Una piattaforma di finanziamento per il giornalismo locale

27 Gennaio 2020 • Economia dei media, Più recenti • by

A tutte le latitudini, i media locali devono affrontare la sfida del raggiungimento della libertà finanziaria necessaria per esercitare la libertà editoriale, ma in pochi paesi questo è un tema così importante come in Romania. Ne è un esempio il piccolo giornale locale Liber in Teleorman, che ha subito un’intensa pressione finanziaria dopo aver osato criticare uno degli uomini più potenti del Paese, Liviu Dragnea.

Dragnea, l’ex capo del Partito socialdemocratico rumeno (PSD) – che ha iniziato la sua ascesa al potere proprio nella contea di Teleorman – è stato arrestato nel 2019 e dovrà scontare tre anni e mezzo per abuso di cariche pubbliche. La testata locale che che indagava sui suoi illeciti, però, è stato quasi chiusa. Tuttavia, ad arrivare a un passo dal decretare la fine di Liber in Teleorman non sono state tanto le telefonate e le email minacciose, le cause in tribunale e le multe usate per intimidire i suoi fondatori e redattori. Il vero colpo è arrivato quando cinque inserzionisti hanno smesso di fare affari con il sito web, una volta che il sito è stato visto come nemico di un potente politico locale e nazionale.

Una prima pagina di Liber in Teleorman

I giganti della tecnologia dominano la pubblicità online
Come la maggior parte dei media in Romania – dove la maggior parte del pubblico non può permettersi di pagare per le notizie e/o sa come trovarle online gratuitamente – Liber in Teleorman conta molto sugli introiti pubblicitari. La pubblicità è la più grande fonte di finanziamento non statale per i media romeni: si stima che quest’anno il mercato pubblicitario mediatico ammonterà a circa 485 milioni di euro, di cui il 20% andrà ai media online. Google e Facebook rappresentano circa i due terzi delle entrate pubblicitarie online complessive e la maggior parte del resto, una volta che i due giganti della tecnologia hanno preso la loro parte, è concentrata a Bucarest e in altri importanti centri abitati.

Le agenzie pubblicitarie si sono tradizionalmente occupate di mediare le transazioni tra gli editori e le imprese che cercano di acquistare spazi pubblicitari, ma recentemente è stata lanciata una nuova iniziativa volta a tagliare fuori gli intermediari e rendere possibile ai media di creare un collegamento diretto con gli inserzionisti.

L’idea di una piattaforma di finanziamento decentrata è nata da un’idea di Gabriel Baciu, membro di Press Hub, una rete di venticinque piccole imprese mediali, per lo più locali. L’idea è venuta a Baciu dopo che altri membri di Press Hub, come Liber in Teleorman, si sono visti ritirare da un giorno all’altro gli introiti pubblicitari a causa delle pressioni politiche. Per Baciu era giunto il momento di fare qualcosa per proteggere l’indipendenza finanziaria ed editoriale dei media locali.

Liberare risorse finanziarie
Press Hub spera che la sua nuova piattaforma di finanziamento, Press Hub Market, liberi alcune delle risorse finanziarie che in precedenza sarebbero andate alle agenzie pubblicitarie e che gli editori di media ne possano beneficiare.

Il progetto è finanziato dalla Digital News Initiative di Google. Nella sintesi del progetto sul sito web del Digital News Innovation Fund si legge: “con la piattaforma, un potenziale cliente potrebbe selezionare qualsiasi tipo di strumento pubblicitario online che desidera acquistare su un sito web di notizie: banner, pubblicità, progetti speciali o altri strumenti disponibili per promuovere le imprese online. […] Attraverso gli strumenti di Google, gli editori, gli acquirenti, gli inserzionisti possono scegliere, acquistare, programmare e gestire la maggior parte delle attività principali”. Inoltre, si legge che uno degli obiettivi principali del progetto è quello di aiutare i media “nelle piccole città, dove i giornalisti indipendenti lottano a causa dei politici locali che finanziano la maggior parte dei giornali in cambio di fedeltà”.

Pressione delle autorità locali
Il caso Teleorman non è affatto isolato: in molte parti della Romania, infatti, le autorità locali hanno esercitato pressioni sui media locali affinché pubblicassero contenuti favorevoli in cambio di pubblicità finanziata con fondi pubblici. Un’indagine condotta dal sito web di notizie indipendente Recorder ha scoperto che i municipi pagano circa 3 milioni di euro all’anno per la pubblicità sui giornali locali. Somme di 300-400 euro al mese per i singoli editori possono sembrare piccole, ma per i media con solo due o tre dipendenti (dove è probabile che i giornalisti siano pagati poco più di 300 euro al mese) possono essere un’ancora di salvezza.

Un ulteriore potenziale vantaggio del programma di Press Hub Market è che potrebbe consentire agli inserzionisti di collegarsi direttamente con i media in diverse parti del paese. Questo potrebbe aiutare a diversificare le fonti di finanziamento e garantire un maggior grado di indipendenza dal capitale locale. Potrebbe anche aiutare a ridistribuire i fondi lontano dalle grandi città – dove attualmente vi è una concentrazione di risorse finanziarie e umane – e verso le città più piccole e le aree rurali. Resta tuttavia da vedere se le imprese con sede a Bucarest vorranno effettivamente fare pubblicità in centri regionali come Alessandria (la città della contea di Teleorman).

Cambiamento di prospettiva
Un’altra domanda sorge inevitabilmente: dato che Google e Facebook stessi rappresentano la maggior parte delle entrate pubblicitarie online, possiamo essere sicuri che la strategia di Press Hub Market stia eliminando gli intermediari giusti? Una piattaforma supportata da Google potrebbe non essere la soluzione ideale a lungo termine. Ma, considerando che affrontare i giganti della tecnologia non è una cosa che ci si può realisticamente aspettare dai media locali rumeni, l’iniziativa Press Hub Market potrebbe almeno incoraggiare un cambiamento di prospettiva. invece di un mercato dei media totalmente dominato dai grandi editori di media nazionali, potrebbe portare i media locali più chiaramente in primo piano.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Simone Broggini. Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore e non rispecchiano necessariamente quelle di tutto l’Ejo.

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