Come il più vecchio quotidiano in Portogallo è passato al digitale

9 Settembre 2019 • Digitale, In evidenza • by

Un’illustrazione di André Carrilho, pubblicata nell’edizione speciale di Diário de Notícias, celebrativa dei primi 150 anni di attività del giornale. Pubblicata per gentile concessione: https://andrecarrilho.myportfolio.com/

Sapevamo che non sarebbe stato facile. Rinnovarsi non è mai semplice per giornali tradizionali come Diário de Notícias (Dn), un quotidiano con una lunga storia alle spalle e una redazione tendenzialmente conservatrice. Ma, d’altra parte, l’innovazione è parte del nostro Dna e ciò potrebbe aver facilitato le cose almeno un pochino. L’apertura di Diário de Notícias, avvenuta 154 anni fa, ha segnato letteralmente l’inizio dell’industria giornalistica portoghese. Il Diário è stato, infatti, il primo giornale ad essere pubblicato con un processo industriale moderno e il primo ad adottare un modello di business fondato sulla pubblicità, togliendo ai lettori l’onere di dover coprire l’intero costo del giornale. È stato anche la prima testata ad attribuire grande importanza all’oggettività, dando maggior peso ai fatti rispetto alle opinioni.

Erano queste le idee innovative alla base della fondazione di Diário de Notícias e hanno tutte contribuito all’espansione del mercato delle news in Portogallo nel diciannovesimo secolo. Il prezzo – dieci réis – è rimasto lo stesso fin oltre il secolo successivo. Il motto del giornale era “per tutte le tasche, facile da leggere”. Per la prima volta in Portogallo, un giornale affidò la distribuzione a una rete di strilloni che urlavano i titoli per le strade di Lisbona, un’altra novità di rilievo che ha contribuito alla popolarità del giornale. Una statua famosa situata fuori alla sede originaria del giornale rende omaggio ancora oggi all’iconica figura dello strillone di Dn, chiamato ardina.

Cambiare nel giro di una notte
Ma i tempi cambiano, e nel business dei media le cose si sono fatte più difficili, specialmente negli ultimi anni. La circolazione della versione cartacea era molto diminuita, mentre il pubblico online cresceva costantemente. Così, nel 2018, il consiglio d’amministrazione ha preso la decisione di passare all’online. Da quel momento in poi Diário de Notícias avrebbe concentrato le proprie risorse nell’edizione online, continuando a pubblicare su carta solamente nel weekend.

Si è trattata di una decisione radicale, ma il cambiamento si è dimostrato in realtà più semplice di quanto ci aspettassimo per lo staff della redazione. Ovviamente non è stato facile, però ce l’hanno fatta. Abbiamo rivoluzionato ogni cosa nel giro di una notte: un approccio un po’ inusuale, stando alle idee generalmente accette su come gestire i cambiamenti nelle redazioni. Il primo giugno 2018, il processo lavorativo ha iniziato a concentrarsi sulla produzione online: ciò implicava che venissero mutate due cose essenziali. Innanzitutto gli orari di pubblicazione: le storie venivano caricate online non appena pronte per essere pubblicate. In secondo luogo, il modo in cui le notizie venivano presentate – con video allegati, grafici, e altri elementi digitali.

La statua all’esterno della redazione del Diário de Notícias (Vitor Oliveira / Source: Flickr / Licenced under CC BY-SA 2.0)

Prima del cambiamento, avevamo solo una piccola sezione per le breaking news, mentre il resto del team lavorava più che altro all’edizione cartacea. La versione online di Dn era basata fino a quel momento prevalentemente  su adattamenti di lanci d’agenzia e materiale di tendenza sui social network. Dopo il cambiamento, tutti, dallo stagista al reporter, lavoravano ininterrottamente sulle notizie dell’ultima ora. Il flow di notizie aveva dovuto essere riorganizzato. I redattori senior decidevano cosa andasse pubblicato e quando, e quali storie tenere per l’edizione del giorno dopo. Queste decisioni erano prese con maggior cognizione di causa di quanto non sarebbe stato possibile prima, grazie alle statistiche più aggiornate.

Mantenere un equilibrio
Uno dei cambiamenti più importanti avvenuto nelle redazioni negli ultimi cinque anni è l’impiego di dashboard per tenere sotto controllo lettori e le analitiche. A Dn ci siamo assicurati che tutti potessero consultarle su uno schermo in redazione. Inizialmente per i giornalisti è stato uno shock. Ma ben presto volevano sapere di più: chi avesse letto i loro articoli, per quanto tempo, e se i loro pezzi avessero giocato un qualche ruolo nel convertire i lettori in iscritti.

