Una call to action per fermare il sessismo nel giornalismo

28 giugno 2018 • Giornalismi, Più recenti • by

#TimesUpNews

Un panel di soli uomini, scherzi sessisti a tema seno e molestie sul palco del recente World News Congress in Portogallo hanno messo chiaramente in luce le differenze fra il riconoscimento delle disparità di genere e la reale valorizzazione delle donne nel giornalismo. Come risposta, un gruppo internazionale di professionisti dell’informazione ha scritto questa lettera aperta. È tempo di smettere di parlare del bisogno di parità e di cominciare a riformare attivamente il settore.

Il congresso annuale della World Association of News Publishers’ (Wan-Ifra), che si tiene ai primi di giugno, è uno dei maggiori eventi dell’industria dei media e un’opportunità di condivisione per quasi un migliaio di partecipanti provenienti da testate internazionali, con relatori e panel sul futuro del giornalismo e il business dell’informazione tenuti da alcuni tra i maggiori esperti del mondo. La manifestazione dovrebbe essere l’apogeo delle buone pratiche del settore e un’occasione per segnare il cammino per il progresso dell’industria. Ma il World News Congress del 2018 è stato l’opposto e ha indicato al contrario il trattamento che l’industria dell’informazione riserva ancora alle donne: gesti simbolici (e a volte concreti) di mancanza di rispetto inframmezzati da vere e proprie, e a volte scioccanti, discriminazioni e molestie.

Donne nell’informazione: passare dalla colonna laterale alla prima pagina
L’evento è cominciato con il secondo annuale Women in News Summit cui hanno partecipato BBC, New York Times, l’ex Direttore di USA Today e autore di That’s What She Said Joanne Lipman, l’ex Ad di Gizmodo Media Group Raju Narisetti e molti altri nomi impegnati nel sostenere la diversità all’interno delle proprie organizzazioni mediatiche. Le loro impressionanti storie ed esperienze da sole sono valse il viaggio in Portogallo.

Tuttavia, il Summit è stato relegato al programma pre-conferenza, come una nota a piè di pagina dell’evento principale. E mentre l’organizzazione del Congresso ha raggiunto livelli di equilibrio fra i generi senza precedenti (il 46% degli speaker erano donne), la cerimonia di apertura ha però visto un muro di uomini (abbiamo perso il conto dopo nove) parlare per 90 minuti, prima che il prestigioso premio Golden Pen of Freedom fosse conferito alla giornalista Maria Ressa. Il riconoscimento consegnato a Ressa, Ad e Direttrice di Rappler, è il coronamento della sua battaglia contro le molestie di stato di cui sono vittime le giornaliste filippine. Selezionare Ressa è stata una decisione importante e altamente simbolica, ma prima che lei potesse parlare molti delegati avevano già lasciato la location, contrariati dall’assenza di diversità sul palco. Nei tre giorni seguenti l’evento è andato avanti sbandando fra la promozione della parità di genere con premi e discorsi e una mancanza di rispetto verso le donne nella pratica.

Seni finti e baci forzati
Parlare di diversità non è abbastanza per provocare un reale cambiamento, ma gli scandali a volte sì. Le manifestazioni incontrollate di sessismo e le molestie che si sono susseguite durante la cena di gala della conferenza hanno lasciato scossi così tanti partecipanti all’evento che infine ci sono state delle azioni significative. La serata è cominciata con una battuta del conduttore della serata che ha paragonato le fake news al seno. Gag finale? In entrambi i casi gli uomini preferirebbero quelli finti. Poi è arrivato il  premio per la leadership editroriale conferito a notevoli giornalisti dell’Uganda e della Giordania, un (importante) conquista per le donne nell’informazione.

Alla fine della cena, il capo dell’associazione della stampa portoghese, Joao Palmeiro, ha convinto un gruppo di donne che avevano organizzato la conferenza a raggiungerlo sul palco, prima di chiedere a una di loro di legare delle tovaglie al collo delle altre, dicendo che così facendo avrebbe dato loro le ali: “loro sono i miei angeli e non so se sono pronto a condividerle con voi”, ha detto Palmeiro sul palco. Palmeiro ha continuato poi chiamandosi “Charlie” e dichiarando: “in nome di tutti voi, bacerò Christin!”. La senior Project Manager di Wan-Ifra Christin Herger era una delle dipendenti sul palco. (la scena è ritratta in un imbarazzante video).

