Zeit e Guardian, due esempi per sperare

19 marzo 2010 • Digitale, Giornalismo sui Media • by

Ha preso il via con due speaker d’eccellenzail direttore di  Guardian News and Media Alan Rusbridger e il direttore di Zeit online Wolfgang Blau – la conferenza dal titolo Journalism 2020: Mantaining Professionalism, Regaining Credibility” (Giornalismo 2020: come mantenere la professionalità e riconquistare la credibilità) in programma a Vienna dal 18 al 20 marzo. Organizzata da Medienhaus Wien in collaborazione con l’Osservatorio europeo di giornalismo e con MAZ la conferenza vede dibattere giornalisti, accademici e professionisti del mondo del giornalismo e della comunicazione sulle prospettive e le potenzialità del giornalismo di domani. Sul sito dell’EJO riportiamo giorno per giorno le idee  più interessanti che possono lasciare spazio alla discussione e ad un futuro approfondimento.

C’é un  fatto positivo: secondo Rusbridger e Blau  nel 2020 il giornalismo  – inteso non come una professione ma come un’attività condotta in modo professionale e con passione – ci sarà ancora. I giornali cartacei forse no o comunque saranno molti meno, radicalmente diversi e il core business sarà rappresentato da quelli online. Quale sarà il modello di business vincente  e sostenibile rimane però ancora una questione aperta. Secondo Rusbridger per poter guardare avanti bisogna tenere distinti giornalismo e modello di business. Perchè se è vero che il secondo è in crisi, il primo sta vivendo un grande momento di espressione e di circolazione attraverso i diversi supporti e le diverse piattaforme che oggi sono disponibili. (“It is only a crisis. There has never been a better moment for journalism”). E anche per questo  non crede affatto nelle  notizie a pagamento online perchè romperebbero il flusso ed ostacolerebbero quello che oggi è diventato il giornalismo partecipativo e gratuito. Entrambi credono nel  dialogo aperto e paritario con il  lettore, nello scambio di fonti e informazioni sui social network come Twitter (Zeit online conta oggi 25.000 Twitter followers) e Facebook. Per sopravvivere il giornalismo deve abbandonare la visione per cui il giornalista è l’unico  custode della verità così come colui che può pubblicare, dare visibilità e far circolare una notizia. Non è più così. Anzi è in atto una crisi dell’ego giornalistico (“there is a crisis of ego”) per cui chi esercita la professione fatica ad interagire con il lettore, a prenderlo in seria considerazione e a vederlo come un valido interlocutore. Una sfida che invece ha raccolto Die Zeit perchè considera i propri lettori  intelligenti e validi (“Our readers are pretty smart”).

Alan Rusbridger (sx) e Wolfgang Blau (dx) intervistati da Matthias Karmasin (Università di Klagenfurt/Medienhaus-Wien) discutono del futuro del giornalismo nella sala della Cancelleria federale di Vienna.

Dunque il giornalismo va ripensato tenendo anche conto che è sempre più difficile definirlo e che esistono diversi tipi di giornalismo (locale e nazionale per es.) e di giornali con i rispettivi problemi. Se il quotidiano inglese Guardian ha chiuso il 2009 in rosso, il settimanale Die Zeit fa profitti approfittando della  crisi dei quotidiani, puntando sulla varietà e sull’approfondimento e mirando ad un pubblico profilato e di nicchia. E tenendo naturalmente conto che per potere esercitare un giornalismo di qualità, serio e indipendente è necessario avere alle spalle un’organizzazione e un editore che offrono delle garanzie e tutelano l’esercizio della professione così come non può mancare un codice etico al quale fare riferimento. Questo vale per il cartaceo come per l’online.

Dunque da quanto emerso da questo primo dibattito, da qui al 2020 per il giornalismo la strada  sembra andare ancora tutta in salita e fare previsioni è tutt’altro che facile. Siamo nel bel mezzo di un processo che si prospetta essere lungo nel tempo, tanto che forse non saremo noi a traghettare il vecchio modello giornalistico verso quello nuovo ma  le generazioni dei digital native che seguiranno.

Ma proprio l’esperienza di The Guardian e Die Zeit è incoraggiante: entrambi hanno elaborato formule ad hoc originali, entrambi hanno avuto successo sia su carta che sul web. E le cifre rosse del Guardian sono compensate dallo straordinario incremento dei lettori, che rappresenta il capitale per il futuro.  Hanno osato e stanno vincendo. E questo è l’insegnamento: non essendoci ancora un  business model sicuro e affermato, ogni editore deve trovare la propria strada, calibrando con saggezza innovazione e tradizione, web e carta, considerando l’età dei propri lettori. Una sfida difficile, ma non impossibile.


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