Repubblica Ceca, dove tutti i media sono in vendita

2 Ottobre 2015 • Media e Politica, Più recenti • by

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Negli ultimi due anni la Repubblica Ceca ha assistito al più drammatico cambio di proprietà editoriale dall’inizio degli anni ’90. I gruppi occidentali (principalmente tedeschi) che 20 anni fa compravano giornali cechi oggi hanno completamente abbandonato il mercato nazionale. L’ultimo a ritirarsi, il gruppo tedesco Verlagsgruppe Passau, ha annunciato la vendita del suo network di titoli locali Deník (Daily) proprio lo scorso mese.

Sebbene la vendita debba ancora essere approvata dall’autorità antitrust, il fatto ha già sollevato diversi interrogativi sulla qualità, l’indipendenza e il futuro della stampa del paese. Il nuovo possessore di Deník è infatti Penta, un’azienda il cui business è incentrato su immobili, servizi finanziari e assistenza sanitaria. Fino allo scorso anno, Penta non aveva alcuna esperienza in fatto di media. Questo aspetto ha dato adito a supposizioni per cui, come nel caso di altri recenti cambi di proprietà nei media cechi a partire dal 2013, l’acquisto di Deník da parte di Penta abbia la finalità di promuovere il business dell’azienda madre e di raggiungere gli obiettivi correlati: aleggia, infatti, la paura che i titoli locali possano venire usati per scopi politici o per intimidire la concorrenza aziendale.

Un proprietario problematico?
Ci sono un paio di ragioni che potrebbero giustificare queste paure. Uno dei co-proprietari di Penta, Marek Duspiva, ha infatti apertamente affermato in un’intervista risalente ad aprile e rilasciata al giornale Hospodářské noviny: “possedere media per noi significa stipulare un’assicurazione grazie alla quale nessuno farebbe bene ad attaccare irrazionalmente la nostra compagnia. E voglio sottolineare la parola irrazionalmente”. Nel 2011, Penta fu coinvolta in un importante scandalo politico in Slovacchia (conosciuto come la “causa del Gorilla”), che danneggiò seriamente l’immagine dell’azienda. Le indagini rivelarono che, nel 2005 e nel 2006, uno dei massimi dirigenti di Penta aveva intrattenuto segretamente delle trattative con alcuni  leader politici slovacchi.

La “causa del Gorilla” è importante anche per un altro motivo: lo scorso anno Penta ha comprato SME, autorevole giornale slovacco che era stato uno dei maggiori critici più grandi dell’azienda e aveva pubblicato regolarmente storie di spicco sullo scandalo. In segno di protesta contro questa rilevazione, vista come un tentativo di Penta di silenziare un rumoroso oppositore, la maggior parte dello staff di SME ha abbandonato la redazione e ha dato vita a un nuovo quotidiano indipendente, Denník N.

Il trend nell’Europa centrale e orientale
I recenti cambiamenti di proprietà nella Repubblica Ceca in realtà sono specchio di una tendenza mediatica più grande che si sta concretizzando nell’Europa centrale e orientale, un’inclinazione analizzata da ricercatori coinvolti nel recente progetto dell’Università di Oxford denominato “Media and Democracy in Central and Eastern Europe”. In base ai dati raccolti, è emerso come la crisi economica del 2008 abbia influenzato i mercati mediatici più giovani, piccoli e ancora instabili dei paesi dell’Europa centro-orientale in maniera molto più intensiva che nell’Europa occidentale o nel Nord America. Questa situazione, accompagnata dal bisogno di risparmiare denaro, ha indotto molte aziende occidentali ad abbandonare i mercati nell’Europa centrale e orientale e di conseguenza a vendere gli organi mediatici acquistati negli anni ’90.

