Cblog-clandestini%E2%80%9D-addio.html">fa notare che</a> “in un Paese civile e moderno, non possono essere necessari quattro anni perché un Giudice scriva l’ovvio in una Sentenza”.</p>
<p>All’amarezza sui tempi lunghi si aggiunge poi la necessità di dare forza alla posizione già espressa con la sentenza. Articolo 21 per voce di Giuseppe Giulietti <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/media/15311_la-cassazione-i-blog-non-sono-stampa-clandestina.htm">dichiara infatti che</a> “per evitare qualsiasi equivoco, anche per il futuro, in occasione della ridefinizione della legge sull&#8217;editoria annnunciata proprio in questi giorni dal sottosegretario Peluffo presenteremo insieme a Vincenzo Vita provvedimenti abrogativi specifici, e anche tali da evitare che qualche altro magistrato possa essere indotto in tentazione in futuro”.</p>
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		<title>Avanzano le donne nel servizio pubblico radiotelevisivo svizzero</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natascha Fioretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo sui Media]]></category>

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		<description><![CDATA[per.corsi, aprile 2012 Intervista a Krysia Bynek, referente Pari Opportunità RSI e a Nelly Valsangiacomo, Responsabile per l&#8217;Università di Losanna del progetto di ricerca nazionale &#8220;Uguaglianza dei sessi: un&#8217;idea svizzera? Pari opportunità nella SSR dal 1980 ad oggi&#8221; A guidare il New York Times in un momento critico e difficile per il settore della carta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #888888;"><strong><a href="http://www.corsi-rsi.ch/jahia/Jahia/corsi/site/corsi/cache/offonce/pid/445?cnid=4576">per.corsi</a>, aprile 2012</strong></span></p>
<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://media-public.pmm.rtsi.ch/media/object/rtsi/b737986c-b221-449e-9119-17fe1eafd9f5?width=460&amp;height=460" alt="" width="258" height="172" />Intervista a Krysia Bynek, referente Pari Opportunità RSI e a Nelly Valsangiacomo, Responsabile per l&#8217;Università di Losanna del progetto di ricerca nazionale &#8220;Uguaglianza dei sessi: un&#8217;idea svizzera? Pari opportunità nella SSR dal 1980 ad oggi&#8221;</strong></p>
<p>A guidare il <em>New York Times</em> in un momento critico e difficile per il settore della carta stampata è stata designata una donna, Jill Abramson. Ai vertici della Bbc per fine anno all’attuale Mark Thompson molto probabilmente succederà una donna, sarebbe le prima nella storia dell’emittente pubblica inglese. Alle nostre latitudini, facendo le dovute proporzioni, c’è un esempio recente, quello della nomina di Prisca Dindo a capo del sito del <em>Corriere del Ticino</em>. Proporzioni a parte, la nomina è di per sé importante perché secondo quanto pubblicato in un recente articolo proprio dal <em>CdT</em> (“Il potere è ancora maschio”) nel settore della carta stampata ticinese le donne nelle redazioni sono ancora una netta minoranza rispetto agli uomini.</p>
<p><span id="more-6553"></span>Al CdT su 50 giornalisti 6 sono donne, alla Regione su 43 giornalisti 7 e al <em>Giornale del Popolo</em> sempre 7 su un totale di 30 giornalisti. Dunque se da un lato qualche cosa sta cambiando nel panorama dell’informazione e dei media, dall’altro è anche vero che molto c’è ancora da fare e che, seppur in passato molte conquiste importanti sono state fatte, oggi per le donne non è tempo di stare sedute sugli allori o di pensare di poter vivere di rendita. In Italia si stanno muovendo diversi movimenti femminili e blog di informazione e di opinione. In Inghilterra di recente diverse associazioni femminili si sono unite denunciando un marcato sessismo da parte della stampa britannica. Forse è proprio per questo che il Guardian nella sua versione online ha deciso di distinguersi dedicando invece un’intera sezione alle donne declinata per tematiche specifiche “pari opportunità”,“femminismo”, “questioni di genere”“donne e politica”. E in effetti i fronti sui quali oggi ci si muove con tutte le diverse specifiche a seconda dei paesi sono, da un lato, la promozione, il raggiungimento e la salvaguardia delle pari opportunità all’interno delle aziende mediatiche, dall’altra la battaglia per una corretta rappresentazione e comunicazione del femminile nei vari programmi che sia libera da stereotipi di genere e non offensiva nei confronti delle donne. E se una politica che promuove le pari opportunità e dunque un “diversity management” è auspicabile per tutte le aziende, in qualunque settore e a qualsiasi livello, lo è in particolare per il servizio pubblico televisivo che di questo dovrebbe farne una sua missione.</p>
<p>E allora vediamo la politica e le attività che la Srg Ssr porta avanti e come questa si traduce e si caratterizza in particolare  nel Canton Ticino e nella Rsi. Partiamo da qualche numero per vedere subito come le donne sono rappresentate e a quali livelli: tra i collaboratori con un contratto fisso e a tempo indeterminato, le donne fino al 2010 costituivano il 37%. Tra I quadri, uno su cinque è di sesso femminile, quota che poche aziende pubbliche e private della Svizzera italiana oggi possono vantare. Del Comitato direttivo Rsi inoltre fanno parte tre donne su un totale di 10 membri. Per quanto riguarda invece la ripartizione tra i sessi, considerando tutto il personale Rsi, prevale la popolazione maschile (63.6%) rispetto a quella femminile (36.4%). L’elevato bisogno di professioni tecniche, rappresentate nel mercato del lavoro per lo più da uomini, fa sì che le donne siano percentualmente sottorappresentate in Rsi. Infatti, solo 48 donne su 320 collaboratori (15% donne, 85% uomini) lavorano al Dipartimento produzione. Le donne sono sottorappresentate anche nel Dipartimento sport.  Cresce la proporzione di donne con funzioni di conduzione e con il 20% tocca la quota più alta mai raggiunta in Rsi. Un quadro che per poter meglio interpretare e conoscere abbiamo arricchito facendo qualche domanda a chi di pari opportunità si occupa da tempo in Rsi, Krysia Binek, e a chi invece con interesse dal di fuori studia e verifica quanto succede all’interno del servizio pubblico radiotelevisivo nazionale attraverso un progetto di ricerca attualmente in corso d’opera promosso da un programma nazionale del Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca sulla parità tra uomini e donne (Pnr 60) dal titolo &#8220;Uguaglianza dei sessi: un&#8217;idea svizzera? Pari opportunità nella Ssr dal 1980 ad oggi&#8221;. L’idea alla base del progetto è quella di analizzare contemporaneamente come i media presentano il tema nei propri programmi e come applicano il principio nella propria struttura aziendale.</p>
<p><strong><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/binek.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6569" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="binek" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/binek-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Krysia Binek, referente Pari Opportunità RSI</strong></p>
<p><strong>Signora Binek, in quale misura si occupa di pari opportunità in Rsi? </strong></p>
<p><strong></strong>&#8220;La denominazione ufficiale attribuita a questo incarico è referente pari opportunità e me ne occupo con una per- centuale massima del 30%, mentre per il 70% lavoro al programma. Da dieci anni mi occupo di pari opportunità inserite in un contesto più articolato quello del “Diversity management”, cioè di come valorizzare le potenzialità al femminile, partendo dal presupposto che essere donna rappresenta un valo- re e una ricchezza nella gestione delle risorse umane, che forse vale la pena di implementare&#8221;.</p>