Come Rasmus Kleis Nielsen e Federica Cherubini hanno scritto nel loro studio pubblicato dall Reuters Institute di Oxford, “Editorial Analytics”, “ciò che emerge non è la resistenza, ma la sfida di aiutare i giornalisti a raggiungere una reale comprensione di ciò che i dati significano e come reagire di conseguenza”. Kleis Nielsen e Cherubini hanno concluso che questo potrebbe essere un gioco molto coinvolgente e pericoloso. Da un modello orientato alla produzione si passa, di fatto, a un modello molto orientato al lettore. Inoltre, il tutto nasce da una contraddizione da tempo nota ai giornalisti: “mantenere un equilibrio tra ciò che il pubblico ha bisogno di sapere e ciò che vuole sapere”, come Raul Ferrer-Conill ed Edson C. Tandoc Jr. hanno invece documentato nel loro studio “The Audience-Oriented Editor”.

Pensare strategicamente
Eravamo decisi a non permettere a un’interpretazione semplicistica delle analytics di dettare la nostra politica editoriale. Non appena abbiamo implementato la trasformazione da cartaceo a digitale a Diário de Notícias, ci siamo assicurati di fare un passo indietro e darci il tempo di pensare in modo realmente strategico. Ad esempio, abbiamo deciso di prestare meno attenzione a cifre insignificanti e di guardare piuttosto a quelle più interessanti: tempo impiegato, quanti nuovi lettori sono diventati lettori fedeli, tasso di abbandono e tasso di conversione. Abbiamo ideato dei nuovi ruoli come l’ “off-platform editor”, un editor che si occupasse della distribuzione dei contenuti del giornale sui social media e su ogni altra piattaforma non proprietaria e non gestita direttamente da noi. Abbiamo discusso di numeri in un contesto editoriale. E questo ha certamente contribuito a portarci verso il passo successivo della nostra evoluzione digitale.

Giornalismo 1.0
Forse davvero “è ora di prendere le distanze dalle cose che luccicano”, per citare il titolo del Reuters Institute report scritto da Julie Posetti di recente. Se abbiamo certamente bisogno di essere informati sugli ultimi sviluppi nei media, specialmente quando si tratta di innovazioni tecnologiche, è importante anche non perseguire l’innovazione fine a sé stessa, senza tener conto delle ripercussioni pratiche. Produrre un giornalismo migliore e più utile dovrebbe sempre essere l’obiettivo primario. A Diário de Notícias, puntiamo molto seriamente a fare del buon giornalismo. Ciò ha significato in primis tornare all’essenziale. Come ha detto la giornalista digitale americana Kim Bui – tra le prime a usare l’espressione “shiny things syndrome” – il pericolo più grande di queste “shiny things” è che ci conducono “distanti dal raccontare storie, e rischiamo di dimenticarci chi siamo”.

Il fenomeno della disinformazione e delle fake news, che è divenuto così pervasivo nei media, ci ha in realtà aiutati a capire ciò che andava fatto. Era “il” momento di far ritorno al giornalismo 1.0, alle verifiche, al prendersi il tempo di guardare alle cose da prospettive diverse. Al modo in cui erano le cose quando cercavamo gli scoop e non copiavamo semplicemente quel che era di tendenza sui social media. A quando pubblicavamo solo ciò che potevamo confermare.

Perché tutto questo?
Prima di abbracciare il cambiamento, occorre farsi le domande giuste. L’unico scopo dell’innovazione è di aiutare a produrre un giornalismo più efficiente e interessante. Noi dovevamo migliorare l’efficienza per via dell’evoluzione del mercato, dovevamo tagliare i costi e trovare un modo migliore di lavorare. Questo ci ha aiutati a lavorare meglio e a essere più utili ai nostri lettori.

Per Diário de Notícias, essere utili significa essere più accurati e rigorosi. Il nostro brand è questo – non essere veloci, ma esaurienti. Come Nic Newman ha annotato nel suo paper pubblicato dal Reuters Institute, “The rise of social media and its impact on mainstream journalism”, “le testate giornalistiche stanno ormai rinunciando al tentativo di essere le prime a riportare le ultime notizie, cercano piuttosto di essere le migliori quando si tratta di accertarle e curarle”. Noi stiamo dando il nostro contributo a questo sforzo con il nostro “fake news investigation project” (finanziato dalla Gulbenkian Foundation e in collaborazione con l’Università di Lisbona/ISCTE) e il nostro nuovo programma di educazione ai media.

Per avere un impatto più profondo, l’innovazione deve essere un processo che parte dal basso, ma non è sempre stato così nei mezzi d’informazione. Spesso gli outlet giornalistici non si sono adattati abbastanza velocemente, e certamente non sono stati all’avanguardia. Troppo spesso la digitalizzazione è avvenuta a seguito di pressioni di mercato. E forse questo è stato anche un po’ il caso di Diário de Notícias. Come ha scritto Lucy Kueng nel suo  report “Going Digital”, “le testate storiche non possono stravolgersi, ma possono evolversi”. Spesso lavoriamo in un’area molto vecchia e tradizionale delle attività umane – raccontare storie. E a Diário de Notícias raccontare storie è ancora al centro del nostro fare.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Claudia Aletti. Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore e non rispecchiano necessariamente quelle di tutto l’Ejo.

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