Le Monde, di nome e di fatto

22 ottobre 2013 • Cultura Professionale • by

Secondo un recente studio, spetta a Le Monde il titolo di giornale più cosmopolita d’Europa. I ricercatori hanno analizzato gli articoli di dodici quotidiani di sei paesi europei – Germania, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Austria e Polonia – per stabilire, secondo tre diversi criteri, quali tra questi fossero i più aperti verso l’estero nei loro contenuti. Secondo la ricerca, complessivamente, i giornali dei paesi più piccoli offrirebbero un coverage più internazionale di quelli dei paesi più grandi. Le nazioni meno estese sono infatti spesso più aperte verso il mondo, avendo forti legami culturali, oltre che economici, con altre nazioni. Questa disponibilità al confronto si rispecchia nella copertura mediatica dei loro organi di stampa, come evidenzia la ricerca.

Di ogni paese oggetto dello studio sono stati analizzati due giornali: il più autorevole tra quelli di qualità e quello a maggiore tiratura della stampa nel segmento medio/basso. In Germania sono stati considerati  Faz e Bild, in Danimarca Politiken ed Ekstra Bladet, in Francia Le Monde e Le Parisien, in Gran Bretagna The Times e The Sun, in Austria Die Presse e Kronen Zeitung, mentre in Polonia  Gazeta Wyborcza e Super Express. Nel 2008, il team di ricercatori ha analizzato ben 4587 articoli in tutto. I risultati sono stati pubblicati sull’European Journal of Communication, riassunti da Michael Brüggemann, dell’università di Zurigo, e da Katharina Kleinen-von Königslow, dell’Università di Vienna.

Tra i giornali confrontati, è Le Monde la testata che offre la più alta percentuale di reportage dall’estero. Nei servizi del quotidiano francese, infatti, viene la data parola a molti soggetti stranieri e i suoi reportage coprono un’ampia varietà di paesi: gli articoli che si occupano dei cinque maggiori paesi del mondo, infatti, si limitano a un terzo del totale dei reportage internazionali. Il dato del giornale francese è in controtendenza con quelli degli altri quotidiani analizzati: Die Presse, giornale austriaco di qualità, ad esempio, offre molti interventi di ospiti stranieri, ma un terzo di questi sono tedeschi, cosa che riduce notevolmente la diversificazione dei punti di vista. Il peggiore di tutti risulta essere invece il giornale scandalistico polacco Super Express, dove compaiono a malapena soggetti stranieri e quelli che vengono trattati provengono tutti dagli stessi cinque paesi. Il campione è stato assemblato così da comprendere grandi paesi, come la Germania e la Francia, e paesi piccoli, come l’Austria e la Polonia. Nazioni in cui gli abitanti si sentono parte di una comunità internazionale e nazioni dove i cittadini si identificano maggiormente con il proprio paese. Nel confronto tra i sei paesi, secondo l’Eurobarometro, è  infatti la Polonia la nazione i cui abitanti si percepiscono in misura maggiore come “cittadini del mondo”, opinione condivisa da ben il 33% dei polacchi intervistati. La Gran Bretagna è, al contrario, il paese in cui meno persone si sentono tali, con solo il 15%.

Per stabilire quale fosse il giornale più cosmopolita, i ricercatori hanno individuato tre diversi criteri: la presenza regolare di reportage sull’estero; uno scambio di opinioni transnazionale, che ospiti anche le idee di soggetti stranieri, e la presenza di reportage che siano veramente globali, che sappiano ovvero guardare anche oltre i paesi confinanti e alle grandi potenze planetarie. Per scoprire se le redazioni avessero un orientamento più o meno cosmopolita, invece, i ricercatori hanno intervistato in profondità i capiredattori e i corrispondenti dall’estero delle testate analizzate. A questo proposito, Alain Frachon di Le Monde ha dichiarato: “il nostro obiettivo è raccontare storie di un mondo globalizzato. Trattiamo la Francia all’interno di un contesto di sviluppo globale”. Secondo Brüggemann e Kleinen-von Königslow, questa affermazione mostra chiaramente che i giornali con ispirazione cosmopolita riflettono questa tendenza anche nel modo in cui coprono le notizie di politica interna. Come lo studio dimostra, il fattore decisivo, che denota un approccio davvero cosmopolita, è la linea editoriale scelta dalla redazione. È questa che in definitiva decide la quantità di tempo e di risorse economiche vengano investite nella copertura di notizie internazionali.

A influire sulla linea editoriale più o meno cosmopolita, pesa anche la composizione delle redazioni. Tuttavia questa tendenza è direttamente collegata al numero di corrispondenti esteri: i giornali con un linea editoriale più internazionale hanno tendenzialmente un numero maggiore di corrispondenti dall’estero. Questi, a loro volta, interagendosi con la redazione di politica interna, influenzano il giornale e lo spingono ad assumere toni maggiormente esterofili.  Agli occhi dei ricercatori viene messa in moto così una dinamica virtuosa come nel caso di Le Monde, che può vantare un copertura internazionale esemplare. Nel 2008, il giornale tedesco Faz poteva vantare, con quaranta collaboratori, il numero più cospicuo di corrispondenti esteri, mentre i giornali scandalistici avevano al massimo uno o addirittura nessun corrispondente dall’estero. Tuttavia l’analisi evidenzia che la distinzione tra giornale di qualità e giornale scandalistico non può basarsi esclusivamente sulla presenza o meno di servizi giornalistici di carattere internazionale. Entrambi gli illustri giornali The Times, inglese, che  Politiken, danese, ad esempio, offrono altrettanti pochi contributi dall’estero come i loro equivalenti scandalistici The Sun e Ekstra Bladet. I ricercatori definiscono “preoccupante” che i più illustri giornali di Danimarca e Regno Unito non siano in grado di descrivere efficacemente gli effetti della globalizzazione ai loro lettori.

È interessante notare, inoltre, come l’affermazione, sostenuta anche di sovente da molte redazioni, che la copertura mediatica si orienti a seconda degli interessi dei lettori, non è stata di fatto confermata.  Ad una popolazione con ispirazione cosmopolita non corrisponde una copertura mediatica altrettanto globale, ma il contrario. Si prenda l’esempio della Polonia, dove molti cittadini si percepiscono come parte di una comunità transnazionale, ma in cui il giornale di maggior tiratura, Super Express, propone un copertura molto regionale.

Brüggemann, Michael; Kleinen-von Königslöw, Katharina (2013). Explaining cosmopolitan coverage. In: European Journal of Communication, 28/ 3, pag. 361-378.

Articolo tradotto dall’originale tedesco da Alessandra Filippi

Photo credits: Hervé Photos / Flickr CC

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