A che cosa serve l’Agcom se nessuno l’ascolta?

24 maggio 2011 • Etica e Qualità, Giornalismo sui Media • by

All’inizio di marzo l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni aveva votato un documento nel quale in vista delle elezioni amministrative ordinava al TG1, al TG4 e a Studio Aperto il riequilibrio immediato tra tempo dedicato alla maggioranza e all’opposizione così come di evitare la sproporzione della presenza del Governo, specie in relazione alla campagna elettorale d’imminente inizio, al fine di assicurare la completezza e l’imparzialità dell’informazione.

Due mesi dopo  torna a fare notizia proprio per le multe e i provvedimenti nei confronti dei tg che non hanno osservato queste direttive: 258 mila euro di multa al Tg1 e al Tg4, il massimo previsto perchè recidivi nel non osservare le disposizioni vigenti, e di 100mila euro al Tg2, Tg5 e Studio Aperto per aver trasmesso l’intervista del premier Silvio Berlusconi a reti unificate venerdì 20 maggio.

E se oggi i titoli di tutte le maggiori testate riportano la notizia con grande enfasi, quasi si trattasse di una cosa scandalosa avere colto i maggiori tg di informazione con le mani nella marmellata, in verità quella dei tg di non osservare le direttive Agcom in materia di pluralismo e di equilibrio è più una consuetudine che non un’eccezione alla regola.

Nell’ottobre del 2010 il telegiornale di Augusto Minzolini aveva ricevuto una diffida per “l’eccessivo squilibrio” mentre erano stati richiamati all’ordine i tg del Biscione.

A inizio maggio 2011 sempre il tg di Minzolini è stato multato per 100.000 euro per non aver rispettato le regole in materia di par condicio dunque per il mancato “principio di effettiva parità di trattamento e di pari opportunità di ascolto e visibilità”.

E se anche il Cdr del Tg5 in una nota ha fatto sapere che “l’Agcom e’ un organismo super partes che svolge una missione di garanzia a tutela di tutti i cittadini italiani. Pertanto le sue decisioni vanno rispettate – così come vanno rispettate le regole, tutte e da parte di tutti” la percezione diffusa è che i cda delle reti e dei programmi televisivi così come i direttori dei tg non ne riconoscano l’autorevolezza. Sebbene sul proprio sito l’Agcom si vanti orgogliosa del fatto che “il modello adottato dall’Autorità rappresenta quasi un’eccezione nel panorama internazionale ed è guardato oggi con crescente interesse da molti paesi”.

Sarà ma non basta essere mossi dalle migliori intenzioni (l’Agcom è innanzitutto un’autorità di garanzia preposta ad assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare i consumi di libertà fondamentali dei cittadini) se poi la proprio voce e la propria autorità non vengono ascoltati.

Perché questo in futuro possa cambiare andrebbero probabilmente rivisti gli importi delle multe che per colossi mediatici quali RAI e Mediaset, abituati a pagare cachet milionari ai presentatori persino in tempi di crisi, sono irrisori. Solo se toccati, davvero, nel portafogli e dunque nei bilanci, RAI e Mediaset si risolveranno a rispettare l’Agcom. Altrimenti la sua attività rimarrà essenzialmente retorica.

E poi si dovrebbero investire molte più risorse ed energie  per  l’implementazione dell’innovazione tecnologica , il miglioramento delle infrastrutture delle reti di comunicazione, per la risoluzione del problema del  conflitto di interessi e della lottizzazione in RAI.

Allora si che l’Agcom guadagnerebbe in autorevolezza e credibilità e verrebbe guardata con interesse da molti paesi.

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