<p><strong>Di che cosa si occupa il Gruppo Antenna che lei coordina? </strong></p>
<p><strong></strong>&#8220;Il Gruppo Antenna (Ga), istituito dalla Direzione regionale Rsi, oltre alla sotto- scritta conta due uomini e due donne. Questo team multimediale deve monitorare la situazione e il rispetto delle pari opportunità in Azienda; ogni anno propone alla Direzione misure concrete, da realizzare poi in sinergia con l’area delle risorse umane. Misure che devono incidere su un cambio effettivo della cultura aziendale. All’inizio del nostro lavoro ci siamo avvalsi della supervisione esterna di una professionista, la dr. C. Bombelli della Wise-Growth, un’esperta di Diversity Management che da anni si occupa di queste tematiche in azienda.Tra le misure individuate nel corso degli anni, direi che la più riuscita è stata la proposta di un Coaching al femminile&#8221;.</p>
<p><strong>Che cosa è esattamente il coaching al femminile e quali sono le sue potenzialità? </strong></p>
<p><strong></strong>&#8220;Si tratta di un’opportunità unica nel suo genere a cui la direzione Rsi ha aderito subito, esprimendo la volontà dell’azienda di una maggior attenzione al fenomeno del “soffitto di vetro” che continua a penalizzare le carriere al femminile. Aziendalmente parlando e quindi da un punto di vista economico, promuovere una politica improntata sulla diversità è vantaggioso e redditizio. Il Coaching non è solo occasione di crescita personale per chi lo segue, ma è anche per l’azienda un modo di verificare se gli strumenti in vigore sono in grado di cogliere il merito là dove esiste, indipendentemente dal genere, dal colore della pelle o dall’età della persona. Come strumento formativo il Coaching si rivolge a piccoli gruppi, focalizzati sulla gestione di problematiche lavorative con le quali si è confron- tati. L’obiettivo è quello di finalizzare l’intervento a tematiche specifiche, for- nendo suggerimenti pratici, ma sostanziati da teorie di riferimento. Si tratta quindi di un percorso di apprendimen- to il più possibile personalizzato, che aiuti le persone “qui e adesso”, evitando temi non pertinenti e teorizzazioni spesso distanti dalla propria realtà professionale&#8221;.</p>
<p><strong>Perché al femminile?</strong></p>
<p>&#8220;Primo, perché storicamente le donne sono entrate relativamente tardi nel mercato del lavoro e imporsi in un mondo economico maschile non è sempre facile. Inoltre le stesse donne a volte faticano a imporsi professionalmente a causa di stereotipi e pregiudizi ancora diffusi. Declinare al femminile uno strumento formativo nasce dalla consapevolezza della diversità, che spesso porta le donne ad affrontare in modo difforme le tematiche legate al mondo del lavoro. Per alcuni un approccio di genere costituisce un pericolo di ghettizzazione. Il rischio sussiste e va preso in considerazione, ma un’azienda come la Rsi ha un piano di formazione e di sviluppo che coinvolge tutto il personale e un intervento al femminile costituisce un “di cui” che non sostituisce altre occasioni di apprendimento miste&#8221;.</p>
<p><strong>Funziona, quali sono i risultati?</strong></p>
<p>&#8220;Siamo molto soddisfatti, perché ormai siamo alla terza edizione del Coaching. Nell’ultimo, iniziato a novembre e che terminerà alla fine di marzo, alcune collaboratrici pensavano si trattasse del solito corso, ma già al secondo incontro hanno afferrato la diversa modalità dell’esercizio, apprezzando  in particolare il ruolo e l’esperienza delle coacher. Una volta concluso questo ciclo, a distanza di sei mesi segue una verifica puntuale, il “follow up”che permette di evidenziare i risultati raggiunti. A detta di tutte le collaboratrici che vi hanno partecipato in questi anni l’esperienza è stata più che positiva&#8221;.</p>
<p><strong>Altre iniziative ?</strong></p>
<p>&#8220;Il Ga sta cercando di intensificare le giornate di formazione di Diversity al maschile, rivolte non necessariamente ai quadri ma alle persone che hanno una funzione di responsabilità e a cui è affidata la conduzione di un gruppo. Tre anni fa abbiamo rivisto il regolamento aziendale sulle molestie sessuali e il mobbing, che ora ha una base legale. Tutte norme oggi accessibili facilmente in “Intranoi”, a cui si aggiungono alcune giornate formative organizzate sul tema. Non dimentichiamo poi i 10 anni da poco compiuti dall’Oasi della gioia, l’asilo nido Rsi, che è un must per eccellenza visto che siamo l’unica unità aziendale Srg Ssr a disporre di una struttura simile anche se ci sono voluti quasi vent’anni per concretizzare que- sta misura&#8230;L’Oasi della gioia è stato tra i primi nidi per l’infanzia aziendali aperti nella Svizzera italiana, è una realtà che continua a essere un model- lo, da noi come all’estero.</p>
<p>&#8230; Tre anni fa è stata aperta anche una sezione neonati dai 3-4 mesi. Una realizzazione che si è rivelata una delle misure vincenti della stra- tegia Rsi, per conciliare responsabilità famigliari e professionali&#8221;.</p>
<p><strong>Progetti per il futuro?</strong></p>
<p>&#8220;Il mio sogno sarebbe che il coaching al femminile entrasse a pieno titolo &#8211; e quindi diventi un appuntamento fisso del programma di Diversity. Certo non è semplice riunire e coordinare una dozzina di persone dalle professioni più disparate per questo tipo di formazione, ma sono convinta che da qui si debba passare.</p>
<p>Oggi è in corso una ricerca del Fondo Nazionale sulle pari opportunità in Srg Ssr, però qualche anno fa era già stato fatto qualche cosa del genere? Si, è stato un lavoro complesso, durato due anni e conclusosi nel 2010.</p>
<p>Un progetto di ricerca nazionale dal titolo “Carriere professionali eque: un’opportunità per l’azienda” che la Supsi ha condotto in tre aziende del terziario abbastanza rappresentative: Banca Stato, l’Associazione delle cliniche private ticinesi e Rsi. La ricerca si proponeva di individuare gli ostacoli impliciti ed espliciti alle carriere di donne attive sul mercato del lavoro.</p>
<p>L’ipotesi di un’influenza congiunta, sull’evoluzione dei piani di carriera, dei meccanismi organizzativi (la pianificazio- ne dei tempi di lavoro, I processi di assunzione e di promozione) e della percezione dei ruoli femminili e maschili in azienda ha guidato l’analisi. Delle tre, secondo i risultati dello studio, Rsi è sicuramente l’azienda che ha fatto e sta facendo di più. Questo ci sprona a continuare anche se la strada a volte è in salita&#8230;</p>
<p>Vedremo a quali risultati arriverà prossimamente la nuova ricerca del Fondo Nazionale&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://lnx.adrsistemi.com/salvatorelli/images/stories/convegno2010/thumbs/thumb_16_Nelly%20Valsangiacomo.JPG" alt="" width="200" height="300" />Intervista a Nelly Valsangiacomo, sulla ricerca del Fonda Nazionale Svizzero “Egalité des Sexes: une idée Suisse?</strong></p>
<p><strong>Signora Valsangiacomo, ci parli della ricerca alla quale collabora.</strong></p>
<p>&#8220;Il progetto si svolge su due piani: una collaborazione tra l’Università della Svizzera italiana per la quale il direttore del progetto è la prof. Ruth Hungerbühler e l’Università di Losanna alla quale io appartengo. Insieme abbiamo sviluppato un progetto su due livelli, uno che prevede un’analisi istituzionale e quindi verifica come dagli anni 80 a oggi la Srg ha integrato o applicato le norme di pari opportunità e come queste sono evolute, e in un secondo livello come la Srg veicola il messaggio delle pari opportunità all’interno della sua programmazione&#8221;<strong>.</strong></p>
