Il ruolo della terza pagina: informare o giudicare?

3 Maggio 2010 • Etica e Qualità, Giornalismi • by

Journalistik Journal 1/2010

La terza pagina dei quotidiani è stata oggetto di un’analisi quantitativa di lungo periodo che ha portato alla luce interessanti prospettive e sviluppi

Feuilleton: questa parola francese è capitata nel lessico giornalistico come un trovatello. Certo, suona bene, tuttavia in un universo mediatico scintillante, che svende volentieri la propria credibilità in rubriche come “People” o “Society”, ricorda anche le parrucche imbiancate di talco e i pantaloni al ginocchio dell’Età Illuminista e dell’Enciclopedia. Sebbene dunque sia ricca di significato, si potrebbe credere che non abbia futuro.

E invece sì. L’onorevole terza pagina che ha debuttato nel giornalismo oltre 200 anni fa a Parigi, è riuscita a sopravvivere ad alcune più recenti rubriche stridule e sfavillanti. In ogni caso, non c’è motivo di prorompere in drammatiche lamentazioni, come spesso fanno – non senza civetteria – gli stessi giornalisti che si occupano di questa sezione (cfr. Steinfeld, 2004). Infatti, non è vero, come molti si ostinano a ripetere, che tutto è diventato più stringato, più superficiale e di minore qualità e che i direttori editoriali sacrificano, senza scrupoli, le pagine culturali sull’altare dell’economia. Al contrario. Un’analisi di lungo periodo svolta ad Hannover (Reus/Harden 2005) è riuscita a dimostrare che, nell’arco di due decenni, il numero dei contributi pubblicati in terza pagina nei giornali a diffusione regionale e sovra regionale ha fatto registrare un aumento di oltre il 60%. A crescere non è stata soltanto la quantità dei pezzi e degli avvenimenti degni di nota, ma anche la lunghezza degli articoli: nel 2003, anno di crisi della stampa, nella Frankfurter Allgemeine e nella Süddeutschen Zeitung, i contributi apparsi sul Feuilleton sono stati, in media, due volte più prolissi rispetto a quelli del 1983; mentre il numero delle notizie brevi è sceso notevolmente. Non c’è traccia, dunque, di “giornalismo a spizzichi e bocconi”.

Anche dal punto di vista dei numeri, il Feuilleton non sembra affatto una specie in via di estinzione. Evidentemente, gli editori capiscono che, proprio in Germania, dove attraggono un enorme numero di lettori, le pagine culturali rimangono un fattore di prestigio, che non può essere eliminato dai quotidiani che sono stati colpiti dalla crisi senza aspettarsi delle conseguenze. Uwe Heer, caporedattore della Heilbronner Stimme, in una sua dichiarazione recente, conferma questa impressione: “Non ci è venuto neanche in mente di sopprimere la  pagina culturale, semplicemente perché potrebbe avere meno lettori di altre rubriche.” (cit. Karle 2009).

In confronto alle pagine di politica e di cronaca locale, la quantità di lettori è effettivamente trascurabile. Tuttavia, questo dato è semplicemente un pessimo indicatore di come il giornalismo culturale venga assorbito e usato nella società. Infatti, i tipici “utenti” di questa rubrica servono da moltiplicatori: gli insegnanti e i librai fanno penetrare i contenuti di terza pagina molto più profondamente nella popolazione, rispetto a quanto traspare dal semplice dato delle citazioni. Inoltre, un numero di cittadini culturalmente vivaci tutt’altro che esiguo si affida con sorprendente fiducia ai giornali locali per ottenere informazioni sugli eventi culturali. Questa tendenza è stata registrata ad Hannover sia tra un pubblico “borghese”, composto da amanti dell’opera e assidui frequentatori di teatro (Harden/Reus, 2008), che tra quello più giovane, interessato all’intrattenimento e al cinema (Harden/Reus, 2007). Queste categorie di lettori considerano la terza pagina dei quotidiani locali una fonte d’informazione più importante di radio, settimanali cittadini o di Internet, sebbene in percentuali diverse. Sorprendentemente, la valutano molto positivamente e credono che non sia affatto una rubrica incomprensibile, come spesso si afferma. Questo non vuol dire che non rimanga spazio per le critiche: quali sono dunque i contenuti del Feuilleton? Riesce davvero a coprire gli interessi del pubblico?

