La vita oltre la carta

28 Ottobre 2009 • Digitale • by

Osservatorio europeo di giornalismo, 28.10.2009

Come vivono i giornalisti il passaggio dalla stampa al digitale? Il Media Management Center, centro studi affiliato alla Northwestern University dell’Illinois, ha pubblicato i risultati di uno studio, Life beyond print, che ha coinvolto 3.800 giornalisti appartenenti a 79 diverse redazioni. Quello che emerge è una generale disponibilità e apertura al nuovo modo di produzione, ma nello stesso tempo si avverte un insufficiente capacità nel determinare un rapido cambiamento. Insomma, si procede meno velocemente di quanto si vorrebbe. Solo un 12% dei giornalisti si dedica quasi esclusivamente all’online mentre un quinto mantiene un atteggiamento conservativo e vorrebbe a continuare a lavorare in modo tradizionale.

Lo studio evidenzia una progressiva inquietudine basata sulla sempre più forte convinzione che il futuro del giornalismo sarà prevalentemente online e che per essere parte di quel futuro occorre acquisire nuove competenze. In particolare, l’interesse e la voglia di essere più coinvolti nella dimensione online dipende innanzitutto dal tenore di vita digitale del singolo giornalista e non, come sarebbe stato scontato pensare, dall’età. Più giornalisti avvertono la separazione tra una vita personale fortemente condizionata dalle tecnologie digitali e una organizzazione del lavoro non sufficientemente adeguata a misurarsi con la trasformazione del mercato.

Il percorso a una diversa struttura redazionale coerente con un paradigma dell’informazione basato su un sistema di produzione digitale è fortemente differenziato da paese a paese. L’organizzazione del lavoro editoriale americano ha poco o nulla che vedere con il giornalismo europeo, eccezion fatta per quello inglese. Le responsabilità redazionali negli Stati Uniti sono profondamente ispirate a una cultura di processo, mentre quelle europee ruotano per lo più attorno a responsabilità individuali.

Solo in tempi recenti i quotidiani hanno iniziato a prendere in seria considerazione l’integrazione delle attività online ed offline. Pochi tuttavia, oprattutto in quelle realtà condizionate dalla presenza e convivenza di sistemi tradizionali di stampa e nuove tecnologie basate su internet e il web, hanno impostato metodi e logiche di lavoro in grado di rendere più efficiente ed efficace la produzione dei contenuti. Il più delle volte si è provveduto a far sì che le persone lavorassero per l’una e l’altra piattaforma condividendo uno stesso spazio fisico senza cambiare o modificare le procedure di lavoro e senza alterare i ruoli stessi all’interno delle redazioni.

Le ristrutturazioni e riorganizzazioni con cui si confrontano gran parte delle imprese editoriali per risolvere, attenuare o rendere sostenibile la propria attività non possono e non devono esaurirsi con uno sterile ridimensionamento dell’organico, ma devono cogliere l’opportunità per determinare dei processi di creazione e produzione della notizia che possano prevedere una maggiore produttività in sintonia con i tempi e le modalità di ciascun media, carta e internet, senza mai dimenticare che quest’ultimo porta con sé il concetto di multimedialità.

Le edizioni online dei quotidiani sono ormai inserite in portali web i quali rappresentano dei veri conglomerati di informazioni digitali che possono essere declinate nelle forme più diverse, testo, audio e voce. Ciò significa che l’organizzazione dei processi che portano alla creazione, pubblicazione e archiviazione della notizia equivale a organizzare uno strumento mediatico che somma l’esperienza dei giornali tradizionali, della radio e della televisione. In Italia, solitamente, i giornalisti impiegati a tempo pieno sull’online, sono stati considerati giornalisti di seconda categoria e il web un’area di secondo livello raramente in linea con un percorso di crescita professionale. Un giornalista privato della carta e confinato su internet, si sente un signor nessuno. Come valore viene prima la carta, poi internet. Un meccanismo che dovrebbe essere completamente riconsiderato.

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