<p><strong>Ma non era già stata fatta una ricerca simile dalla Supsi. </strong></p>
<p>&#8220;Diciamo che lo studio che è stato compiuto dalla Supsi è uno studio con un’impronta molto sociologica mentre in questo caso si tratta di uno studio con una forte valenza storica che non si basa esclusivamente  sulle inter vsite a campione ma indaga tutto il materiale archivistico a disposizione, quindi tutti i documenti che sono stati sviluppati, nel limite del possibile, perchè la Srg come azienda ha degli archivi non sempre coerenti e disponibili, in particolar modo per quanto riguarda le aziende regionali. Il nostro lavoro avviene su diversi tipi di fonti, da un lato abbiamo le fonti cosidette cartacee, con l’archivio centrale della Srg e nel limite del possibile quello che recuperiamo dalle tre aziende regionali quindi tedesca, romancia e italofona, poi lavoriamo sugli archivi sindacali e sulle interviste. Questo per quanto riguarda l’aspetto istituzionale, mentre per quanto riguar- da l’aspetto prevalentemente di programmazione, abbiamo fatto un’indagine a tappeto interrogando le teche audiovisive. L’idea è quella di verificare come è stato impostato l’archivio audiovisivo rispetto a certe parole chiave, interrogare l’archivio stesso non i programmi in quanto tali e poi fare delle campionature per capire il tipo di programmazione&#8221;.</p>
<p><strong>Avete un periodo preciso di osservazione?</strong></p>
<p>&#8220;Il periodo che ci è stato imposto dal programma generale nazionale, il Dnr 60 al quale noi aderiamo, e dunque dagli anni 80 ai giorni nostri. Noi poi però siamo rusciti a risalire un po’ più indietro nel tempo sia per l’aspetto audiovisivo ma soprattutto istituzionale, perchè evidentemente i mutamenti si sono compiuti anche tra gli anni 60 e gli anni 80: penso ad esempio a tutta la questione delle donne sposate.</p>
<p>La ricerca è in corso d’opera e terminerà nel 2013. La sensazione però che emerge rispetto alla politica Srg per le pari opportunità quale è? La questione è abbastanza complessa anche a livello istituzionale. Fino agli anni 90 esisteva soprattutto quello che veniva definito “l’eguaglianza dei sessi”, intesa come eguaglianza tra donne e uomini che poi si è trasformata in quella che sono oggi le pari opportunità nel senso più ampio del termine. Significa che all’interno delle pari opportunità non si prende più solo il parametro donne ma si prendono in considerazione tutta una serie di parametri che possono essere legati all’handicap etc. Dunque c’è uno slittamento a livello concettuale che avviene a partire dalla fine degli anni 90. In secondo luogo bisogna considerare il problema della discriminazione orizzontale e ver- ticale, perchè se da un lato si rileva un attenuamento della discriminazione orizzontale, grazie all’aumento di un numero considerevole di donne in ambiti come per esempio il giornalismo che prima era tendenzialmente più maschile, la discriminazione invece verticale, quella che concerne la posizione delle donne all’interno dei quadri dirigenti, in particolare quelle correlate non direttamente alla programmazione ma alla gestione aziendale, non lascia intuire un avanzamento in particolare del ruolo delle donne in questo campo&#8221;.</p>
<p><strong>In questa analisi c’è anche da considerare la componente dei tipi di contratto?</strong></p>
<p>&#8220;L’altro aspetto importante da considerare è che esiste un problema correlato a quelli che sono i diversi tipi di contratto: l’azienda Srg ha contratti molto diversificati. Noi purtroppo dovremmo concentrarci solo su un certo tipo di professione, ad esempio le giornaliste o tutti i quadri dirigenti, proprio per una questione di dimensione, però non va dimenticato che uno degli aspetti dietro cui spesso una discriminazione di genere si nasconde è quello legato ai tempi di lavoro e alle esternalizzazioni.</p>
<p>E per quanto riguarda l’analisi della programmazione? Fino ad ora abbiamo interrogato gli archivi chiedendoci come i documenta-risti e dunque l’azienda stessa hanno integrato all’interno degli archivi il termine pari opportunità. Secondo quello che abbiamo potuto verificare fino adesso all’interno della Rsi il termine pari opportunità, eguaglianza dei sessi o altro è poco presente. Piuttosto si privilegia il termine “donne” e quindi “donne e salute”,“donne e cultura”, “donne e violenza”, un elemento interessante perchè mostra un certo tipo di approccio alla questione. L’altro aspetto che abbiamo potuto verificare attraverso i primi grafici è appunto il fatto che negli anni 80 c’è un certo interesse per quella che è l’eguaglianza dei sessi con un picco durante gli anni 90 da mettere in correlazione anche con l’agenda politica e poi una netta diminuzione. Dagli anni 2000 in avanti i temi più diffusi rispetto a questa idea di “donne” e riguardano soprattutto l’aspetto di “donne e politica” e “donne e violenza”. L’aspetto del ruolo delle donne o della discriminazione delle donne all’interno del lavoro sembra essere stato maggiormente marginalizzato a favore invece del doppio aspet- to “donne e politica” e “donne e violenza.”</p>
<p><strong>Quale è l’interesse preponderante di questa ricerca?</strong></p>
<p>&#8220;Per noi la Srg è un’azienda esemplare perchè è presente su tutto il territorio nazionale e si definisce di servizio pubblico, quindi ci sono due elementi forti per valutare se esistono per esempio delle differenze forti tra un’azienda privata e una di servizio pubblico, per quanto concerne il ruolo delle donne all’interno dell’azienda stessa e se esistono delle differenze regionali forti, di tipo culturale o fattuale. In effetti quelle regionali sono aziende che si gestiscono parzialmente in maniera autonoma, poi dipende dai tempi perchè la Srg passa da una centralizzazione a una regionalizzazione e poi di nuovo ad una centralizzazione. L’altro aspetto interessante che abbiamo integrato è quello sindacale, cioè come tra i par- tner sociali hanno o non hanno trattato l’aspetto delle donne e dell’uguaglianza di genere e se esistono delle differenze&#8221;.</p>
<p><strong>È importante avere una referente pari opportunità?</strong></p>
<p>&#8220;Il problema di fondo una volta che si nomina un delegato alle pari opportunità è capire quanto tempo ha a disposizione, quale e quanto è il suo margine di manovra e anche quale è in effetti la sua formazione perchè molto spesso questi delegati non hanno delle formazioni specifiche o hanno delle formazioni più di tipo culturale che non correlate al mondo del lavoro. Parlando della Srg quello che noi vediamo è che il programma di promozione delle donne che si è sviluppato teoricamente negli anni 90, accettato a suo tempo e composto di 21 principi e proposte con una organizzazione di delegate alle pari opportunità nelle varie regioni è stato poi smantellato in pochi anni. Si vede come esistono delle difficoltà all’interno di questa azienda, ma anche di altre, in una continuità del messaggio, del lavoro per cui evidente- mente la società cambia, le aziende, le donne sono più presenti però bisogna vedere come queste aziende reagiscono. Io le posso dire che quando abbiamo lanciato il progetto, un membro delle risorse umane o della direzione, per altro la Srg è stata molto gentile perchè ci ha messo a disposizione quanto possibile, ci ha risposto che il problema delle pari opportunità all’interno della Srg non sussisteva&#8221;.</p>
