Headlines in mostra allo GNAM

29 giugno 2012 • Giornalismi • by

“Lui ti prende e tu non riesci più a sfuggirgli” dichiarò Viva, una star della Silver Factory di Andy Warhol, poco dopo che l’artista aveva rischiato di morire per un colpo di pistola. E gli Headlines works di Warhol, al pari dei tabloid che li ispirano, producono lo stesso effetto: “ti prendono”. Alla GNAM, la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma fino al 9 settembre, è dedicata la prima grande mostra delle opere realizzate dal maestro della pop art sul tema dei titoli giornalistici: “Warhol: Headlines”.

Il più grande degli headlines painting è scritto in italiano, riproduce per tre volte la prima pagina de Il Mattino di Napoli del 23 novembre 1980 con il cubitale titolo di apertura: “Fate presto”, che alludeva all’urgenza di soccorrere chi si trovava ancora sotto le macerie del terremoto in Irpinia. Questo trittico monumentale contiene tre elementi chiave della poetica di Warhol: il tema del disastro e le due operazioni linguistiche della riproduzione (l’immagine così com’è) e della ripetizione (l’immagine reiterata con variazioni cromatiche).

La mostra propone un volto dell’artista diverso dalle celebri icone di Marilyn Monroe o Mao Tse Tung, le scatole Brillo o la zuppa Campbell, nell’esposizione romana, attraverso ottanta opere, alcune inedite, si racconta il rapporto tra Warhol e i media. Trapela l’ossessione per il lato sensazionale della notizia, l’artista americano setacciava i giornali (che poi conservava nelle “capsule del tempo”, scatoloni che raccoglievano ritagli di giornale), in particolare Daily News e New York Post, li ritagliava, alterava, oscurava e riordinava i testi e le  immagini originali, sottolineando il suo ruolo sia di editore, sia di autore e come se invitasse il pubblico a costruire una propria storia.

La parte delle “opere – titolo” ruota intorno al tema della notizia elevata sul piedistallo dell’arte: “La notizia non è un fatto ma la sua eco, la sua traccia, ciò che ne resta quando è già accaduto – spiega Maria Vittoria Marini Clarelli, soprintendente della Gnam – dunque non è il contenuto del messaggio ma la sua formazione spazio temporale. Warhol ci ricorda che un fatto, per quanto clamoroso, non si traduce in una notizia se non diventa un titolo, se cioè non assume una forma anche grafica”.  Ciò che faceva notizia al tempo dell’artista è ciò che continua a far notizia ancora oggi e si colloca ai due estremi di cronaca nera e rosa, tra sensazionalismo e pettegolezzo, suscitando commozione, orrore e curiosità. Come le opere che hanno per soggetto la principessa Margaret d’Inghilterra o la cantante Madonna, quest’ultima creata insieme al suo pupillo Keith Haring.

Attraverso modifiche e rielaborazioni eseguite con le tecniche più varie Warhol intendeva denunciare la mercificazione delle passioni (nel caso della cantante pop) e delle disgrazie (l’omicidio di Kennedy raccontato attraverso i lanci d’agenzia del tempo). Emerge così una critica ai finti miti che dominavano la società dell’epoca e al potere con cui la stampa riusciva (e riesce) a manovrare le masse.

Gli headline works furono realizzati in una gamma di formati diversi, da bidimensionali a televisivi (dipinti,  disegni, serigrafie, stampe, fotografie, video, film e produzioni televisive) e registrarono i grandi cambiamenti delle tecnologie usate dai mezzi d’informazione dagli 50 fino al 1987, l’anno in cui l’artista morì.

Astraendo le storie dal loro contesto originale e trasformandole in opere d’arte Warhol mandava in corto circuito la narrazione classica inventandone una alternativa. Selezionando eventi simili tra loro voleva mettere in risalto come le notizie fossero riciclate, vere e proprie merci per il pubblico consumatore.

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