Linkiesta, prima public company dell’editoria italiana

28 aprile 2011 • Digitale • by

In Italia il mondo dell’editoria e della stampa non godono di buona salute. Per diversi motivi: la forte politicizzazione delle testate, logiche corporative,  regolamentazioni professionali ormai superate, editori impuri, poca voglia di innovare e di investire nelle giovani risorse…Così non stupisce che negli ultimi mesi siano sorte diverse nuove forme di giornalismo indipendente e autofinanziato in rete. Tradotto significa una nuova e vitale linfa per l’ecosistema dell’informazione. È il caso de Linkiesta, un sito di informazione nato a gennaio di quest’anno.  Un progetto  – come ci ha spiegato Paola Bacchiddu, uno dei soci fondatori – nato dall’esigenza di fare un’informazione diversa e che rappresenta il primo esempio di public company dell’editoria italiana con una linea editoriale completamente libera. E a crederci sono giornalisti professionisti con esperienza che hanno lasciato un posto sicuro in testate cartacee di primo piano per investire in un progetto giovane e fresco che attraverso il web cerca nuove strade per salvare il giornalismo di qualità in Italia.

Per saperne di più a Perugia, in occasione del Festival del giornalismo, abbiamo intervistato Paola Bacchiddu.

Di che cosa si occupa Paola Bacchiddu all’interno de Linkiesta?

“Sono stata assunta con la premessa di occuparmi di video, blog e tutto quello che è multimediale vista la mia precedente esperienza in una televisione sarda, dove tra l’altro ho imparato a fare le riprese e il montaggio in digitale e a confezionare i servizi. Poi in realtà al momento seguo Milano sia dal punto di vista politico, per le amministrative, sia territoriale quindi insomma racconto la città dai vari punti di vista. Abbiamo fatto dei video che sicuramente implementeremo perchè vanno molto e portano molti click”.

Rispetto alla scrittura dei pezzi i video sono più veloci da preparare?

“No, il montaggio dei video richiede molto più tempo dello scrivere un testo. Ad esempio il video che ho montato con il mio collega che ha fatto l’inchiesta sul caporalato all’interno della fiera che allestiva il salone del mobile l’ho montato in un paio di giorni. C’è voluto un giorno solo per scegliere le immagini. Quindi se c’è un’esigenza diretta di andare online subito il video non è un mezzo che si presta”.

Però porta click e visibilità?

“Sì il video paga e un sito di informazione online ha necessità di avere i video, è una richiesta che viene espressamene anche dai lettori”.

Poi sei anche una dei soci fondatori?

“Si sono una dei socio fondatori insieme ad altri quattro miei colleghi. Siamo in cinque giornalisti su tredici e abbiamo versato una quota ciascuno”.

Come è nato il progetto?

“Il progetto è nato in seguito all’esigenza di fare un’informazione diversa e dalla volontà di differenziarci dal resto dell’offerta. Siamo la prima public company dell’editoria italiana: abbiamo ottanta soci fondatori con una quota fino al 5% e nessun socio di controllo. E la linea editoriale è completamente libera”.

Chi ci ha creduto fin dall’inizio?

““Il progetto è nato più di un anno fa grazie a Jacopo Tondelli del Corriere della Sera e ad altri professionisti che ci hanno aiutato.Con loro è riuscito a recuperare altri fondi fino a 1 milione e mezzo che dovrebbero consentirci due anni di operatività”.

Dunque questi giornalisti hanno lasciato le loro precedenti posizioni?

“Si ci siamo licenziati perchè la motivazione in questo nuovo progetto era alta.”

E i finanziatori chi sono?

“Anna Maria Artoni, l’imprenditore Marco Pescarmona, Andrea Tavecchio, il banchiere Guido Roberto Vitale”.

Non influenzano in qualche modo la linea editoriale della testata?

