Da Wikileaks alla torta di mele. Che cosa ci insegna il 2010

3 gennaio 2011 • Digitale, Etica e Qualità • by

Corriere del Ticino, 31.12.2010

Julian Assange alla fine non è stato eletto personaggio dell’an­no dalla rivista Time ma non vi è dubbio che il 2010 sarà ricor­dato soprattutto per Wikileaks e per il piccolo, grande sconquasso che la diffusione dei files segreti ha provocato a livello diplomatico e in­ternazionale certo, ma soprattutto me­diatico. In particolare, va considerato l’atteg­giamento di certa stampa scritta di qualità, che si è prestata al gioco, ren­dendosi complice nel diffondere infor­mazioni più vicine al gossip che alla notizia, dimenticando invece di ap­plicare le regole fondanti sulle quali si basa la professione giornalistica co­me accertare l’originalità delle infor­mazioni, verificare le fonti, verificare i fatti, scrivere nel rispetto e nell’inte­resse dell’opinione pubblica e del let­tore.
 Facile a dirsi, ma non a farsi, persi­no in contesti più modesti come di­mostra il giornalista Craig Silvermann sul suo blog «Regret the Error» nel­la consueta rubrica annuale sugli er­rori giornalistici dell’anno.

Secondo Silvermann nel 2010, l’ap­propriamento indebito di un articolo pubblicato sul web da parte di Cooks Source – una rivista culinaria Ameri­cana – spicca per originalità.
Lo scorso ottobre, l’autrice di questo articolo, Monica Gaudio, viene con­tattata da un conoscente che le dice di aver letto nell’ultimo numero di Co­oks Source il suo pezzo sulla tradizio­ne americana di cucinare la torta di mele con tanto di deliziose ricette.

Pec­cato che la signora Gaudio non ne sa­pesse niente. La rivista aveva preso il suo articolo pubblicato qualche anno fa sul web con tanto di nota di copy­right, senza informarla. Comprensi­bilmente scocciata la signora decide di scrivere alla direttrice della rivista, Judith Griggs, per esprimere il suo di­sappunto. E la risposta che riceve è davvero fantastica tanto che sul web è già divenuta leggenda. Un estratto dello scritto recita così «Sinceramen­te Monica il web è da considerare di dominio pubblico e lei dovrebbe an­cora ringraziarci che abbiamo pub­blicato l’articolo attribuendolo a lei e non a qualcun altro!». Inoltre «lei co­me professionista dovrebbe sapere che l’articolo necessitava di importanti re­visioni e correzioni… Abbiamo inve­stito parecchio tempo per metterlo a posto, dovrebbe ricompensarmi per questo! Non faccio mai pagare i gio­vani collaboratori per i miei consigli e le correzioni dei loro modesti pezzi e ne ho molti che scrivono per me sem­pre gratis!».
Risultato: una volta resa pubblica la nota la redazione della rivista Cooks Source è stata inondata di mail, tem­pestata di telefonate e gli inserzioni­sti si sono pian piano dati alla fuga. Senza contare che tutta la stampa dal Los Angeles Times, al Washington Post a Forbes ne ha dato notizia.

Ma vi è un’altra ragione per cui Sil­vermann ne ha fatto l’«errore dell’an­no». Dopo un’attenta ricerca, si è sco­perto infatti che la rivista aveva pre­so dal web e pubblicato come conte­nuti propri altri 160 articoli… Forse più che di un errore in questo caso si trattava semplicemente dell’abitudi­ne di fare del cattivo giornalismo.
E se anche il passo dalla torta di me­le ai file di Wikileaks è davvero enor­me, chi opera nell’ambito dei media, ma non solo, credo possa trarre un semplice insegnamento da tutto que­sto: abbracciamo pure l’informazio­ne digitale e le nuove tecnologie, sco­priamone tutte le potenzialità e im­pariamo ad usarne al meglio gli stru­menti. Ma non dimentichiamoci chi siamo, da dove veniamo e il percor­so fatto per arrivare fin qui. Sarebbe un peccato e non ci porterebbe lon­tano.

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