<p><span style="color: #888888;"><strong>Link al sito della CORSI dove potete scaricare il file in <a href="http://www.corsi-rsi.ch/jahia/Jahia/corsi/site/corsi/cache/offonce/pid/445?cnid=4576"><span style="color: #888888;">pdf di per.corsi</span></a></strong></span></p>
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		<title>La ricetta del Financial Times:specializzazione e valore dei contenuti</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 06:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa settimana la disamina delle strategie di alcune delle principali testate giornalistiche riguarda un giornale non generalista: Il Financial Times, scelto, anche, per confronto rispetto alla case study effettuata per Il Sole24Ore.  La testata di informazione economico-finanziaria è controllata da Pearson editore internazionale con subsidiaries in tutto il mondo, Italia compresa, che detiene marchi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/ft-app.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6564" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="ft-app" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/ft-app-300x179.jpg" alt="" width="240" height="143" /></a><strong>Questa settimana la disamina delle strategie di alcune delle principali testate giornalistiche riguarda un giornale non generalista: Il <em>Financial Times, </em>scelto, anche, per confronto rispetto alla <a href="http://it.ejo.ch/6376/nuovi-media/quanto-brilla-il-sole-digitale">case study</a> effettuata per <em>Il Sole24Ore. </em></strong></p>
<p>La testata di informazione economico-finanziaria è controllata da <a href="http://www.pearson.com/">Pearson</a> editore internazionale con subsidiaries in tutto il mondo, <a href="http://www.pearson.it/la-casa-editrice/i-nostri-marchi">Italia</a> compresa, che detiene marchi di grande notorietà nel settore editoriale (anche libri) e della formazione.</p>
<p>Per leggere il <em>Financial Times </em>bisogna sempre e comunque pagare, che si tratti della versione cartacea o delle edizioni digitali, in mobilità o sul Web, tutta l&#8217;informazione del giornale è a pagamento. Un tentativo che era stato fatto anche dal  <em>Il Sole24Ore</em> che ha dovuto prontamente fare marcia indietro sulla decisione presa.</p>
<p><span id="more-6559"></span>Il giornale ha una <a href="http://blogs.pressgazette.co.uk/wire/8661">readership</a> di oltre 2,2 milioni di lettori nel mondo e nel periodo tra il 02 gennaio ed il 01 aprile di quest&#8217;anno ha venduto mediamente 604,856 copie tra digitale e cartaceo. Viene stampato in 22 città nel mondo, l&#8217;edizione cartacea a marzo 2012 ha venduto, secondo quanto <a href="http://aboutus.ft.com/corporate-information/ft-company/#axzz1uSGUMlG0">dichiarato</a>,  una media di 319,381 copie dell&#8217;edizione cartacea e ben 285,475 copie della versione digitale. Il sito web del quotidiano anglosassone ha 4,5 milioni di utenti registrati ai quali si aggiungono 1,7 milioni di utenti registrati per <a href="http://www.ftchinese.com/">versione cinese</a>.</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.pearson.com/about-us/business-information/announcements/?i=1524">applicazione</a> per iPad, realizzata in html 5, anche per non sottostare ai <a href="http://gigaom.com/2012/05/07/are-publishers-waking-up-from-their-dream-about-apps/">vincoli</a> dello store della Apple, ha tassi di adozione straordinari ed ha <a href="http://www.guardian.co.uk/media/appsblog/2012/apr/24/financial-times-web-app-2m">raggiunto</a> recentemente i 2 milioni di downloads, <a href="http://it.ejo.ch/6187/marketing-pubblicita/financial-times-i-ricavi-dei-lettori-a-pagamentosuperano-la-pubblicita#more-6187">confermando</a> la definitiva affermazione della componente mobile, ovvero tutto ciò che attiene la distribuzione su dispositivi mobili, che ora pesa il 12% degli abbonamenti al quotidiano.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/financial-times-web-app-usage1.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-6563" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="financial-times-web-app-usage" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/financial-times-web-app-usage1-300x224.gif" alt="" width="300" height="224" /></a>Il quotidiano economico finanziario londinese rappresenta uno dei rarissimi casi di successo in ambito editoriale nella  valorizzazione dei contenuti online. Primo tra tutti i giornali internazionali a passare anche nell&#8217;edizione digitale esclusivamente a pagamento, già nel 2010, pur partendo da una circolazione e da accessi online decisamente più contenuti rispetto ai due quotidiani generalisti precitati, ha totalizzato numeri da record a dispetto di un <a href="http://www.guardian.co.uk/media/2012/jan/04/financial-times-raises-cover-price?CMP=EMCMEDEML665">prezzo di vendita</a> decisamente non “popolare” incrementato del 25% dall&#8217;ottobre 2011 ad inizio anno.</p>
<p>Minor dipendenza dalla pubblicità e grande concentrazione sui contenuti, il cui valore è cresciuto sino ad un&#8217;incidenza del 58% portando il <a href="http://www.pearson.com/media-1/presentations/?i=1523">bilancio 2011</a> ad un profitto di 76 milioni di sterline (pari a oltre 86 milioni di euro) con una crescita del 17% rispetto al 2010.</p>
<p>La chiave di un <a href="http://paidcontent.co.uk/article/419-which-papers-are-winning-the-digital-revenue-race/">successo</a> che dura ormai da anni sembra risiedere essenzialmente in due fattori: forte specializzazione e valore dei contenuti combinata con una grandissima attenzione, in termini di monitoraggio, delle informazioni ottenute grazie al tracking dell&#8217;utenza online, ai quali, con specifico riferimento ai dati finanziari, va aggiunta l&#8217;importanza dell&#8217;informazione in tempo reale, e dunque necessariamente digitale/online, che rappresenta sicuramente un valore aggiunto in tale ambito.</p>
<p>Non vi è dubbio che il  <em>Financial Times </em>abbia trovato <a href="http://www.nytimes.com/2011/03/07/business/media/07iht-cache07.html?_r=2&amp;partner=rss&amp;emc=rss">la strada giusta</a>, resta da vedere se i processi di innovazione ed internazionalizzazione siano replicabili anche per per le iniziative editoriali italiane.</p>
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		<title>Il giornalista della carta stampata non esiste più</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Macri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Media e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
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		<description><![CDATA[Non esiste una killer application, una soluzione miracolosa che possa dare vita a una rinascita del giornalismo. Il giornalismo, sempre e comunque, sarà declinato attraverso una pluralità di canali di comunicazione. La carta, il web, l&#8217;iPad, lo smartphone rappresentano le attuali modalità di distribuzione dei contenuti. In futuro se ne aggiungeranno di nuove, come sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/giornali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3824" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="giornali" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/giornali-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>Non esiste una killer application, una soluzione miracolosa che possa dare vita a una rinascita del giornalismo. Il giornalismo, sempre e comunque, sarà declinato attraverso una pluralità di canali di comunicazione. La carta, il web, l&#8217;iPad, lo smartphone rappresentano le attuali modalità di distribuzione dei contenuti. In futuro se ne aggiungeranno di nuove, come sempre è accaduto. Per gli editori le opportunità e la relativa complessità risiedono nel mettere in atto una logica informativa integrata, differenziando la proposta in base al mezzo utilizzato, con l&#8217;obiettivo di ottimizzarne le singole potenzialità e offrire un&#8217;esperienza di lettura coerente con le aspettative di un pubblico più vasto e più variegato rispetto al passato.</p>
