WeiboScope sfida la censura della Rete in Cina

16 agosto 2012 • Digitale • by

Torniamo a parlare di Cina e censura digitale. Dopo il complicato sistema a punti con il quale Weibo tiene sotto controllo i suoi utenti cercando di impedire la discussione attorno ad argomenti “scomodi” per le autorità, il social network cinese è di nuovo al centro delle attenzioni degli analisti dei media. Questa volta, però, le notizie sono buone. Un gruppo di ricerca del Journalism and Media Studies della Hong Kong University, infatti, sta sviluppando WeiboScope, un progetto che grazie a un software riesce a tracciare i contenuti che vengono cancellati da Weibo e a creare una cronologia della censura social sotto la Muraglia cinese.

Il sistema funziona in modo molto semplice: WeiboScope monitora le attività web di 300mila utenti del social network che hanno più di 1000 follower (il sito è una piattaforma di microblogging molto simile a Twitter, ndr) scaricandone i messaggi postati. In questo modo è possibile osservare quali contenuti scompaiano improvvisamente e in quanto tempo. Secondo Fu King-wa, responsabile del progetto, non è difficile riconoscere un post censurato da uno semplicemente cancellato dal suo autore: i primi, ha dichiarato il ricercatore, se ricaricati su browser una volta eliminati, recherebbero l’inconfondibile dicitura “Permission denied”. Grazie a questo nuovo sistema è stato possibile scoprire come centinaia di messaggi concernenti la morte dell’attivista per i diritti umani Li Wangyang, avvenuta lo scorso 6 giugno, siano stati fatti sparire dalla piazza pubblica di Weibo. Tra questi, anche un messaggio postato dal regista cinese Alfred Cheung Kin-ting che faceva diretto riferimento all’attivista deceduto, e fatto scomparire 5 ore dopo la pubblicazione. WeiboScope è uno strumento ancora più interessante se applicato a quei post che non contengono parole inserite nelle “liste nere” della censura cinese: in questo modo, infatti, è possibile risalire a come gli utenti sfidino linguisticamente la censura per far passare i loro messaggi senza esporsi troppo alla vista dei censori. Ma il fatto che anche messaggi che non contengono espliciti riferimenti ad argomenti sensibili siano oggetto di censura fa aumentare la preoccupazione: potrebbe significare che il controllo su Weibo non sia fatto da un software, ma manualmente e in modo intelligente.

Al momento i risultati di WeiboScope non possono essere resi pubblici, ma le ambizioni del Journalism and Media Studies, che mira a raccogliere più finanziamenti, puntano a rendere il progetto accessibile agli utenti per creare un database di informazione online sulla censura digitale sui social network in Cina. Quelli che sono ormai universalmente noti come Big Data, però, sono ormai uno standard nelle analisi quantitative sui media applicate anche ai diritti umani. Un altro progetto simile, sviluppato però dalla Carnagie Mellon University di Pittsburgh, è in fase di attuazione e come WeiboScope tiene d’occhio le attività su Weibo, ma sulla base di parole chiave. Gli utenti attivi di Weibo in Cina, e dall’estero, sarebbero circa 300milioni, a testimonianza di quanta importanza abbia il social network nel paese asiatico anche per comprendere di cosa parli la Rete cinese e cosa, invece, le è proibito dire. Un archivio, basato proprio sui risultati di WeiboScope, di contenuti cancellati è disponibile sul sito del China Media Project.

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