Il pubblico ha applaudito e ha trattenuto il fiato. Christin Herger era visibilmente rigida e contraria al bacio forzato di Palmeiros, ma lui era imperterrito: “è timida, per favore, per favore, e spero che voi, donne portoghesi, non siate così timide”, ha detto prima di afferrare Maria Belem e baciare lei, nonostante il suo evidente disagio. Scendendo dal palco, Palmeiro ha ringraziato il gruppo di donne e le ha chiamate la sua “squadra dei sogni”, sottolineando che fossero tutte donne. Ironicamente, un nuovo manuale promosso da Wan-Ifra sulla lotta alle molestie sessuali è stato lanciato proprio durante la conferenza.

Maria Belem, una delle donne su cui Palmeiro si è imposto, ha postato questo messaggio sull’app ufficiale dopo l’evento: “non siamo angeli, e non lavoriamo per Charlie. Siamo professioniste che lavorano per la libertà di stampa e per un ecosistema mediatico sano”.

Quando “mettere in mostra” le molestie sessuali provoca un cambiamento
Ma c’è una buona notizia: nonostante il sessismo (a volte) manifesto e le molestie esplicite durante il World News Congress, gli eventi sembrano aver provocato una reazione a catena che ha rafforzato l’impegno di Wan-Ifra per un cambiamento e ha portato una riflessione necessaria per l’intero settore. Quando i social media hanno rilanciato le denunce del sessismo plateale andato in scena alla conferenza in Portogallo, si è verificato un momento #metoo per il giornalismo. In risposta alle espressioni oltraggiate, Wan-Ifra si è pubblicamente scusata e ha apertamente riflettuto sugli incidenti, pubblicando una dichiarazione di condanna attraverso il World Editors Forum e annunciando un’ulteriore valorizzazione delle donne nella propria commissione.

Il direttore di Wan-Ifra, l’ex vicedirettore del New York Times Michael Golden, è salito sul palco la mattina dopo la cena di gala per affrontare la crisi:

“La scorsa sera quanto è accaduto sul palco quando Joao Palmeiro ha chiamato lo staff è stato inappropriato. Si è imposto sul nostro staff – su Christin Herger, su Maria Belem – in un modo che ha messo loro e molte persone a disagio. Sono qui per dire che questo è inappropriato. Sono qui per scusarmi col nostro staff per quello che è successo ieri sera e per dire che riconosciamo lo straordinario lavoro che ha fatto e che non meritava di essere messo in quella situazione”.

Poi Palmeiro è salito a sua volta sul palco scusandosi “…dal profondo del mio cuore”. Tuattavia, quelle scuse sembravano vane se viste contestualmente all’intervista che ha rilasciato lo stesso giorno al giornalista Yusuf Omar. In quella occasione, Palmeiro ha incolpato la cultura portoghese per il suo comportamento, sostenendo che una simile condotta era “assolutamente ok” e “normale” in Portogallo. Ma questo punto di vista non è stato affatto condiviso dalle donne portoghesi, incluse quelle che erano sul palco: “mi sono sentita umiliata come professionista, come donna e come portoghese, non era un fatto culturale”, ci ha detto una di loro.

In seguito, Wan-Ifra ha anche puntato l’attenzione sulla nomina della editor sudafricana Lisa MacLeod a vicepresidente del suo board (che rappresenta molte delle maggiori testate d’informazione del mondo), la prima donna nei 70 anni di storia dell’organizzazione a ricoprire la posizione. Il giorno prima della cena di gala, due altre donne erano state elette in commissione e quattro sono state promosse alla Commissione Esecutiva. Nonostante tali progressi, Wan-Ifra rimane largamente dominata da uomini, e le donne rappresentano solo il 14% dei membri (la commissione del World Editors Forum ha raggiunto il 35% di rappresentanza femminile). Infatti l’Ad dell’associazioe Vincent Peyregne l’ha riconosciuto dicendo: “abbiamo ancora molti obiettivi da raggiungere nei prossimi mesi”.