<p><span id="more-6508"></span>Il passaggio e la transizione a un mondo digitale hanno comportato una ridefinizione del ruolo stesso della carta stampata. Quest&#8217;ultima, nonostante più e più volte sia stata data per spacciata, continuerà a esercitare una funzione importante: non sarà il contenitore primario e strategico delle notizie, questo ruolo verrà assorbito progressivamente dal web, ma sarà il luogo dove troveranno spazio approfondimenti e servizi di più ampio respiro rispetto a quanto riversato sul web. Insomma, verrà ribaltata la gerarchia dell&#8217;informazione, assecondando una tipologia di informazione coerente con le diverse piattaforme di distribuzione, soprattutto in merito alla scansione temporale con cui ciascun mezzo permette di erogare le notizie.</p>
<p>Abbiamo usato il verbo al futuro, ma quanto descritto è già stato declinato al presente. Certo è un fenomeno che non si è ancora pienamente espresso. E&#8217; un &#8220;work in progress&#8221; ed è il percorso intrapreso dai grandi editori che hanno in essere un sistema informativo di tipo ibrido, che coniuga passato e presente, carta e web, tablet e smartphone.</p>
<p>“Il giornale sarà in prospettiva più snello, in relazione alla progressiva migrazione delle notizie sul web. Chiuderà la prima edizione molto prima. Sarà pensato molto prima”, <a href="http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=9029">afferma il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortol</a>i. E nello stesso tempo si dice convinto che il giornalista della carta stampata non esiste più: “non ha più senso dire: scrivo per la carta, per il web o per l&#8217;iPad. Si scrive per tutto il sistema Corriere”.</p>
<p>Cambiano quindi i contenitori dell&#8217;informazione e i contenuti diventano, dove possibile, multimediali. Una stessa notizia può innescare un&#8217;esperienza di lettura diversa in base al canale prescelto e il lettore decide cosa e come leggere. Ma proprio in virtù di questa trasformazione diventa sempre più importante che, così come non esistono, o meglio, non dovrebbero esistere, barriere tra giornalismo della carta stampata e web, anche il consumatore dovrebbe essere messo nella condizione di fruire dell&#8217;uno o dell&#8217;altro servizio nel modo più semplice possibile, ovvero avere a disposizione una proposta commerciale trasversale alle diverse piattaforme e disporre dell&#8217;uno o dell&#8217;altro prodotto a seconda delle necessità.</p>
<p>Così come è stato documentato da più ricerche che hanno investigato sull&#8217;uso dei diversi media digitali, è molto più probabile che il lettore, già oggi, e ancor più in una prospettiva futura, voglia fruire dei contenuti utilizzando la tecnologia a lui più consona nei diversi momenti della giornata. L&#8217;acquisizione di informazione, non avviene per singole dosi, come avveniva per il giornale tradizionale, ma è sempre più diluita nell&#8217;arco delle 24 ore. E&#8217; quindi importante accompagnare il lettore nel corso della sua giornata proponendo un servizio informativo integrato, fruibile nel migliore dei modi, sia in merito alla tecnologia sia da un punto di vista di offerta commerciale.</p>
<p>Insomma un&#8217;informazione che potrebbe essere parafrasata con lo slogan &#8220;anything, anytime, anyplace, any device&#8221;.</p>
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		<title>El Pais punta sul digitale e sulla relazione con il lettore</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luca Santoro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[El Pais]]></category>

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		<description><![CDATA[Proseguiamo l&#8217;analisi di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo l’analisi della settimana scorsa del Sole24Ore, il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello studio del Reuters Institute for Journalism e la case study del francese Le Monde, parliamo quest&#8217;oggi di El Pais. Il quotidiano spagnolo ha compiuto proprio in questi giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/El_Pais_Pilas.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6512" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="El_Pais_Pilas" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/El_Pais_Pilas-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Proseguiamo l&#8217;analisi di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo <a href="http://it.ejo.ch/6376/nuovi-media/quanto-brilla-il-sole-digitale">l’analisi</a> della settimana scorsa del <em>Sole24Ore,</em> il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello <a href="http://it.ejo.ch/6414/nuovi-media/per-linformazione-online-onlyla-sopravvivenza-e-un-successo">studio</a> del Reuters Institute for Journalism e la <a href="http://it.ejo.ch/6425/nuovi-media/il-mondo-non-si-e-fermato-mai-un-momento">case study</a> del francese <em>Le Monde</em>, parliamo quest&#8217;oggi di <em>El Pais.</em></strong></p>
<p>Il quotidiano spagnolo ha <a href="http://elpais.com/elpais/2012/05/02/opinion/1335955800_505322.html">compiuto</a> proprio in questi giorni 36 anni di vita, e probabilmente non è stato il più felice dei compleanni stretto tra <a href="http://www.prnoticias.com/index.php/prensa/209/20113649">crollo</a> delle vendite in edicola e <a href="http://www.clasesdeperiodismo.com/2012/04/26/trabajadores-de-el-pais-deploran-a-cebrian-y-anuncian-protestas-para-evitar-despidos/">riorganizzazioni interne</a>.</p>
<p> Crisi, come noto comune a tutta la carta stampata, alla quale il quotidiano sta cercando di dare una risposta con una forte accelerazione nell&#8217;area digitale e, soprattutto, spingendo con sempre maggior forza sulla relazione con il lettore.</p>
<p> <span id="more-6501"></span>Da un lato si incentiva l&#8217;edizione digitale con una <a href="http://www.elpais.com/promociones/tableta-airis/">promozione</a> per ottenere un tablet a soli 119€ tesa a spingere l’edizione digitale per questo tipo di device del quotidiano. Infatti in abbinata, come avviene anche per altri giornali, viene offerto un mese di accesso gratuito a tutte le pubblicazione del gruppo Prisa, l’impresa editoriale che controlla il quotidiano in questione, sulla <a href="http://www.kioskoymas.com/">piattaforma</a> che raggruppa diverse testate ed editori in Spagna.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, con la recente revisione del sito del quotidiano, spiegata ed <a href="http://elpais.com/elpais/2012/02/22/videos/1329906361_357285.html">approfondita</a> da Javier Moreno, Direttore del quotidiano, fondata su tre pilastri, su tre aree concettuali:</p>
<p>- Area Tecnologica: Con un nuovo CMS, un nuovo sistema di gestione dei contenuti, ma soprattutto con la centralità di <a href="http://eskup.elpais.com/index.html">Eskup</a>, la rete sociale attiva da tempo che riunisce per interessi le diverse communities di utenti del quotidiano.</p>
