La battaglia dei giornalisti di Al Jazeera in carcere

4 Luglio 2014 • Libertà di stampa • by

È passata una settimana da quando la corte del Cairo ha condannato tre giornalisti di Al Jazeera English, Mohamed Fadel Fahmy, Baher Mohamed e Peter Greste. Questa sentenza ha scosso l’ambiente del giornalismo in tutto il mondo, soprattutto dove la libertà di stampa ha ancora un valore.

Il processo ha sollevato ancora la questione della reale indipendenza dei tribunali egiziani e sembra confermare il giudizio di “non-libero” assegnato al paese dal recente report di Freedom House. “Condannare tre giornalisti professionisti a diversi anni di carcere sulla base di nessuna prova dei reati che vengono loro imputati dimostra ancora una volta come i giudici egiziani siano vittime dell’isteria anti-Fratelli Mussulmani sostenuta dal Presidente al-Sisi”, ha dichiarato Joe Stork, deputy Middle East Director di Human Rights Watch.

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Peter Greste, Mohamed Fadel Fahmy and Baher Mohamed sono stati arrestati il 29 dicembre 2013 e successivamente accusati di aver diffuso notizie false sull’Egitto e di aver sostenuto il movimento dei Fratelli Mussulmani, ufficialmente bandito. Complessivamente, in questo processo sono state accusate 20 persone, nove delle quali sono parte dello staff di Al Jazeera. Solo dopo sei mesi di carcere, il 23 giugno scorso, è stata annunciata la sentenza: Greste e Fami sono stati condannati a 7 anni di carcere, mentre al collega Mohamed sono stati inflitti 10 anni.

La protesta dei giornalisti della Bbc per chiedere la liberazione dei colleghi di Al Jazeera:

Al momento il caso è stato molto discusso soprattutto per via di Peter Greste, giornalista di Al Jazeera in Africa, australiano ma di origini lettoni. Come racconta la sua biografia, Greste ha lasciato l’Australia nel 1991 per diventare corrispondente dall’estero. In Africa ha vissuto per nove mesi. Durante la sua carriera, ha lavorato per Reuters, Cnn, Wtn, Bbc, prima di approdare nell’ufficio egiziano dell’emittente del Qatar. La sua professionalità si è fatta segnalare soprattutto nel 2011, quando ha vinto il prestigioso Peabody Award per il documentario Somalia: Land of Anarchy.

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Come il fratello di Greste ha dichiarato al Guardian, il giornalista incarcerato “vuole sottolineare quanto sia importante per loro – non solo in termini emotivi, ma anche di sicurezza – che la loro storia sia manteuta in vita”. Al momento si potrebbe dire che questo desiderio sia stato esaudito, dato che la sociertà civile in tutto il mondo ha risposto al caso e i social media hanno visto comparire numerosissimi messaggi con gli hashtag #freepetergreste e #freeAJstaff. In Australia, invece, sono state lanciate due petizioni per chiedere la liberazione dei tre giornalisti, una delle quali – su Change.org – ha raccolto già oltre 80mila firme e un’altra, lanciata invece da Amnesty International e indirizzata direttamente al Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, segue con numeri poco inferiori.

Siccome Peter Greste ha doppio passaporto austrialiano e lettone, la diplomazia del paese baltico insieme ai giornalisti locali si è attivata per rispondere alla condanna. Il giorno dopo la sentenza, il Ministro degli affari esteri della Lettonia ha inviato una nota diplomatica dove il paese ha chiesto “una valutazione oggettiva delle attività dei giornalisti, sulla base delle attività di Greste e dei materiali pubblicati, che dimostri chiaramente come i tre professionisti abbiano lavorato debitamente, riportando i fatti”. Il Ministro degli esteri lettone ha anche raggiunto un accordo con il suo omologo australiano Julie Bishop nel lavorare congiuntamente per la liberazione di Peter Greste e dei colleghi in tempi ragionevoli.

Anche l’Associazione dei giornalisti lettoni ha inviato una lettera ufficiale denunciando come Greste e i suoi colleghi “non abbiano avuto l’opportunità di difendersi in tribunale e nessuna possibilità di avere un avvocato”. Inoltre, l’associazione si è rivolta apertamente alle più alte autorità egiziane, chiedendo di reagire al più presto alla sentenza e chiedendo alla popolazione lettone di boicottare l’Egitto.

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La condanna contro i tre giornalisti è un evento sconvolgente che non deve essere dimenticato o sottovalutato, perché sdogana la pratica spaventosa di usare la giustizia per attaccare i giornalisti nelle zone di conflitto. Mentre il mondo aspetta che questo caso si concluda, i sostenitori di Peter Greste possono inviare una mail all’indirizzo freepetergreste@gmail.com: la famiglia stamperà tutte le lettere ricevute e le porterà al giornalista.

Articolo tradotto dall’originale lettone
Photo Credits: Global Panorama / Flickr CC

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