#TimesUp per le redazioni, gli editori e gli organizzatori di eventi di tutto il mondo
L’incidente di Lisbona non è però un caso isolato e ha seguito una tendenza sessista profondamente radicata che emargina le donne in tutte le organizzazioni giornalistiche (e nella società). Sebbene molti possano mostrare con orgoglio gli obiettivi di diversità raggiunti sul proprio sito web, oltre all’aggiunta di influenti voci femminili nei contenuti e nei programmi delle conferenze, le donne nei media continuano a essere sottorappresentate in termini di firme, dietro alle scrivanie dei redattori, e nelle commissioni. Sono inoltre pagate sostanzialmente meno delle loro controparti maschili.

Per approfondire: Dove sono le donne nelle testate europee?

Il nostro settore ha una responsabilità nei confronti della parità di genere all’interno e fra i media, perché un più vasto cambiamento sociale dipende ache da questo. E noi, membri della comunità giornalistica internazionale, non siamo pronti a sedere in un altro panel tutto al maschile, supportare organizzazioni che si fregiano ipocritamente di iniziative per la parità dei generi, né restare in silenzio quando le colleghe vengono molestate davanti ai nostri occhi. Abbiamo smesso di assecondare l’ego di uomini influenti avversi al cambiamento nella speranza che la nostra delicatezza possa un giorno portarli ad unirsi a noi nell’arrancare verso la parità di genere nell’industria dell’informazione. I tempi sono ormai maturi.

14 principi della parità di genere per il settore giornalistico
Qui di seguito sono riportati 14 principi e raccomandazioni per la comunità globale dell’informazione, da tenere a mente quando si tratta di rivedere i propri sforzi in materia di parità e, più in generale, di diversità – alcuni dei quali sono stati ispirati dal pionieristico Women In News Summit di Wan-Ifra.