<p>- Ristrutturazione dell’organizzazione dell’informazione: Basata sulle etichette, sulle tag.</p>
<p>- Riorganizzazione del modello di lavoro interno.</p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/El_Pais_Internet.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6511" title="El_Pais_Internet" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/El_Pais_Internet-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>In  tale ambito fondamentale l’idea di evoluzione da media a rete sociale che la rilevanza data ad Eskup sottintende e che personalmente, se posso ricordarlo, avevo avuto modo di <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2011/10/05/revenues-vo-cercando/">raccomandare</a> come uno dei key pillars sui quali lavorare evidenziandone il ruolo fondamentale per il recupero di una relazione con le persone e, di riflesso, base indispensabile ad un recupero dei ricavi.</p>
<p><em>El Pais</em>, fedele al claim che viene riportato sia per l&#8217;edizione cartacea che in quella online, “el periodico global en <em>español”</em> (il quotidiano globale in spagnolo), per quanto riguarda il recupero dei ricavi punta certamente ad una strategia di grandi volumi di traffico grazie, anche, alla facilitazione di espansione in tutta l&#8217;America Latina rappresentata dall&#8217;utilizzo dello stesso idioma.</p>
<p>Strategia che, secondo gli ultimi <a href="http://www.prisa.com/uploads/imagenes/noticias/principal/201203/principal-ranking-de-diarios-espanoles-en-internet-el-pais-es.jpg">dati</a> disponibili, a livello quantitativo starebbe funzionando con il giornale leader assoluto a livello mondiale con 14,1 milioni di lettori dei quali ben 5,9 milioni, pari ad oltre il 40% del totale provengono da Sud America e Stati Uniti. Dati che collocano <em>El Pais </em>tra i primi 14 quotidiani nel mondo per audience che, secondo quanto <a href="http://www.prisa.com/es/sala-de-prensa/el-pais-lider-mundial-de-la-informacion-en-espanol-en-internet/">dichiarato</a>, mira ad entrare nella top ten.</p>
<p>Il bilancio diffuso <a href="http://www.prisa.com/uploads/ficheros/arboles/descargas/201202/descargas-resultados-es.pdf">evidenzia</a> che l&#8217;area digitale nel 2011 è cresciuta del 25,3% rispetto all&#8217;anno precedente ma non è stata sufficiente a coprire il calo degli investimenti pubblicitari che rappresentano il 22,8% del totale dei ricavi del gruppo Prisa e che si sono ridotti nell&#8217;anno dell&#8217;8%.</p>
<p>Se certamente l&#8217;area digitale è in grado di dare un contributo al recupero contributivo del giornale, sin ora, così come per il <em>Mail Online</em>, si tratta di una <a href="http://blogs.pressgazette.co.uk/editor/2012/04/23/mail-onlines-25m-revenue-is-still-a-drop-in-the-ocean-for-associated-newspapers/">goccia nell&#8217;oceano</a> che complessivamente fornisce un apporto modesto. Per <em>El Pais </em>la strada appare in salita ancora per lungo tempo.</p>
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		<title>Frequenze tv: i dubbi ancora sul tavolo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 09:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo sui Media]]></category>
		<category><![CDATA[asta televisiva]]></category>
		<category><![CDATA[beauty contest]]></category>
		<category><![CDATA[frequenze]]></category>
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		<description><![CDATA[Non solo il ricavo economico, ma anche e soprattutto il guadagno in termini di pluralismo: è questa la posta in gioco per eccellenza in tema di assegnazione delle frequenze televisive in Italia. “Pluralismo” è la parola chiave  stando alla disciplina europea e alle procedure di altri Paesi nel continente, come abbiamo illustrato in un precedente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Beauty.jpg" alt="" width="270" height="284" />Non solo il ricavo economico, ma anche e soprattutto il guadagno in termini di pluralismo: è questa la posta in gioco per eccellenza in tema di assegnazione delle frequenze televisive in Italia. “Pluralismo” è la parola chiave  stando alla disciplina europea e alle procedure di altri Paesi nel continente, come <a href="http://it.ejo.ch/5597/etica/frequenze-tv-e-beauty-contest-allitaliana">abbiamo illustrato in un precedente approfondimento su Ejo</a>. Ecco perché le novità recenti sul “beauty contest all’italiana” lasciano tuttora aperti alcuni interrogativi, che provengono da specialisti del settore come dalla società civile. Dalla redazione siciliana di Telejato dove Pino Maniaci lancia l’allarme chiusura, passando per l’équipe del portale specialistico La Voce, sono almeno due i punti di domanda che le ultime mosse del ministro Passera lasciano aperti.</p>
<p>E’ il 16 aprile quando viene approvato, su proposta del ministro per lo Sviluppo economico, un emendamento al decreto che riguarda le semplificazioni fiscali. Corrado Passera fa seguito così alle dichiarazioni lanciate già a dicembre e rivede il sistema di assegnazione previsto dal governo Berlusconi. E’ in particolare il conferimento gratuito delle frequenze ad aver fatto discutere negli ultimi mesi, e il ministro del governo Monti cambia le procedure. La gara  a titolo oneroso – non più la concessione gratuita prevista con Berlusconi premier &#8211; partirà entro la metà di agosto. Rai, Mediaset e gli altri beneficiari del vecchio sistema di “concorso di bellezza” ormai annullato, riceveranno indennizzi in quantità da definire sulla base dei guadagni che l’asta porterà alle casse pubbliche. Verranno tenuti separati gli operatori di rete dai fornitori di contenuti e gli acquirenti dovranno consentire l’uso delle frequenze a chi offre contenuti in una quantità prevista per il 60%.</p>
<p><span id="more-6503"></span></p>
<p><strong>TAGLIATI FUORI </strong></p>
<p>A <a href="http://www.telejato.it/ComitatoSiamoTuttiTelejato.htm">sostenere questo inverno</a> che il governo Monti dovesse rendere a pagamento il concorso per l’assegnazione di frequenze, c’era anche una piccola tv comunitaria con sede a Partinico, Sicilia, e che nel panorama italiano costituisce un caso di eccezione. Telejato, nata come tv di Rifondazione comunista nel 1989, è stata rilevata dieci anni dopo dall’imprenditore edile Pino Maniaci. Lui e la redazione si sono fatti conoscere in questi anni per le battaglie contro la mafia, che hanno portato alla tv locale riconoscimenti di merito in ambito giornalistico e civile, ma anche numerose querele e minacce da parte di cosa nostra. Fra i componenti della redazione, oltre a Pino Maniaci e alla figlia Letizia vincitrice del premio giornalistico Maria Grazia Cutuli, c’è anche Salvo Vitali. Lui, amico di Peppino Impastato, collaborò al manifesto di Radio Aut che recitava tra l’altro: “La notizia discende direttamente dal sociale e va riproposta in maniera amplificata al sociale stesso senza filtri o interventi manipolatori”. Un intento programmatico che costituisce l’ossatura di molte tv civiche e comunitarie, ancor più in terre difficili per la libera informazione come quella dove opera Telejato. Un intento programmatico che rischia di sbattere contro il muro dello <em>switch off</em>. Il nuovo provvedimento sull’assegnazione delle frequenze non introduce infatti novità riguardo a quelle disposizioni del passaggio da analogico a digitale che di fatto lasciano fuori le tv comunitarie. Soltanto l’ingresso delle tv commerciali viene infatti concesso e normato. Le tv onlus come Telejato, quelle che la legge Mammì del’90 riconobbe come “tv comunitarie”, non avranno passaporto nel nuovo sistema e la loro stessa sopravvivenza è a rischio. Sono più di duecento e verranno chiuse, salvo modifiche (per ora non annunciate) della legge entro il 30 giugno.</p>