I proprietari locali che hanno rimpiazzato le aziende uscenti erano generalmente businessmen, imprenditori il cui successo si era concretizzato originariamente in aree diverse da quella mediatica. Differivano così dai loro simili occidentali, che erano invece principalmente alla ricerca di profitto derivante dal possesso dei media e garantivano solitamente indipendenza politica ed economica agli organi in loro possesso. Tuttavia, dal momento che i profitti derivanti dai media sono oggi molto meno attraenti rispetto a prima dell’arrivo della crisi economica, sembra probabile che potenti business player locali abbiano il desiderio di utilizzare i media in favore dei propri interessi economici e politici.

La legge cambierà?
Questa è anche la ragione per cui, almeno nella Repubblica Ceca, la proprietà dei media è diventata un’importante questione pubblica. Il dibattito si è acceso quando Andrej Babiš, uno degli uomini d’affari più ricchi della Repubblica Ceca e, attualmente, il ministro delle finanze e il leader del partito politico più popolare, ANO, ha comprato la casa editrice Mafra nel giugno 2013, editore di autorevoli giornali come Mladá fronta Dnes e Lidové noviny. In seguito, Babiš, ha comprato anche una delle stazioni radio ceche più influenti, Impuls.

Un altro dibattito pubblico si è verificato alla fine del 2013, quando due altri potenti uomini d’affari, Daniel Křetínský and Patrik Tkáč, hanno comprato la compagnia Czech News Centre, che pubblica il tabloid più popolare del paese, Blesk. In questo contesto, la recente acquisizione di Deník da parte di Penta rappresenta l’ultimo stadio della trasformazione proprietaria in atto nel mercato ceco. I recenti e vari tentativi di mappre il mercato nazionale dei media e di proteggere la libertà di quest’ultimi sono state istituite come conseguenza di questi cambiamenti.

Una di queste, Svobodu médiím! (Freedom for Media!), un consorzio di Ngo e iniziative civiche, spinge per un mutamento legislativo in ambito mediatico. Al contempo, il Ministero della Cultura sta preparando modifiche a diverse e importanti leggi sui media, incluse quelle sulla regolazione del possesso dei media e sul cambiamento alla legge inerente il servizio pubblico televisivo. Se questo possa migliorare davvero il sistema mediatico nel nostro paese rimane una questione aperta. Molto dipenderà certamente dalle versioni definitive delle leggi e dalla volontà dei politici di supportarle. La situazione della Repubblica Ceca è migliore di quella della Romania, della Bulgaria o dell’Ungheria, ma negli ultimi anni sono emersi diversi pericoli.

La stampa locale ha un futuro incerto
Tornando all’ultimo passaggio di proprietà però, c’è ancora un importante punto da menzionare. L’acquisto di Deník da parte di Penta, infatti, potrebbe avere un forte impatto anche sul giornalismo locale. Questo perché Deník è il quotidiano locale leader o, per essere più precisi, un ibrido tra giornale locale e nazionale: ha una parte centrale comune a tutte le versioni dell’edizione, ma anche diverse pagine dedicate a temi locali che sono realizzate da più di 70 piccole redazioni sparse per tutto il territorio.

Negli ultimi anni, tuttavia, Deník ha dovuto affrontare costi significativi e tagli al personale che hanno impattato sul carattere e sullo standard del suo giornalismo. I giornalisti locali sono sempre più sotto pressione e soffrono di una mancanza di risorse netta rispetto alle loro controparti nazionali. Anche il salario è decisamente più basso a livello locale. Ciononostante, c’è ancora un potenziale enorme per le news locali: i precedenti proprietari tedeschi del giornale, infatti, non hanno saputo tirare fuori il massimo dal network locale di Deník. Penta, l’attuale detentore della testata, ha invece ufficialmente dichiarato di voler migliorare la qualità del giornalismo locale e ha promesso di investire nel titolo. Indipendentemente dal fatto che questo si avveri o meno, è chiaro che ci troviamo di fronte all’inizio di una nuova era per il giornalismo in Repubblica Ceca.

Per approfondire:
“Il ritorno dei baroni dei media”, di Michal Kus, Stephan Russ-Mohl e Adam Szynol
“Andrej Babiš è il Berlusconi ceco?”, di Adam Pešek

Articolo pubblicato originariamente in inglese, traduzione a cura di Alessandro Oliva

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