Persi i giornali, salviamo almeno il giornalismo

16 giugno 2009 • Digitale • by

Corriere del Ticino, 16.06.2009
Kindle for newspapers«Se vuoi avere successo devi avere la mente molto aperta e considerare qualunque nuova idea», ammonisce John Byrne, direttore del settimanale online Businessweek.com. E nel clima di pandemia mediatica in cui siamo, raggiunti da rivoluzioni tecnologiche dell’ultima ora piuttosto che da notizie sulla imminente chiusura dell’ennesimo quotidiano cartaceo, vedi il Boston Globe di proprietà della Times Co., questo tipo di atteggiamento può fare la differenza. In particolare se si vuole salvare il giornalismo.

Clay Shirky, digital guru e professore alla New York University che all’inizio dell’anno aveva previsto che «il 2009 sarebbe stato un bagno di sangue per i media» va nella stessa direzione. Secondo lui, infatti, ci troviamo nel mezzo di una rivoluzione in cui dobbiamo smettere di pensare a salvare i giornali e fare invece tutti gli sforzi possibili per salvare il giornalismo. Ci dice anche che «rispetto al futuro non ci sono certezze, ora che il vecchio modello si è rotto è tempo di sperimentare e di osare». E c’è chi non se lo lascia ripetere due volte. All’inizio di maggio il direttore di Amazon, Jeff Bezos, ha lanciato sul mercato quello che secondo lui «è il nuovo passo verso una società libera dalla carta»: il nuovo lettore digitale Kindle creato su misura per leggere quotidiani e periodici online. Si chiama Kindle DX – DX sta per deluxe – non a caso il costo è di 489$, e si troverà nei negozi americani a partire da quest’estate. Concettualmente funziona come il modello tradizionale che in 60 secondi e con una carta di credito permette di scaricare e leggere libri a pagamento. Solo è pensato specificamente per i quotidiani e dunque è dotato di uno schermo più grande che permette di mantenere il layout del quotidiano cartaceo originale, e di una memoria interna di 3,2 Gb. Su questo dispositivo si potranno anche leggere atlanti, libri illustrati, grafici, manuali e magazine in formato pdf. Perché funzioni e prenda piede è necessario però che convinca editori e direttori delle grandi testate delle sue potenzialità e soprattutto del suo appeal per un pubblico di nuova generazione. E data l’urgenza della crisi e la ricerca di nuovi modelli di business per rimanere a galla, i primi accordi non si sono fatti attendere: il New York Times, il Boston Globe e il Washington Post hanno già sottoscritto, ma non sono gli unici. Chi possiede un Kindle negli Stati Uniti può già abbonarsi a una sessantina di quotidiani e di riviste, compresi il Wall Street Journal, il New Yorker e, persino, il Corriere della Sera. D’altra parte sembrerebbe che, se da una parte gli editori sono fiduciosi nel giocare questa nuova carta, dall’altra sono insoddisfatti perché Amazon – a detta di qualche direttore della carta stampata – incasserebbe il 70% dei ricavi degli abbonamenti.

Forse anche per questo Rupert Murdoch magnate dell’impero multimediale NewsCorp, proprietario del Wall Street Journal, del Times di Londra e altri, ha annunciato di dissociarsi e di voler creare una propria piattaforma digitale che raccoglie le notizie contenute nei suoi siti online, cui accedere con un sistema di micropagamaneti per ogni articolo letto.

E se qualcuno pensa che tutto questo sia fantascienza, dovrà presto ricredersi. Almeno tra le nuove generazioni il Kindle sta già prendendo piede, basta osservare le sale di attesa di qualche aeroporto internazionale per vedere giovani ragazzi sfogliare libri sul loro e-book. Presto potrebbe accadere lo stesso con i giornali.

Fonte immagine: www.flickr.com, jocke’s66 photostream
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