Perché abbiamo bisogno di redazioni più inclusive

22 Ottobre 2020 • Etica e Qualità, Giornalismi, In evidenza • by

Pixabay / Public domain

Il 2020 sarà ricordato per le sfide globali senza precedenti scatenate dalla pandemia da COVID-19. Ma anche se stiamo tutti attraversando la stessa crisi, le differenze e le disuguaglianze che definiscono le nostre comunità sono venute in superficie quando gli attacchi antisemiti e razziali in Germania e l’uccisione di George Floyd da parte dei poliziotti statunitensi hanno guadagnato l’attenzione internazionale.

I dibattiti sulle disuguaglianze razziali, la giustizia sociale e la diversità hanno assunto una nuova importanza. La discriminazione si è infatti diffusa in molti settori della società – anche nelle professioni dei media e del giornalismo. L’EJO ha fatto il punto sugli studi dedicati alle redazioni di tutto il mondo: ciò che mostrano è che il giornalismo non è ancora diversificato a sufficienza ed è per lo più realizzato da maschi bianchi.

“Gli uomini bianchi ben istruiti e di origine borghese dominano le redazioni tedesche”, ha spiegato all’EJO Hristio Boytchev, giornalista scientifico e coautore dello studio “How Diverse is the German Media?”. Pubblicato nel maggio 2020, il progetto di ricerca è guidato da Neue Deutsche Medienmacher*innen, un’organizzazione nazionale di giornalisti che spinge per una maggiore diversità nei media. Lo studio dimostra come le redazioni in Germania non rispecchino la diversità della popolazione del paese. Questo non influisce solo sugli standard giornalistici, ma anche direttamente sul discorso pubblico, sostengono gli autori.

Non c’è democrazia senza diversità
“Anche per la missione costituzionale dei media, la questione della rappresentanza di tutti i gruppi sociali nel giornalismo è anche una questione di democrazia ed equità”, aggiungono gli autori. Lo studio si basa principalmente su interviste ai direttori delle più grandi testate tedesche e ha analizzato la consapevolezza del background etnico del loro staff, il loro impegno per la diversità e le misure concrete che stanno prendendo per promuoverla.

I risultati sono deludenti e rivelano che solo il 6% di chi oggi dirige una testata tedesca ha un background migratorio, e più della metà di loro proviene dai paesi confinanti o da altri paesi della UE. Non ci sono neri o musulmani a questo livello, né cittadini o cittadine dei tre maggiori gruppi di immigrati in Germania: Turchia, Polonia e Russia. Al di là degli uffici esecutivi, le redazioni però sono spesso più diverse. Tuttavia, la percentuale di giornalisti con un background migratorio è ben lungi dall’essere rappresentativa del 25% dei tedeschi non autoctoni.

“Avverto una mancanza di sensibilità per l’argomento”, dice Boytchev, “quando io stesso, come membro bianco della classe istruita, mi siedo in una sala stampa piena di altri intellettuali bianchi della classe media, non mi rendo conto che questa omogeneità è solo una piccola parte della società – e che potrebbe essere un problema”.

Paesi diversi, sfide diverse
Le redazioni tedesche non sono le uniche a dover migliorare la diversità. I ricercatori e le ricercatrici del Reuters Institute dell’Università di Oxford e della Johannes Gutenberg University di Magonza con lo studio “Are Journalists Today’s Coal Miners?” hanno analizzato gli approcci alla diversità nei media tedeschi, svedesi e britannici.

Le loro interviste con i redattori mostrano che, mentre ci sono molte donne in una varietà di posti nelle varie redazioni, spesso guadagnano molto meno dei loro colleghi maschi. Inoltre, non ci sono molti giornalisti provenienti da un contesto non urbano o dalla classe operaia. Molti direttori danno la colpa a questa situazione alla mancanza di competenze linguistiche e per i livelli di istruzione più bassi.

Un altro studio del Reuters Institute – “Race and leadership in the news media 2020: evidence from five markets” – evidenzia la sotto-rappresentazione dei redattori “black, indigenous and people of color (BIPoC)” in Brasile, Germania, Sudafrica, Regno Unito e Stati Uniti. I ricercatori hanno esaminato un campione di 100 media digitali e analogici: solo il Sudafrica ha mostrato un numero significativo di direttori neri (68%). Secondo lo studio, ce n’erano solo due negli Stati Uniti, uno in Brasile e nessuno in Germania e nel Regno Unito.

Diversità in redazione = prospettive diverse
Ma perché è importante avere maggiore diversità nelle redazioni? Perché chi scrive gli articoli, scatta le foto, fa le domande, determina gli argomenti e imposta la copertura influenza anche il risultato giornalistico. Giornalisti diversi portano quindi a prospettive diverse sulla realtà.

Uno dei punti all’ordine del giorno del Global Media Forum di Deutsche Welle di quest’anno era proprio l’importanza della diversità nei media internazionali. Il direttore di Deutsche Welle, Peter Limbourg, ha sottolineato che i gruppi emarginati vengono spesso relegati esclusivamente al ruolo di vittime e ha sottolineato come, soprattutto in tempi di migrazioni di massa, proteste del movimento Black Lives Matter e terrore razzista e antisemita, è importante che le redazioni abbiano accesso a diverse comunità e gruppi minoritari e che raccontino le loro storie.

Ma i manager nei media ne vedono l’importanza? Secondo Boytchev, circa il 60% dei redattori tedeschi intervistati concorda sul fatto che la diversità nelle redazioni sia importante, mentre il 30% è neutrale e circa il 10% è contrario all’idea. Spiega Boytchev: “molti sostengono che l’argomento sia importante per loro. Ma quanti di loro sono seri? Questo non lo sappiamo. C’è un enorme divario tra la pretesa di una maggiore diversità e le misure che vengono prese. Questo ci dimostra che c’è molto spazio per migliorare”.

Soluzioni?
Allora, cosa si può fare? Lo studio di Neue Deutsche Medienmacher*innen suggerisce alcune strategie efficaci per la diversità, tra cui:

– Annunci di lavoro che si rivolgono a persone provenienti da un contesto migratorio;
– Ristrutturazione dei livelli esecutivi e dei comitati di redazione;
– Formazione transculturale;
– Borse di studio.

Boytchev sottolinea anche la necessità di affrontare il razzismo istituzionale: “il razzismo strutturale di cui si discute da mesi – soprattutto nel contesto della polizia – rivela strutture e processi in organizzazioni che discriminano sistematicamente contro le minoranze, anche il giornalismo non è esente da razzismo”.

Articolo tradotto dall’originale inglese

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