Lo spin dietro la foto-choc di “Time”

4 agosto 2010 • Media e Politica • by

Questa foto, pubblicata da Time in copertina questa settimana, ha suscitato un certo dibattito nel  mondo giornalistico. Molti si sono chiesti se fosse opportuno pubblicarla in prima pagina, considerato che Time è una rivista che entra nelle famiglie, altri hanno invocato l’etica giornalista. Tutto giusto, per carità.

Ma il punto, però, è un altro. Quasi nessuno si è chiesto perché questa foto sia uscita proprio adesso e cosa abbia spinto Time a pubblicarla così in evidenza. Conoscendo le tecniche di spin, a me sembra evidente che si tratti di un caso di “controspin” o di “spin difensivo” da parte del governo americano.

Ovvero: la vicenda dei file diffusi di Wikileaks sulla guerra in Afghanistan ha causato un danno enorme alla Casa Bianca e al Pentagono, innanzitutto di immagine: dopo queste rivelazioni è più difficile continuare a giustificare la guerra e  tra i cittadini americani si diffondono il malumore, la perplessità, che sfociano  nell’avversione.

Dunque il governo americano, che ha appena stanziato nuovi fondi per l’intervento in Afghanistan, doveva contrastare questo sentimento. Come? Facendo appello non alla ragione, ma ai sentimenti, all’inconscio, all’emotività. La foto di Time suscita orrore, compassione, traccia una linea netta tra il bene e il male, ci ricorda che in Afghanistan c’è gente che, nel 2010, subisce ancora punizioni orribili come questa. Ovvero: rinobilita la guerra. Il messaggio è: i soldati americani sono lì per una giusta causa.

Operazione riuscita. Sia chiaro: Time non ha preso ordini dal Pentagono, ipotizzarlo sarebbe offensivo nei confronti dei colleghi di una rivista prestigiosa. L’influenza è stata indiretta, e per questo molto più efficace: gli spin doctor governativi hanno fatto filtrare a Time questa foto usando intermediari insospettabili o ricorrendo alla fuga di notizie apparentemente incontrollata o facendo leva sui rapporti personali. Un amico(del governo) che passa una dritta a un altro amico (giornalista). Gli spin doctor sanno come ragionano i giornalisti; dunque sapevano che Time si sarebbe interessato. E così è stato.

Un caso da manuale. Eppure pochi se ne sono accorti. E’ una storia che si ripete: non conoscendo le tecniche dello spin, i giornalisti diventano gli strumenti inconsapevoli degli spin doctor.

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