<p> Al grido di dolore delle tv come Telejato si aggiunge poi la dichiarazione delle piccole emittenti locali. Marco Rossignoli rappresentante di <a href="http://www.aeranticorallo.it/chi-siamo.html">Aeranti-Corallo</a> ha annunciato infatti che “le attuali risorse frequenziali per le imprese televisive locali sono quantitativamente insufficienti per consentire la prosecuzione dell&#8217;attivita&#8217; in molte delle regioni digitalizzate al 31 dicembre 2010 e per permettere nelle regioni in corso di digitalizzazione a tutte le tv locali analogiche di diventare operatori di rete digitali&#8221;. La richiesta è quella di dedicare un terzo delle frequenze a emittenti locali. Al di là delle proporzioni, le vicende di Telejato e tv locali riportano in luce la sete di pluralismo, che come abbiamo <a href="http://it.ejo.ch/5597/etica/frequenze-tv-e-beauty-contest-allitaliana">visto a gennaio su Ejo</a> dovrebbe essere il principio chiave, e lo è stato di principio e di fatto in altri Paesi europei. Basti citare il caso svedese, dove è stata data attenzione particolare ai programmi locali e alla varietà e pluralità dell’offerta di contenuti.</p>
<p><strong>IL TORNASOLE DELL’ECONOMIA </strong></p>
<p>E se il pluralismo dei contenuti va di pari passo in ambito europeo con il requisito della concorrenza e della neutralità delle tecnologie, allora anche tra gli specialisti del settore i cambiamenti introdotti da Passera sembrano mostrare luci e ombre. Il portale specialistico <em>La Voce</em> sottolineava <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002721.html">per voce di Carlo Cambini e Antonio Sassano</a> le numerose anomalie del sistema di assegnazione previsto fino al 16 aprile. A dispetto delle indicazioni europee, la procedura italiana non rispettava il criterio della neutralità del servizio e della tecnologia, escludeva peraltro gli operatori della telefonia ed era destinata alla specifica tipologia degli operatori televisivi nazionali verticalmente integrati, con un sistema di punteggio che favoriva i player già forti. Dopo l’emendamento introdotto il 16 aprile, il giudizio degli economisti è più benevolo ma i punti d’ombra non mancano neppure ora. All’operazione di Passera, Carlo Cambini e Tommaso Valletti riconoscono il primato del primo importante tentativo di mettere ordine nel sistema frequenziale italiano. Particolarmente ben accolti dai due economisti de <em>La Voce</em> sono la realizzazione di un’asta economica competitiva e la separazione verticale tra fornitori di contenuti e operatori di rete. Questi criteri venivano <a href="http://it.ejo.ch/5597/etica/frequenze-tv-e-beauty-contest-allitaliana">invocati già lo scorso inverno</a>. Ma la loro <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003040-351.html">analisi di fine aprile</a> chiede ancora “maggiore trasparenza su alcuni punti oscuri” e invoca una seria ed efficace <em>spectrum review</em>. Tra le zone d’ombra della nuova gara, c’è ad esempio la questione del pacchetto relativo alle pregiate frequenze in banda 700 MHz. Come richiesto dalla Commissione europea, a partire dal 2015 dovranno essere assegnate ai servizi di larga banda mobile. Il governo prevederebbe un’asta per l’assegnazione triennale ai soli operatori tv, per poi liberarle e condurre una gara rivolta agli operatori delle telecomunicazioni. Una soluzione che <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003040-351.html">lascia perplessi i due specialisti</a>.</p>
<p>Perché non aprire subito l’asta anche agli operatori mobili, con benefici per l’agenda digitale del Paese e per le casse dello Stato, visto che l’asta in questo modo non sarà al ribasso? Questa e altre questioni si aggiungono alla “incertezza esistenziale” delle tv di prossimità come Telejato. Stiamo a vedere che cosa succederà e se queste domande avranno una risposta.</p>
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		<title>Ma il Vaticano sa ancora comunicare?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 10:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Natascha Fioretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e Qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cos’è cambiato da Giovanni Paolo II, un Papa molto mediatico, a Benedetto XVI, che invece è stato al centro di molte polemiche? E’ possibile per un’istituzione millenaria adeguarsi alle necessità dell’era della Comunicazione 24 ore su 24? La Chiesa è accusata talvolta di nascondere la verità all’opinione pubblica, talaltra di essere fin troppo ingenua nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Screen-shot-2012-05-07-at-12.15.33-PM.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-6498" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Screen shot 2012-05-07 at 12.15.33 PM" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Screen-shot-2012-05-07-at-12.15.33-PM-300x213.png" alt="" width="300" height="213" /></a>Cos’è cambiato da Giovanni Paolo II, un Papa molto mediatico, a Benedetto XVI, che invece è stato al centro di molte polemiche? E’ possibile per un’istituzione millenaria adeguarsi alle necessità dell’era della Comunicazione 24 ore su 24? La Chiesa è accusata talvolta di nascondere la verità all’opinione pubblica, talaltra di essere fin troppo ingenua nel modo di porsi, dove sta la verità? E in che modo le diocesi tentano di adeguarsi al web, ai social network, al linguaggio digitale?</p>
<p>Queste alcune delle domande alle quali si cercherà di rispondere nell&#8217;incontro che riapre il ciclo di conferenze promosse ogni anno dall&#8217;Osservatorio europeo di giornalismo dal titolo <strong>&#8221; Ma il Vaticano sa ancora comunicare? Da Giovanni Paolo II a Bendetto XVI: l’informazione cattolica tra nuovi media e tradizione&#8221;.</strong></p>
<div>All’evento in programma questo giovedì 10 maggio, ore 18.15 presso l’Aula A11 dell’Università della Svizzera italiana (palazzo rosso), parteciperanno <strong>Andrea Tornielli</strong>, Vaticanista del quotidiano <em>La Stampa </em>e autore di numerosi saggi, <strong>Lorenzo Cantoni</strong>, Decano della Facoltà di scienze della comunicazione dell’Usi e <strong>Marcello Foa</strong>, direttore generale <em>TImedia </em>e cofondatore dell’Osservatorio europeo di giornalismo, che introdurrà e modererà l’evento.</div>
<div><span id="more-6493"></span>L’entrata è gratuita e aperta al pubblico.</div>
<p>Seguirà un rinfresco per il quale è gradita la prenotazione a natascha.fioretti@usi.ch</p>
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		<title>Art&amp;Press: quando il giornale è un&#8217;opera d&#8217;arte</title>
