Mis-information e neo-antisemitismo nella società pandemica

18 Gennaio 2023 • Etica e Qualità, Giornalismi, Più recenti, Ricerca sui media • by

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di Giacomo Buncompagni (PhD), research fellow, Università di Firenze. Membro del team di ricerca del progetto europeo HIDEANDOLA I (Hidden Antisemitism and Communicative Skills of Criminal Lawyers and Journalists)

In A War and Peace in the Global Village, il noto teorico della comunicazione, Marshall McLuhan (1968), esprimeva preoccupazione circa la nascita del “villaggio globale” nell’era dei computer e delle reti, in quanto la condivisione di un unico spazio (pubblico) da parte di milioni di individui e di culture differenti avrebbe generato una grande re-tribalizzazione elettronica, rendendo gli individui solo apparentemente tutti “fratelli”, impedendo solidarietà e amore tra di loro.

Difficilmente nel corso della storia si è potuto evitare il contatto con la Differenza, così, nella maggior parte dei casi, le risposte iniziali, anche di carattere politico, sono state quelle di evitare o cambiare culturalmente i diversi da noi, o ancora, nei casi più estremi, eliminarli. Gli esempi di genocidio o i casi individuali di crimini commessi per odio sono episodi piuttosto recenti e riguardano principalmente il riemergere di atteggiamenti di razzismo e di xenofobia.

Tra i fenomeni di ostilità e aggressività verso “gli altri” quello dell’antisemitismo rappresenta un fenomeno particolare e in crescita in tutta Europa. Si tratta infatti di un odio antico, il più “lungo” nella storia dell’umanità, espresso verso gli ebrei in quanto tali (o come osservava già Jean-Paul Sartre, spesso anche in assenza di ebrei), ma che assume oggi volti e caratteri inediti in base al contesto sociale, culturale e politico in cui viviamo.

Hate speech e violenza sistemica

Soprattutto nel periodo intorno al 27 gennaio di ogni anno, Giorno della Memoria, si registrano puntualmente atti di antisemitismo, anche in Italia. La raffigurazione delle Stelle di David o di svastiche sulle porte delle case di deportati e partigiani, scritte offensive e antisemite davanti alle scuole e così via, ne sono un esempio..

Tra gli aspetti che caratterizzano le recenti forme di antisemitismo vi è la sua crescente e preoccupante diffusione online accanto alle numerose ormai espressioni di hate speech. I crimini d’odio sono reati definiti da un ordinamento giuridico, motivati dal pregiudizio basato su una specifica caratteristica della vittima. Per hate speech, invece, si intende l’istigazione, la promozione o l’incitamento alla denigrazione, all’odio o alla diffamazione nei confronti di una persona o di un gruppo di persone fondata su motivi come “razza”, colore, religione, sesso.

Il secondo aspetto riguarda gli attori coinvolti all’interno di questi fenomeni: vittime, carnefici, giudicanti e narratori. Nello specifico, l’azione di gruppi organizzati di stampo discriminatorio, razzista o sessista, gli interventi casuali e destrutturati di cittadini comuni che attaccano obiettivi personalizzati, la comunicazione di singoli o gruppi che colpiscono “per gioco”, i provocatori che agiscono “per divertimento o sfida” (troll), gli ideologi della violenza o del terrorismo, ma anche alcuni influencer, i teorici della cospirazione, e non ultimi i politici e i giornalisti.

Digitalizzazione e disinformazione

Con le recenti crisi e l’emergere di traumi collettivi, i crimini d’odio e le nuove forme di antisemitismo si sono manifestati anche nel discorso politico e nell’ambiente digitale, a causa della natura pubblica e interattiva delle nuove tecnologie dell’informazione.

La situazione si è complicata nel mondo globale iper-digitalizzato, alimentato da forme di violenza simbolica, flussi di informazione – disinformazione e “pseudo-eventi” che tribalizzano menti e comportamenti sociali.. Il cosiddetto neo-antisemitismo mette in evidenza il problema dell’identità nella società multiculturale, della comprensione dell’Altro e della (sua) storia, mettendo in forte crisi il rapporto tra sfera pubblica e società in rete: gli ebrei, a causa della loro singolare storia di diaspora, hanno sempre fatto emergere agli occhi del mondo la dialettica tra il particolare e l’universale (Castells 2009; Taguieff 2015). Questa condizione ha “allungato” ulteriormente l’odio nelle società, in particolare il sentimento antisemita combinato con la cospirazione.

