Le pressioni sul giornalismo in Francia

28 febbraio 2019 • Libertà di stampa, Più recenti • by

Sebastien Huette / Flickr CC / BY-NC-ND 2.0

Essere giornalisti in Francia oggi è una scelta difficile: i giornalisti francesi, infatti, non devono solo essere in grado di soddisfare l’insaziabile domanda di notizie 24 ore su 24, ma spesso devono anche affrontare reazioni ostili mentre cercano di fare il loro lavoro. La scarsa considerazione di cui spesso godono i giornalisti francesi – specialmente quelli che lavorano nei media tradizionali – è stata messa sotto i riflettori durante le protesta del movimento dei gilet gialli, tutt’ora in corso, quando diversi reporter sono stati vittime di attacchi fisici sia da parte dei dimostranti che della polizia.

Il canale di notizie televisivo BFMTV, in particolare, è stato preso di mira frequentemente dai contestatori, molti dei quali accusano l’emittente di esser faziosa e di fare propaganda in favore del governo. Uno dei manifestanti ha persino detto ad un gruppo di giornalisti: “La nostra protesta deve costare molto al governo: deve pagare sia la polizia di sicurezza che voi giornalisti!”. L’ostilità verso i reporter che si sono occupati della protesta è ora così evidente che molti ritengono di dover nascondere il logo dell’agenzia presente sui loro microfoni. Sempre più testate stanno fornendo guardie del corpo ai propri giornalisti.

Sembra che ora altri gruppi cerchino di unirsi all’azione: dopo che un edificio appartenente alla radio locale dell’emittente pubblica France Bleau di Grenoble è stato dato alle fiamme alla fine di gennaio, un gruppo anarchico ha postato un messaggio che rivendicava l’attacco incendiario. Ma per molti giornalisti francesi queste minacce fisiche – dopo anni di inesorabile pressione imposta loro dai ritmi di produzione delle notizie – sono solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Disponibilità 24 ore su 24
L’incessante pressione esercitata dai direttori di redazione è diventata così pesante che alcuni giornalisti, ancora relativamente giovani, la adducono come motivo principale per cui decidono di lasciare la professione. Si dice che un dirigente di BFMTV, il canale di notizie 24 ore su 24 più seguito del Paese, abbia dichiarato: “dovreste essere disponibili sette giorni su sette perché le notizie non si fermano mai”. Tutti i giornalisti, sia in Francia che altrove, già prima di imbarcarsi nella carriera sanno che avranno orari lunghi e irregolari. Sono ben consci del fatto che non si può avere alcun controllo su quando “accadono” le notizie e bisogna essere sempre pronti a mollare tutto ciò che si sta facendo per coprire le ultime novità. Ma il fatto di non poter mai staccare, anche solo per alcune ore, si ripercuote pure su coloro che hanno intrapreso la strada del giornalismo solo nell’ultimo decennio circa.

“Quando vado a letto non so se spegnere il cellulare e rischiare di essere rimproverato dal mio capo o se tenerlo in mano e fissare lo schermo come un coniglio fissa i fanali di un’automobile per non perdermi nessuna notizia”, mi ha detto un giornalista di 31 anni che lavorava per BFMTV. L’incessante cascata di email, telefonate e messaggi, che non si ferma nemmeno nei giorni liberi, potrebbe essere una delle ragioni dietro l’emorragia di collaboratori che interessa alcune delle maggiori testate giornalistiche francesi. Quando NextRadioTV – il gruppo mediatico che possiede BFMTV – ha offerto ai suoi dipendenti la possibilità di rassegnare le proprie dimissioni volontarie con termini favorevoli purché avessero accettato entro la fine del 2018, circa un terzo dei 700 giornalisti ha scelto di andarsene.

 “Un ossessione molto francese”
BFM TV non è stata la sola testata ad effettuare dei tagli sul personale. Dal 2016 al 2017 il numero di giornalisti in Francia è diminuito del 15%. A gennaio l’emittente pubblica France TV ha annunciato che prevede di licenziare un totale netto di 1.000 dipendenti – quasi il 10% della forza lavoro – entro il 2022. Inevitabilmente, tutti questi tagli non faranno che incrementare ulteriormente la pressione su chi è rimasto in gioco. L’accresciuta precarietà del lavoro e la necessità di spremere maggior impegno dalla ridotta forza lavoro hanno reso il “presentismo” un problema importante in Francia – che non riguarda unicamente le compagnie d’informazione. Una recente analisi di Le Monde descrive il “presentismo” come “un’ossessione molto francese, tanto diffusa quanto improduttiva”. Secondo il quotidiano, la cultura degli orari straordinari sarebbe ora endemica in Francia, una cosa assurda per il Paese che meno di due decenni fa aveva sancito che per legge la settimana lavorativa dovesse essere di non più di 35 ore. Tra i lavoratori dei media c’è la diffusa sensazione che semplicemente tali pressioni non siano più sostenibili. “Saremo l’ultima generazione di giornalisti che lavora 24 ore su 24” ha predetto lo stesso giornalista di 31 anni che mi ha parlato delle pressioni nel suo lavoro – il giorno dopo aver rassegnato le proprie dimissioni.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Claudia Aletti

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