		<link>http://it.ejo.ch/6488/giornalismo-sui-media/artpress-quando-il-giornale-e-unopera-darte</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 06:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Philip Di Salvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismo sui Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Può un giornale diventare un&#8217;opera d&#8217;arte? L&#8217;arte si è sempre confrontata con i media e non si contano gli esempi di come l&#8217;attualità e il presente si siano trasformati nell&#8217;oggetto dell&#8217;espressione artistica. Ma cosa succede quando i giornali diventano la base &#8211; o il materiale stesso &#8211; di un&#8217;opera? La mostra Art &#38; Press in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Screen-shot-2012-05-04-at-8.52.39-AM.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-6489" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="mostra" src="http://it.ejo.ch/wp-content/uploads/Screen-shot-2012-05-04-at-8.52.39-AM-240x300.png" alt="" width="240" height="300" /></a>Può un giornale diventare un&#8217;opera d&#8217;arte? L&#8217;arte si è sempre confrontata con i media e non si contano gli esempi di come l&#8217;attualità e il presente si siano trasformati nell&#8217;oggetto dell&#8217;espressione artistica. Ma cosa succede quando i giornali diventano la base &#8211; o il materiale stesso &#8211; di un&#8217;opera? La mostra <a href="http://www.berlinerfestspiele.de/de/aktuell/festivals/gropiusbau/programm_mgb/mgb_ausstellungen/detail~1_28887.php">Art &amp; Press</a> in cartellone alla <a href="http://www.berlinerfestspiele.de/de/aktuell/festivals/gropiusbau/aktuell_mgb/start.php">Martin Gropius Bau</a> di Berlino fino al 24 giugno esplora le potenzialità dei giornali come strumento &#8211; oltre che contenuto &#8211; artistico, offrendo una carrellata sui maggiori esempi in un lasso di tempo che dalla seconda metà del diciannovesimo secolo si spinge fino alla stretta contemporaneità. L&#8217;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=n-wpN3DkbH8">esposizione</a>, il cui claim è &#8220;arte, verità, realta&#8221; raccoglie opere seguendo due filoni distinti: un primo dove fatti realmente accaduti e la loro narrazione diventano il contenuto, il significato, delle opere e altre in cui, al contrario, i giornali o i media in genere vengono utilizzati come materia della rappresentazione se non esplicitamente come materiale del lavoro creativo.</p>
<p>Alla prima categoria e all&#8217;ambito della testimonianza appartengono ad esempio le opere di<a href="http://www.gerhard-richter.com/"> Gerhard Richter</a> della serie <em><a href="http://www.gerhard-richter.com/art/paintings/photo_paintings/detail.php?5492">Banalitaet des Boesen</a> </em>realizzate con scatti tratti dalle pagine di cronaca di quotidiani. Sullo stesso piano opera anche il <a href="http://www.artdesigncafe.com/Ai-Weiwei-untitled-2011">lavoro</a> senza titolo che il cinese <a href="http://www.aiweiwei.com/">Ai Weiwei</a> ha realizzato appositamente per la mostra berlinese: si tratta di un&#8217;installazione realizzata con alcuni pezzi di ferro prelevati dalle macerie della <a href="http://www.china.org.cn/china/life/2009-02/25/content_17334641.htm">Beichuan High School</a>, una scuola crollata nel 2008 durante un terremoto per i suoi difetti di costruzione.</p>
<p><span id="more-6488"></span>Oltre 1000 studenti sono deceduti nel corso della tragedia e la notizia è stata accuratamente insabbiata dai media cinesi. L&#8217;opera di Ai Weiwei risolve l&#8217;ingiustizia dando, finalmente, la notizia che non venne data all&#8217;epoca dei fatti. Da questo punto di vista sono anche eccezionali gli scatti di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Andreas_Gursky">Andreas Gursky</a> che in <em><a href="http://www.louisiana.dk/dk/Media/Images%3A+Slideshows/Content/Udstillinger/Andreas+Gursky/Gursky_Nha_Trang515x384.jpg">Nha Trang</a> </em>immortala una fabbrica cinese nella sua totale desolazione. Quelle del fotografo tedesco sono immagini dal forte valore documentario cui la messa in scena e la perizia delle scelte estetiche donano l&#8217;aura dell&#8217;opera d&#8217;arte.</p>
<p>Ma il contenuto non è a suo stesso tempo giornalistico? Al secondo filone, quello dove i media e i giornali cartacei in particolare sono sfruttati come strumenti di veicolazione delle opere, si inseriscono però le opere migliori dell&#8217;intera mostra. A cominciare da <em><a href="http://www.korff-stiftung.de/kunst-galerie/beuys-joseph/grafiken/joseph-beuys-doppelpferd-197885/">Doppelpferd</a></em>, opera di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joseph_Beuys">Joseph Beuys</a> che sfrutta come tela una pagina della <em>Frankfurter Rundschau</em> in cui è pubblicato uno scritto dello stesso artista. <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dimanche">Dimanche, le journal d&#8217;un seul jour</a> </em>è invece la celebre prima pagina ad opera di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yves_Klein">Yves Klein</a> in cui appare la foto di un uomo che salta nel vuoto; molto interessante anche l&#8217;installazione <em><a href="http://www.cmoa.org/searchcollections/imageview.aspx?image=67549&amp;irn=57963">A Mallarmé</a></em> dell&#8217;italiano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Merz">Mario Merz</a> costruita attorno a una distesa di copie del quotidiano <em>La Stampa</em>. Eccezionale <em>Newsweek</em>, opera dell&#8217;artista belga <a href="http://www.denmark-artist.com/">Denmark</a> che mette in mostra un&#8217;intera annata dell&#8217;omonimo settimanale americano, pieghettata a quadratini di medesima misura.</p>
<p>Colpiscono anche per potenza evocativa i lavori di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Gober">Robert Gober</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Annette_Messager">Annette Messager</a>: il primo con <em><a href="http://www.moma.org/collection/browse_results.php?criteria=O%3AAD%3AE%3A2199&amp;page_number=16&amp;template_id=1&amp;sort_order=1">Untitled</a></em> del 1992 riesce, semplicemente impilando una serie di risme di quotidiani, a creare un&#8217;opera la cui significanza si evince dal fatto che i giornali non possono essere in nessun caso elementi neutri o semplici oggetti cartacei mentre la seconda con <em><a href="http://www.artdesigncafe.com/Annette-Messager-dancing-newspaper-2010">Dancing Newspaper</a></em> (2010),  facendo svolazzare una pagina di quotidiano sopra un ventilatore imprime in un&#8217;installazione tutto il paradosso della carta stampata: anche riportando la notizia più importante, il giornale rimarrà sempre un oggetto volatile, dal consumo estremamente breve. <a href="http://www.marinehugonnier.com/">Marine Hugonnier</a>, invece, sfrutta le prime pagine del <em>Guardian </em>dedicate alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_degli_ostaggi_in_Iran">crisi degli ostaggi</a> in Iran<em> </em>come base della serie <em><a href="http://greg.org/archive/2012/01/27/orly_marine_hugonniers_art_for_modern_architecture_homage_to_ellsworth_kelly.html">Art for modern architecture</a> </em>e i suoi motivi geometrici.</p>
<p>A suggello di tutto, l&#8217;<a href="http://www.nationmultimedia.com/home/admin/specials/nationphoto/photo/z3zTW96.jpg">installazione</a> muraria di <a href="http://www.barbarakruger.com/">Barbara Kruger</a>, a sua volta realizzata ad hoc per la Martin Gropius Bau: enormi titoli di giornale occupano l&#8217;intero perimetro di una sala dell&#8217;esposizione, giocando con i linguaggi dei media, le loro dinamiche e il rapporto dei lettori con l&#8217;information overload. Con oltre 100 opere esposte, Art&amp;Press è un viaggio preciso nel rapporto tra media e arte. Il percorso storico, inoltre, insieme a mostrare l&#8217;evoluzione delle correnti artistiche, narra anche i cambiamenti che hanno interessato l&#8217;industria dell&#8217;informazione. A sugello di tutto, il secondo piano: qui sono esposti, tra gli altri, lavori di Paul Cèzanne, Renoir, Degas e Max Beckmann che ritraggono i media in contesti quotidiani. Coerentemente con il Leitmotiv della mostra sono fruibili tramite iPad.</p>
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