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Il ruolo dell’intelligenza artificiale (IA) nel lavoro giornalistico è stato al centro del dibattito in occasione della 14ª edizione del Festival Glocal di Varese, tenutosi nel corso della prima settimana di novembre, con gli esperti presenti che hanno discusso le diverse modalità con cui è possibile usufruire di questo strumento, ormai presente in ogni redazione giornalistica.
Più che concentrarsi sui rischi percepiti dalla comunità rispetto all’uso dell’IA, nel corso di tutti gli interventi del Festival Glocal si è voluto analizzare il fenomeno sotto un diverso punto di vista, cercando di estrapolarne tutte le potenzialità e i possibili usi che si possono fare dell’IA nel lavoro giornalistico. Nel corso del panel “Giornalismo, AI e Big Tech: squilibri di potere, dipendenze, responsabilità” si è analizzata la doppia visione dell’intelligenza artificiale all’interno delle realtà giornalistiche, ambienti dove viene percepita come un pericolo, ma viene riconosciuta come necessaria per facilitare il lavoro e fornire un servizio migliore ai lettori. In questa occasione sono intervenuti Laura Amigo, ricercatrice presso l’Istituto di media e giornalismo (IMeG) dell’Università della Svizzera Italiana; Colin Porlezza, Professore associato di giornalismo digitale presso l’Istituto di Media e Giornalismo (IMeG) dell’Università della Svizzera italiana (USI) e Aurelio Ravarini, Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale e Sistemi Informativi all’Università LIUC, e hanno sottolineato l’importanza di costruire un quadro di senso attorno all’idea di intelligenza artificiale. Le testate giornalistiche di oggi devono fare i conti con la presenza delle grandi piattaforme tecnologiche e con il loro monopolio sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che obbliga realtà più piccole ad affidarsi ad aziende terze per usufruire di questo strumento e poter navigare una nuova realtà, dominata dall’IA. Oltre alla dimensione economica, Amigo ha messo in luce la frattura che si sta aprendo nella categoria, tra chi sostiene con convinzione l’uso dell’IA e chi invece la guarda con scetticismo, temendo una svalutazione della professione.
L’IA nel ruolo di assistente redazionale
L’arrivo dell’IA sta cambiando in modo profondo l’organizzazione del lavoro in redazione, che è ancora alla ricerca di un equilibrio tra il lavoro umano e quello svolto dagli strumenti di IA. Come spiegato da Alberto Puliafito, direttore di Slow News, all’interno del panel “AI generative e comunicati stampa: come cambia il lavoro su fonti e agenzie”, l’IA dovrebbe essere percepita dai giornalisti come un ulteriore “assistente” presente in redazione, a cui si delegano compiti che non implicano grandi responsabilità. Il redattore in carne ed ossa deve sempre avere l’ultima parola, ma alla macchina possono essere affidate diverse mansioni considerate di minore importanza. Alcuni esempi citati riguardano la ricerca preliminare delle fonti che vanno comunque verificate in seguito, la gestione dei materiali d’agenzia, la traduzione e la trascrizione delle interviste, oltre all’uso dell’IA per mettere alla prova o confutare idee originali. Uno degli utilizzi che sempre più spesso vengono fatti dell’intelligenza artificiale è quello di assistente alla stesura e alla pubblicazione di newsletter. A sottolineare questa nuova possibile funzione dell’IA è stato sempre Puliafito all’interno del panel “AI e newsletter: come scrivere meglio, testare, personalizzare“, dove è emersa l’importanza delle newsletter per rinsaldare il rapporto tra la testata giornalistica e i lettori fidelizzati. L’intelligenza artificiale in questo contesto viene spesso utilizzata per creare dei riassunti e delle sinossi, fornendo all’IA l’articolo completo per ridurre la possibilità di commettere errori.
IA e SEO: scrivere per le persone o per l’algoritmo?
In cima alla lista di domande poste dai professionisti del settore presenti ai diversi incontri, vi è sempre stata la richiesta di chiarimenti rispetto all’uso dell’intelligenza artificiale per indicizzare gli articoli. L’argomento è stato trattato approfonditamente nel workshop tenuto da Samantha Colombo, Giornalista e Audience Development Manager presso Wired Italia, e intitolato “La notizia al tempo degli algoritmi: il giornalismo tra SEO e IA.” In un’epoca in cui l’uso di piattaforme come ChatGPT è sempre più diffuso sotto forma di motore di ricerca, diventa ancora più importante riuscire a sfruttare l’algoritmo per finire nei suggerimenti dati dalle IA.
La tendenza, come sottolineato da Colombo, è diventata quella di inserire nel motore di ricerca intere frasi, piuttosto che le “classiche” parole chiave, rendendo sempre più difficile rientrare nei contenuti selezionati dalla cosiddetta AI Overview (AIO). Introdotto nel 2024, questo strumento consente di avere una risposta esaustiva come primo risultato della propria ricerca e sta cambiando il paradigma tecnico e valoriale fino a questo momento utilizzato dalle redazioni. Per fare in modo che le diverse testate riescano ad “emergere”, è necessario creare contenuti strutturati e leggibili chiaramente dall’intelligenza artificiale, concentrandosi sulla creazione di autorevolezza e credibilità, senza però perdere di vista il primo cliente di ogni testata giornalistica, il lettore.
Il futuro possibile del giornalismo con l’aiuto dell’IA
Guardando all’insieme dei contributi presentati al Festival Glocal di quest’anno, il sentimento comune che sembra emergere all’interno della comunità giornalistica è quello di un moderato ottimismo nei confronti dell’intelligenza artificiale. L’impegno che deve arrivare da parte di queste realtà deve essere quello di formare i propri giornalisti all’utilizzo di uno strumento del genere, acquisendo nozioni che riguardano la creazione di prompt da fornire all’IA e la verifica dei risultati ricevuti dalla ricerca.
Un futuro in cui l’intelligenza artificiale sia parte integrante del lavoro giornalistico richiede innanzitutto trasparenza verso il lettore, che deve essere informato se e come l’IA è stata utilizzata nei contenuti che consuma. Allo stesso tempo, l’uso dell’IA non può sostituire il controllo umano: la supervisione, il giudizio e la responsabilità del giornalista restano indispensabili, e l’ultima parola su ciò che viene pubblicato deve sempre essere sua.
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