Senza dubbio, negli ultimi decenni, il concetto di “cultura” si è notevolmente ampliato e, in misura maggiore rispetto al passato, i diversi oggetti culturali giocano un ruolo importante nella definizione che gli individui danno di sé: ad esempio, rispetto alla musica che si ascolta, al ballo, alla cucina, alla moda o agli oggetti di design. Questo fenomeno comporta un’estensione delle competenze della terza pagina e un considerevole aumento delle potenziali pretese del lettore nei confronti della rubrica – fino a suscitare aspettative contrastanti. In base al sondaggio svolto tra gli appassionati di teatro e di cinema, è emerso che i primi si aspettano che il Feuilleton presenti principalmente contenuti di “alto livello culturale” (relativi a tutte le arti, alla filosofia, alla religione, ecc.), così come tematiche economiche o storiche. I secondi, invece, vorrebbero trovare più informazioni sul cinema, sulla musica underground, sui media, sulla moda o sulla vita moderna.

Da questi due tipi di lettori che si affidano alla pagina culturale dei giornali locali, le redazioni possono solo dedurre che occorrre un maggiore “pluralismo”: la parte del quotidiano che porta il nome di “Feuilleton” o di “Cultura” deve aprirsi a contenuti sugli aspetti della vita culturale quotidiana e contemporanea, quelli che rispecchiano il modo di vivere dei lettori.

Questa prospettiva sta prendendo piede, sebbene lentamente.  La nostra indagine trasversale ha dimostrato che, nelle pagine culturali, continuano a dominare, nell’assoluta maggioranza dei casi, le tradizionali tematiche artistiche, sebbene siano in lieve diminuzione. Invece, dal 1983 al 2003, è aumentata considerevolmente la presenza di temi politico-culturali. Infine, nell’ambito dei contenuti classici la “musica” ha subito un impercettibile cambio di prospettiva, passando dalla trattazione della concertistica classica alla musica pop. Sono state rilevate soltanto alterazioni marginali, invece, nelle sezioni relative alla vita quotidiana come Mangiare e Bere, Moda, Design, ecc. che continuano ad essere trattati in maniera limitata nel Feuilleton.

Ma le redazioni da dove attingono cultura? Ovviamente i giornali locali devono coprire gli eventi del luogo, dunque anche i vernissage, le prime e anche le partite in trasferta. Questo tipo di stampa degli appuntamenti non corre soltanto il pericolo di diventare un “giornalismo dei favori” – le analisi contenutistiche hanno dimostrato più volte che i giornali locali preferiscono avere a che fare con artisti locali, piuttosto che con critici che arrivano da fuori. Ma porta anche al consolidamento della routine e a una concezione di cultura come una semplice successione di singoli eventi (normalmente di tipo artistico) e non come un processo sociale.

Questa tendenza può essere facilmente rintracciata nel genere del Feuilleton, in cui, da sempre, hanno dominato le recensioni affiancate, da un lato, a generi analoghi – come il commento di uno spettacolo, i consigli – dall’altro, agli annunci. La percentuale di recensioni relative a qualsiasi forma di rappresentazione è addirittura in crescita – anche se gli stessi giornalisti di terza pagina non si stancano mai di scongiurare la “fine della critica”. Continuano a rimanere quasi insignificanti quei generi testuali che consentirebbero di indagare criticamente e/o di presentare in maniera divertente sia singoli eventi che correnti culturali, come i reportage, gli articoli di approfondimento, i saggi, le glosse o i commenti.