  1. Insistere sulla parità di genere all’interno e fra i mediaGlobalmente le donne rappresentano ben meno del 30% delle posizioni di comando nelle redazioni, rendendo così la narrativa della maggior parte delle pubblicazioni propendente verso una prospettiva maschile. Recenti studi mostrano inoltre che i giornalisti e gli opinionisti dei quotidiani tradizionali sono dominati da uomini che parlano di cosa altri uomini fanno. Questo squilibrio si riflette direttamente anche sui contenuti e nella selezione dei panel degli eventi dell’intero settore. È il 2018 – fate un passo indietro e assicuratevi che voi/la vostra organizzazione non siate contribuendo al problema. La ricetta di Bloomberg News per acquisire la parità di genere è un’utile guida.
  2. Usare la rappresentazione inclusiva basata sui dati nei panel, nella leadership, sui palchi: “Se non puoi contarlo non puoi cambiarlo”: questa osservazione di Joanne Lipman è un importante punto di partenza. La maggior parte delle organizzazioni non crede che la discriminazione sessuale sia un suo problema. Ma prendersi del tempo per mappare e misurare il fenomeno è l’unico modo per esserne certi. Tracciare il genere dei tuoi autori, delle fonti, dei relatori e dei redattori per vedere quanto realmente bilanciati siano il tuo staff e i tuoi contenuti. Anche solo tenere il conto può portare a un cambiamento. Occorre prendere in considerazione la possibilità di condividere queste metriche  in modo da poter essere un punto di riferimento nello spirito della trasparenza che dovrebbe aiutare a costruire fiducia nelle organizzazioni.
  3. Combattere le molestie e affrontarle di petto (on e offline): “Credo fermamente che abbiamo bisogno di un codice generale di condotta per gli uomini per imparare come non trattare le donne nell’ambiente professionale. C’è molto da imparare”, ha detto Mariana Santos, fondatrice di ChicasPoderosas. Certamente le organizzazioni mediatiche hanno bisogno di regolamentazioni dettagliate che affrontino in modo decisivo le molestie, on e offline. Vedi le risorse di Press Forward e leggi la guida in 11 passi di Julie Posetti per la gestione online delle molestie in redazione.
  4. Non ghettizzare le iniziative per la parità dei sessi: Programma/includi contenuti pensati per rafforzare le fonti, le giornaliste e le redattrici donne, nei programmi principali, sul palco, e in prima pagina. Questo è vitale se si vuole prendere la questione sul serio e per assicurarsi che anche i partecipanti maschili siano educati e motivati ad abbracciare il cambiamento e a collaborare per la parità. “Isolare la questione sulle donne è una doppia limitazione – perché crea un ghetto”, dice Catarina Carvalho, Direttrice del Global Media Group del Portogallo.
  5. Organizzatori di conferenze: create opportunità per la partecipazione attiva delle donne. Considerate di sponsorizzare le relatrici e le moderatrici donne (in particolare quelle in basse condizioni socio-economiche) – in genere hanno meno potere economico delle loro controparti maschili. E che ne dite di promuovere l’assistenza all’infanzia per andare in contro alle professioniste con servizi primari per i bambini piccoli? (Vedi anche  i 13 suggerimenti di Hannah Storm per una conferenza più inclusiva).
  6. Insistere perché le organizzazioni partner e i collaboratori con un contratto rispettino i principi della parità di genere. Assicurati che tutti i partner, gli sponsor, i moderatori e i relatori delle conferenze siano consapevoli, abbiano accesso e rispettino il regolamento dell’organizzazione e i codici di condotta in materia di molestie e sessuali e parità per evitare una ripetizione dell’incidente portoghese. Wan-Ifra ha un regolamento in via di sviluppo: potrebbe diventare un modello per il settore?
  7. Sponsor: prendete in considerazione di usare parte dei finanziamenti per rafforzare gli standard di parità dei sessi. Gli sponsor delle conferenze e degli eventi sui media/giornalismo possono mettere a disposizione dei fondi per la parità dei sessi nei contenuti o finanziare direttamente le relatrici e le moderatrici donne. Controllate attentamente i contenuti dopo gli eventi e le pubblicazioni, e considerate la possibilità di negare i finanziamenti se la parità non è stata raggiunta come promesso. Facebook, Google, Twitter, stiamo parlando con voi (e con una serie di fondazioni per lo sviluppo dei media nordeuropei e organizzazioni intergovernative).
  8. Condividi la piattaforma. Se il tuo evento include relatori o panel provenienti da altre organizzazioni o da sponsor, insisti perché nominino una donna/delle donne con esperienza. E se sei un dirigente maschio e ti è stato chiesto di rappresentare la tua organizzazione come relatore, pensa alla possibilità di nominare una donna meno esperta per prendere il tuo posto. L’esperienza cresce attraverso le opportunità.
  9. Attenzione alla cultura della conversazione. La prevalenza di uomini ai panel e agli incontri, l’interruzione delle donne mentre parlano, o lo spiegare alle donne cose che sanno perfettamente (“mansplaining”) sono i modi più comuni in cui le voci femminili vengono messe a tacere negli ambienti di lavoro. Rendere il vostro team sensibile a queste problematiche e misurare i contributi con semplici app può aiutare a creare un ambiente in cui le donne possono prosperare.
  10. Elimina i pregiudizi dai processi di assunzione e selezione. Il cervello umano è fatto per utilizzare i pregiudizi per orientarsi in realtà complesse. Tuttavia, non è fatto per creare procedure di assunzione e selezione dei relatori di conferenze eque. Dobbiamo creare programmi e meccanismi per correggere a mano i pregiudizi. Per un aiuto, guarda le raccomandazioni di Iris Bohnet (Harvard Kennedy School) su come creare un’organizzazione priva di pregiudizi.
  11. Promozione dall’alto. Ottenere un equilibrio non è qualcosa che può nascere dal basso. Senza un appoggio dall’alto, le iniziative di genere nasceranno e si esauriranno rapidamente. Gli uomini che appoggiano la promozione di donne di talento sono la cosa migliore per fornire un esempio per i dirigenti e per creare diversità all’interno della leadership. Adam Grant ha alcuni buoni consigli su come fare se gli uomini nella tua organizzazione sono nervosi riguardo al fare da mentori e sostenere le donne nel mondo post-Weinstein.
  12. Per pagare equamente, negozia in maniera differenziata: Orit Kopel, Ad della Wikipedia foundation e co-fondatrice di WikiTribune, dice che la responsabilità per una paga equa è del datore di lavoro, non degli impiegati. Per pagare equamente le donne, non abusate della loro tendenza a sottovalutare il proprio contributo – date aumenti a chi li merita, piuttosto che a chi li chiede.
  13. Lascia che le donne si tirino indietro e si facciano avanti quando sono pronte. Solo perché una donna rifiuta una promozione per concentrarsi sulla sua famiglia, non significa che non vorrà mai più portare la sua carriera ad alti livelli. Molte donne scelgono di concentrarsi sui propri figli quando sono piccoli. Una volta che raggiungono un certo livello di indipendenza, la capacità dei loro genitori di ‘farsi avanti’ si riprende alla grande. Quindi se un fuoriclasse si rifiuta per una volta, continua a provare.
  14. Applica quanto detto sopra in relazione alla diversità più in generale. Questo include razza, classe sociale ed orientamento sessuale.