“Diciamo che loro contribuiscono con idee, suggerimenti, condizioni di rotta però la linea editoriale è assolutamente libera. Questo ci ha consentito di scrivere anche cose che a loro non piacessero però non essendo nessuno socio azionista di maggioranza non è possibile appunto imporsi. Questo è importante perchè a me personalmente, e anche agli altri, questo rispetto alle precedenti esperienze ha cambiato completamente il senso del lavoro”.

Che cosa significa?

“Prima il modo di lavorare era molto diverso, molto frustrante e secondo me anche molto sbagliato. Nel senso del mestiere di informare in modo indipendente. C’erano troppi condizionamenti editoriali”.

Parliamo del sito

“Dunque il sito per il momento è un grande blog in versione beta partito a fine gennaio 2011 di quest’anno. È appena stata implementata la parte della piattaforma blog e credo che entro giugno avrà un’implementazione progressiva fino a diventare la testata originaria con una struttura un pò diversa. Per il momento c’è la struttura a scroll, quindi si ha un pezzo sopra l’altro e la gerarchia delle notizie è dettata da quello di apertura che sta in alto. Abbiamo cinque aggiornamenti al giorno ben distribuiti nell’arco orario della giornata; generalmente abbiamo un cassetto per cui il giorno dopo come nei giornali si pubblicano le notizie del giorno precedente. Certo lavorando online abbiamo un pò l’ansia e un pò però anche la libertà di subentrare alle notizie e seguirle in qualche modo più da vicino”.

Quali sono gli ambiti di interesse principale?

“Per adesso sono società, finanza, economia, politica e poi penso che avremo una sezione di cultura e tecnologia e una sezione dedicata invece all’università”.

Come le università?

“Secondo il progetto originario, i ricercatori potranno avere una vetrina per esporre le cartelle con le loro proposte ed avere visibilità. È una cosa nuova che in Italia nessuno fa e che credo possa essere un valore aggiunto del nostro sito. Non essendo gli ambienti della meritocrazia molto visibili nel nostro paese questa iniziativa permetterà di mettere facilmente in relazione tra loro diverse proposte interessanti creando un circolo virtuoso”.

E la redazione come è organizzata?

“Abbiamo una redazione a Milano e una a Roma. A Milano siamo in otto a parte il direttore e caporedattore che è Jacopo Barigazzi. Abbiamo l’area territorio Italia che siamo io e il mio collega Paolo Stefanini che viene da un’esperienza alla Stampa e a Diario, poi abbiamo il desk finanziario con Antonio Vanuzzo e Fabrizio Goria che vengono dal Riformista (giovanissimi sui 28 anni) e poi abbiamo un senior – 35 anni – Lorenzo Dilena che viene da Libero Mercato. Abbiamo l’area ambientalista di Michele Sasso che ha lavorato con Gatti all’Espresso e al Fatto Quotidiano. Invece a Roma abbiamo la “macchina” che è rappresentatata dal condirettore Massimiliano Gallo, Fabrizio Goria e Marco Sarti che è il nostro parlamentarista, anche lui giovane. E poi Michele Fusco cronista storico del Giorno che si fece tutta la prima campagna elettorale di Berlusconi, tutta tangentopoli e poi ha fondato Metro. Adesso ollabora con noi. E poi abbiamo due senior che sono Gaetano la Pira di Apcom e Enrico Pedemonte che invece è uno storico giornalista anche dell’Espresso. A questi si aggiunge un network di collaboratori all’estero e in Italia. Debbo dire che ci scrivono davvero tantissimi ragazzi che propongono pezzi e al momento abbiamo due stagisti della scuola di giornalismo”.

Il modello di business che avete in mente?

“Noi contiamo di poter offrire contenuti così speciali che i lettori saranno disposti a pagare tramite abbonamento per poterli fruire. Poi per una parte ci finanzieremo attraverso la pubblicità e per una parte in chiaro. Naturalmente questo modello è ancora in discussione perchè dopo I primi  mesi  di attività bisogna fare i bilanci e  vedere che cosa funziona.”

Quando vedremo la testata definitiva?

“Il modello beta credo verrà sostituito a giugno.”

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