Anche i giornali online possono morire

3 novembre 2009 • Digitale • by

Osservatorio europeo di giornalismo, 03.11.2009

Non esiste nessuna alchimia editoriale, nessuna ricetta magica che possa di per sé garantire la sostenibilità di un’informazione su web alternativa alla carta. Lo spagnolo Soitu.es dopo 22 mesi di attività ha dichiarato chiusa la propria esperienza.

Soitu.es non è stata un’iniziativa avventata, era nata con tutti i presupposti per essere un modello di nuova informazione in uno scenario, come quello spagnolo, caratterizzato ancora da una presenza dominante della carta.

Come racconta Laura Lacchini , giornalista che ha collaborato con Soitu.es, il giornale online è stata la prima vera inziativa editoriale spagnola ad esistere solo su internet. Il progetto coordinato da Gumersindo Lafuente, ex direttore di elmundo.es aveva raggiunto un milione e mezzo di utenti unici e ottenuto un  premio della Online News Association battendo il francese Rue89 e imponendosi su tutti i siti di informazione non inglese nella categoria small sites.

Insomma, le cose andavano piuttosto bene, il sito era apprezzato, esisteva un discreto numero di lettori, mancava però un ingrediente essenziale, o quanto meno non in misura sufficiente: la pubblicità. L’azionista di maggioranza, la banca spagnola, BBVA non ha avuto il coraggio di sostenere oltre l’iniziativa.

Nonostante tutto il direttore di Soitu.es continua a credere fermamente in un giornalismo di qualità fatto solo per l’online. Serviva più tempo, dice, non si può pensare di investire su internet e avere dei ritorni nel breve periodo.

Pierre Haski di Rue89 commenta il caso spagnolo individuando alcuni errori che hanno compromesso l’inziativa spagnola, primo tra tutti il fatto di dipendere troppo dalla pubblicità, secondo la mancanza di un azionariato diffuso, terzo non avere parametrato bene i costi sovradimensionando la struttura (inizialmente i giornalisti erano 38).

Benoit Raphael caporedattore di Lapost.fr, ricorda che non esiste al momento la possibilità di un ritornorimmediato dell’investimento su internet. Ci vuole tempo, dice Raphael, dai 3 ai 6 anni perché un media online possa diventare redditizio.

Lanciare progetti. Sperimentare e combinare i modelli economici, sbagliare, correggersi, andare avanti. L’esperienza di Soitu.es non si traduce nella impossibilità di riuscire a creare innovazione, ma è parte di un percorso.

Di fronte al caso spagnolo non si può che dire, “Viva igiornali. L’ampiezza di informazione garantita dalla stampa non è infatti traslabile su internet senza che i costi vengano sostenuti dalla sola pubblicità. Il modello ibrido offline-online, vale a dire la combinazione quotidiano-internet è quella che al momento consente di  garantire l’evoluzione e il consolidamento delle iniziative digitali.

Su Internet, per le esperienze che si sono al momento realizzate, è possibile concepire idee imprenditoriali molto più limitate.  Pur tra tutte le difficoltà il carburante economico del web continua  a essere fornito dalla stampa tradizionale.

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  • Nur

    Questo articolo è davvero sorprendente, in quanto esplicita un fenomeno che al giorno d’oggi in cui i media online sono in continuo sviluppo ed uso, ci possa sembrare impossibile: ovvero il fatto che anche i giornali online possono morire. Infatti, si è sempre detto che con la loro nascita la stampa tradizionale sarebbe morta ed avrebbe lasciato spazio a quello virtuale.
    Grazie a questo articolo vengono a monte caratteristiche che non sono note o che non vengono prese in considerazione perché spesso si pensa che internet sia il mezzo più efficace per diffondere notizie e rivolgersi ad un vasto pubblico. Ciò è vero ma bisogna pensare ai rischi e calcolare dall’inizio gli investimenti necessari per giungere a dei ricavi profittevoli. L’articolo presenta l’esempio spagnolo in cui l’idea è stata quella di creare un quotidiano esistente unicamente online. L’iniziativa era interessante ma non vi era l’adeguato investimento sulla pubblicità che è il mezzo di ricavi più efficiente. Al & Laura Ries distinguono nel loro articolo “The Fall of Advertising and the Rise of PR “ la pubblicità e le pubbliche relazioni affermando che un messaggio promozionale risulta essere poco credibile per la persona media perché esso è considerato per quello che è, ovvero come un preconcetto pagato da una compagnia con un interesse per se stesso e per ciò che il consumatore consuma. Al & Laura Ries esplicitano che non è opportuno lanciare un nuovo marchio attraverso la pubblicità perché essa non ha credibilità ma é la voce di un’ impresa che serve i propri interessi, ansiosa di fare vendite. Mentre un lancio di un nuovo marchio è fattibile mediante la publicity o le relazioni pubbliche. Dunque, effettuare i calcoli all’inizio ed investire nei giusti quantitativi negli ambiti giusti è ciò che conta per ottenere un servizio o un prodotto efficace e profittevole.

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