Se vuoi aggiungere il tuo nome alla lista di firmatari qui sotto – indipendente dal tuo genere, si può visitare la pagina della campagna #TimesUpNews su Change.org.

Firmato da:

Hannah Storm, Direttrice dell’ International News Safety Institute e consulente freelance sulla parità e i media che lavora con diverse organizzazioni, compreso l’Onu. È editor e co-autrice di ‘No Woman’s Land: On the Frontlines with Female Journalists’ e ha co-scritto ‘Violence and Harassment Against Women in the News Media’ con l’International Women’s Media Foundation. Prima di unirsi all’INSI, ha lavorato come freelance e giornalista assunta per Bbc, Itn, The Times e Reuters.

Julie Posetti è Senior Research Fellow al Reuters Institute for the Study of Journalism alla Oxford University, dove dirige il Journalism Innovation Project. Giornalista premiata e accademica, è autrice di Protecting Journalism Sources in the Digital Age (2017) dell’Unesco e co-editor di “Journalism,‘Fake News’ and Disinformation” (in uscita). Ex Research Fellow ed editor a Wan-Ifra/World Editors Forum, è stata anche reporter e editor con Abc e ha guidato Digital Editorial Capability a Fairfax Media in Australia.

Zuzanna Ziomecka è caporedattrice di Newsmavens, un collettivo collaborativo pan-europeo e magazine di attualità creato esclusivamente da professioniste dell’informazione. Il progetto è finanziato dalla Google Digital News Initiative e da Gazeta Wyborcza in Polonia e punta a rispondere alla domanda: cosa accrebbe se fossero solo le donne a selezionare le notizie?

Joyce Barnathan è presidente dell’International Center for Journalists (ICFJ), una non-profit dedicata alla promozione del giornalismo di qualità in tutto il mondo. Aiuta a sviluppare una vasta gamma di programmi ad alto impatto nel campo del giornalismo di qualità e della tecnologia. Precedentemente ha lavorato come redattrice esecutiva di Business Week ed editor regionale per l’Asia a Hong Kong. Ha anche lavorato per Newsweek a Mosca, Washington e New York.

Catarina Carvalho è redattrice esecutiva di Diário de Notícias – il più longevo giornale portoghese.

Ritu Kapur è Ad e co-foundatrice di Quintillion Media (che pubblica The Quint) in India. È membro della commissione di World Editors Forum ed è nel comitato consultivo del Reuters Institute for the Study of Journalism (RISJ).

Orit Kopel è la co-fondatrice di WikiTribune, una piattaforma di notizie Wiki-based. Con un passato da  avvocato qualificato per i diritti umani, Kopel è Ad della Jimmy Wales Foundation for Freedom of Expression, che lotta per i blogger e gli utenti dei social media perseguiti per aver espresso le proprie opinioni online.

Yusuf Omar è un giornalista premiato e co-fondatore di Hashtag Our Stories, che rafforza le comunità di video storytelling in tutto il mondo. Ha lavorato alla Cnn e come Mobile Editor all’Hindustan Times, dove ha formato 750 giornalisti nell’uso degli smartphone per raccontare una storia.

Raju Narisetti è un manager di ambito mediatico che ha lavorato come Ceo di Gizmodo Media Group, Senior Vice-President (Strategy) di News Corporation, e Managing Editor del Wall Street Journal e del Washington Post.

Mariana Santos è fondatrice di ChicasPoderosas, un’organizzazione non-profit che cerca di rafforzare le giornaliste digitali e le donne nella leadership, cambiando il volto dei media una donna alla volta. È stata Knight Fellow di ICFJ E fellow di JSK a Stanford e ha aiutato a creare il primo team interattivo del Guardian.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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