Giornalismo investigativo, l’esperienza di ProPublica

19 Ottobre 2009 • Giornalismo sui Media • by

Osservatorio europeo di giornalismo, 19.10.2009

La crisi nell’editoria e la trasformazione provocata da internet hanno prodotto una serie di effetti collaterali, tra questi una sempre più forte assenza di giornalismo originale basato su inchieste di un certo valore. Costano troppo. La progressione di internet pur avendo una cassa di risonanza senza eguali non si è tradotta in una moltiplicazione di fonti informative: aumentano le opinioni, ma le fonti su cui quelle opinioni sono espresse si stanno progressivamente riducendo.

Scompare il giornalismo investigativo, o quanto meno non viene praticato così come sarebbe auspicabile. Eppure il giornalismo d’inchiesta è stato sempre considerato una delle forme più alte di giornalismo, e un grande elemento di differenziazione. Certo, mantenere in vita un’informazione di questo genere significa sostenere spese non irrilevanti e non tutti i giornali sono in grado di affrontare una sfida di questo genere. Molti, forse, non ne hanno nemmeno l’interesse.

Può il giornalismo di qualità continuare a esistere? Internet, per la stragrande maggioranza dei lettori, corrisponde a una dimensione gratuita di accesso ai contenuti. Eppure l’idea del pagamento viene spesso teoricamente legittimata in virtù della capacità di un giornale di realizzare un’informazione di qualità, originale, unica, e il giornalismo d’inchiesta è ingrediente essenziale per riuscire a raggiungere questi obiettivi. Come porre rimedio a questa situazione?

Due anni fa, negli Stati Uniti, grazie a un finanziamento di 10 milioni di dollari l’anno da parte della Sandler Foundation, nasceva ProPublica, una redazione giornalistica nonprofit. L’intenzione era produrre servizi investigativi che potessero essere pubblicati da giornali e riviste in forma gratuita in termini di licenza Creative Commons. L’iniziativa promossa da Paul Steiger, ex direttore del Wall Street Journal, ha avuto successo. Steiger e compagni, una redazione di 32 giornalisti, sono riusciti a produrre, in partnership con varie redazioni, più di 100 storie , pubblicate su importanti quotidiani nazionali e locali americani. E centinaia di altri servizi sono stati pubblicati sul proprio sito web. Ecco un esempio, riproposto su web, di un servizio realizzato da ProPublica uscito sul magazine del New York Times. E qui come il caporedattore del settimanale descrive la collaborazione con ProPublica. Unutile dire che il giornalismo d’inchiesta si presta a essere proposto su internet; su un tema importante permette di mantenere un archivio cronologico per essere consultato nel tempo, introdurre elementi multimediali e introdurre collegamenti ipertestuali.

Steiger, nell’articolo Investigative reporting in the Web era traccia un bilancio di quanto finora compiuto e dell’esperienza acquisita in questo primo anno di attività. Al d là di riconoscere la validità del progetto grazie alla risposta positiva ottenuta sul mercato, Steiger mette in risalto come il sistema di comunicazione sia ormai profondamente cambiato. La capacità di produrre notizie ed investigare dipende sempre più dalla capacità di sfruttare il potenziale di conoscenza di cui è portatore internet. Così come Wikipedia permette di affinare la conoscenza e tendere a una forma di verità grazie al contributo di più persone che possono aggiungere e modificare il significato delle singole voci – dice Steiger – lo stesso avviene per le notizie e per la ricerca della verità che può avvalersi del contributo di un vasto pubblico di persone che hanno conoscenze originali e irripetibili.

La formula di ProPublica è esportabile? Le regole della comunicazione e della creazione dell’informazione possono essere proposte in una logica diversa da quella finora percorsa all’interno delle strutture editoriali più tradizionali? Quale futuro può avere il giornalismo investigativo? E soprattutto potrà avere spazio su internet secondo criteri innovativi?

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