Con l’inizio dell’estate 2020, e in seguito i primi annunci di un possibile vaccino anti-Covid-19 nei mesi di ottobre-novembre, le notizie pubblicate, soprattutto attraverso i post condivisi nelle piattaforme, hanno iniziato a circolare mescolando contenuti differenti come l’informazione sanitaria e istituzionale e gli atti di  razzismo contro  personaggi pubblici di origine ebraica, o informazioni false sulle possibili cure contro il virus e relative teorie del complotto. Pseudo-notizie spesso accompagnate da nomi di leader di gruppi religiosi o pseudo-scienziati, tutti vittime o autori del cosiddetto “Grande Reset”, nome di una delle teorie diffuse online sul futuro del mondo post Covid e il controllo dei poteri forti.

In questo caso specifico i formati dei contenuti diffusi da alcuni utenti sono stati messaggi audio, fotografie e video, prodotti nel primo caso, con il solo fine di instillare il dubbio sulla reale esistenza del virus e sulla sua pericolosità, nel secondo, cercando di creare (disperatamente) delle contro-narrazioni basate su tesi scientifiche riconosciute, avanzate da virologi o dai cosiddetti esperti, “star del web” ormai quasi prive di credibilità.

Dialogo e collaborazione come antidoto all’odio

L’impressione è che le testate giornalistiche si stiano trasformando in mere cassette delle lettere, dove ha libertà di parola, spesso senza alcuna verifica, soprattutto chi è più abile nella gestione della comunicazione social e del conflitto interno ad essa (Sorrentino, 2015). Essendo video e foto considerati come linguaggi efficaci anche nel mondo giornalistico, molte di queste notizie sono state, e vengono ancora, condivise online unicamente in questo formato, come contenuti testuali, dando voce a “esperti” o “cospirazionisti”.

Come ha osservato la sociologa Deborah Lupton, i media digitali hanno giocato un ruolo importante durante l’emergenza supportando le relazioni e i gesti di solidarietà; tuttavia, hanno facilitato anche l’enorme diffusione di notizie false spesso caratterizzate da narrative rabbiose e/o di tipo cospirazionista.

Questo atteggiamento di tipo etnocentrico, riscontrabile in particolare nello spazio comunicativo contemporaneo, mette in crisi un concetto fondamentale della società digitale: la possibilità e la capacità dei pubblici online di dialogare, partecipare e collaborare attivamente sfruttando lo stato di interconnessione offerto dalla Rete per raggiungere un fine comune.

“Per non dimenticare”, anche in questo 2023 da poco arrivato, dialogo e collaborazione tra istituzioni, tra cittadini e operatori della comunicazione, rimangono atti operativi e di responsabilità fondamentali per iniziare ad arricchire il contatto reciproco tra culture e prevedere/evitare qualsiasi futuro tentativo (traumatico) di rimozione.

Riferimenti bibliografici

Bauman Z. (1989). Modernità e Olocausto. il Mulino: Bologna

Castells M. (2009). Comunicazione e Potere. Egea Università Bocconi Editore: Milano.

Chanes J.A. (2004). Antisemitism. A Reference Handbook. Abc-Clio. CA.

Centro Studi e Ricerche Idos (2018). Dossier Statistico Immigrazione. Idos: Roma.

Colombo F. (2020). Ecologia dei media. Manifesto per una comunicazione gentile. Vita e Pensiero: Milano.

Couldry N. (2015). Sociologia dei nuovi media. Teoria sociale e pratiche mediali digitali. Pearson: Milano.

Eriksen T. (2017). Fuori controllo. Un’antropologia del cambiamento accelerato.

Faloppa F. (2020). #Odio. Manuale di resistenza alla violenza delle parole. UTET: Milano.

Lupton D. (2014). Digital sociology. Routledge: London.

McLuhan M. (1968). War and Peace in the Global Village. Touchstone S&S: New York.

Papakyriakopoulos O.. Serrano J.C.M.. Hegelich S. (2020). The spread of Covid-19 cospiracy theories on

Scannell P. (2008). Media e comunicazione. il Mulino: Bologna.

Sennet R. (2014). Lo straniero: due saggi sull’esilio. Feltrinelli. Milano

Sorrentino C. (2011). Quando la nera diventa spettacolo. in Rivista trimestrale di cultura e di politica” 2. pp. 316-322

Sorrentino. C. (2015). Dove sta andando il giornalismo? in Sociologia della Comunicazione. pp. 68-78.

Taguiedd P. A. (2015). L’antisemitismo. Raffaello Cortina editore: Milano.

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