Senza ombra di dubbio, le recensioni appartengono alla tradizione del Feuilleton, come i resoconti delle partite alla rubrica sportiva. La pretesa di bandirle dalla pagina culturale sarebbe assurda. Certamente i lettori vogliono le recensioni ma, in base a quanto emerso dai risultati del nostro sondaggio, si aspettano di trovare in questa rubrica anche una più ampia varietà di forme letterarie. Dunque, se la terza pagina intende continuare ad occuparsi della cultura nel suo complesso, è imperativo che trovi una via d’uscita dal monoblocco del giornalismo inteso come un elenco di eventi.

Quando i giornalisti scrivono delle recensioni dovrebbero avere ben presente che l’epoca del giudizio artistico è finita. Il pubblico è diventato più maturo e si aspetta che i critici forniscano  informazioni piuttosto che valutazioni. Ad Hannover i circa 1.200 habitué di teatro e opera hanno indicato la seguente risposta, come il motivo principale per la lettura delle recensioni: “Perché vorrei ricevere informazioni più approfondite sugli spettacoli” (con una media 1,8 punti su una scala da 1 = “completamente d’accordo” a 5 “affatto d’accordo”). La motivazione “Perché vorrei conoscere le opinioni di altri” è risultata decisamente più debole (media di 2,4 punti).

Questa tendenza è ancora più chiara nella cosiddetta cultura underground. Quanto più un determinato pubblico si sente competente, tanto più riesce a orientarsi autonomamente nello scenario del cinema o della musica pop e, tanto meno, sente l’esigenza di ricorrere al consiglio del critico onnisciente. Alcuni anni fa, Patrick Rössler ha dimostrato questa tesi grazie a un sondaggio parallelo a cui hanno partecipato 150 critici cinematografici e 225 cinefili di Stoccarda (Rössler, 1997). Mentre il 73% degli appassionati di cinema considerava “molto importanti” le informazioni sui contenuti di un film presentate in una recensione, soltanto il 10%  dava importanza al giudizio sul film. I critici avevano, invece, una concezione piuttosto diversa della rilevanza del proprio lavoro: il 79% riteneva, infatti, che esprimere un giudizio su una pellicola fosse “assolutamente necessario”.

Una pagina culturale moderna, che non voglia rendere tutto più stringato, superficiale e di minore qualità e che intenda permanere nello sfavillante mondo dei media come qualcosa di unico e speciale e che, al contempo, riesca a presentare meglio la cultura al proprio pubblico, con una forma curata e pluralità dei contenuti, dovrà concepirsi dunque più come un narratore che come un critico. Un Feuilleton di questo tipo avrà futuro ma c’è ancora molto da fare.

Bibliografia:

  • Harden, Lars/Reus, Gunter (2007). Kulturteil für alle. Kino- und Theaterbesucher erwarten eine völlig unterschiedliche Kulturberichterstattung – und halten am gleichen Feuilleton fest. In: Möhring, Wiebke/Schütz, Walter J./Stürzebecher, Dieter (Hrsg.): Journalistik und Kommunikationsforschung. Berlin: Vistas,
    S. 267-286.
  • Harden, Lars/Reus, Gunter (2008): Besucherbefragung der Niedersächsischen Staatstheater Hannover GmbH. Unveröffentlichter Bericht.
  • Karle, R. (2009): Schwäbische Versuchung. In: Journalist, Heft 9/2009, S. 21.
  • Reus, Gunter/Harden, Lars (2005): Politische „Kultur“. Eine Längsschnittanalyse des Zeitungsfeuilletons von 1983 bis 2003. In: Publizistik, 50. Jg., S. 153-172.
  • Rössler, Patrick (1997): Filmkritiker und Publikum: Diskrepanzen und Übereinstimmungen. Ergebnisse einer Befragung von Filmrezensenten und Kinogängern. In: Media Perspektiven, Heft 3/1997, S. 133-140.
  • Steinfeld, Thomas (Hrsg.) (2004): Was vom Tage bleibt. Das Feuilleton und die Zukunft der kritischen Öffentlichkeit in Deutschland. Frankfurt/M.: Fischer.

Traduzione di Claudia Checcacci

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