Si può automatizzare il fact-checking?

17 aprile 2018 • Digitale, Più recenti • by

Pixabay/Sandid

I giornalisti e gli informatici discutono da tempo se sia effettivamente possibile sviluppare il fact-checking automatizzato per fornire una risposta su larga scala alla disinformazione online. Un report del Reuters Institute for the Study of Journalism (Risj) di recente pubblicazione identifica a questo proposito un numero di nuovi strumenti automatizzati in fase di sviluppo, ma mostra che la loro applicazione rimane ancora limitata dalla complessità e dalla sfaccettatura della maggior parte della disinformazione online.

In “Understanding the Promise and Limits of Automated Fact-Checking”, Lucas Graves, senior research fellow del Risj, mette in risalto il lavoro dei fact-checker professionisti e dei ricercatori di intelligenza artificiale ma conclude che, nonostante le iniziative di sviluppo di strumenti di verifica automatizzati, questi sono ancora sostanzialmente incapaci di replicare i giudizi sensibili e le contestualizzati richieste nel fact-checking giornalistico. Alcuni strumenti automatizzati, infatti, sono già in grado di verificare una serie di semplici affermazioni di fatto, dove sono disponibili dati chiari, ma solo sotto supervisione umana, ed è probabile che tale supervisione sarà richiesta ancora nell’immediato futuro.

Gli addetti ai lavori e i ricercatori concordano sul fatto che gli strumenti di fact-checking automatizzato più efficaci siano quelli che assistono gli umani nell’identificare le affermazioni fattuali e nel trarne le conclusioni il più efficacemente possibile. Graves ha rilevato, inoltre, che in genere sono le organizzazioni di fact-checking non-profit e indipendenti, come Full Fact, un’organizzazione con sede nel Regno Unito, e Chequeado, un’organizzazione simile argentina, le pioniere dell’implementazione di strumenti di verifica automatizzati, realizzati inoltre con un contributo minimo da parte delle organizzazioni mediatiche tradizionali. Se è vero che molti degli strumenti sono stati costruiti con costi contenuti, è però probabile che le organizzazioni non-profit abbiano bisogno in futuro di maggior sostegno finanziario e logistico da parte di organizzazioni più grandi se vogliono realizzare appieno il pieno potenziale.

Laboratori di fact-checking automatizzato
Il Duke Reporters Lab alla Duke University ha sviluppato Tech & Check Alerts, in fase di beta testing dall’inizio del 2018, uno strumento che genera automaticamente una newletter quotidiana elencando accuratamente 15 affermazioni politiche raccolte dalle trascrizioni dei programmi della Cnn: il programma usa l’Api ClaimBuster, ma identifica chi parla e lo separa dalle affermazioni dei giornalisti. Attualmente sono in fase di sviluppo nuovi moduli che estraggono le dichiarazioni anche dalle registrazioni del Congresso, dell’assemblea legislativa della California e dai feed di Facebook dei candidati alle elezioni del Congresso. L’email viene inviata ogni mattina a PolitiFact, FactCheck.org, Washington Post, e Associated Press.

Un altro nuovo progetto, FactStream, offre invece il fact-checking in tempo reale e su second screen dei maggiori eventi politici tramite un’app mobile. I fact-checker usano la piattaforma per rispondere ad affermazioni dubbie in tempo reale, realizzando un sommario di quanto ottenuto in precedenza dai fact-checker o, per le nuove dichiarazioni, una breve panoramica che aggiunga contesto. Il suo primo test pubblico è avvenuto durante il Discorso sullo stato dell’unione del 2018, arricchito dagli aggiornamenti di PolitiFact, FactCheck.org, e Washington Post. Secondo i dati disponibili, più di 3mila persone hanno usato la app durante il discorso di Trump.

Full Fact, nel Regno Unito, ha in programma di rilasciare due nuovi strumenti di fact-checking automatizzato nel corso del 2018, sviluppati con più di 500mila sterline di supporto provenienti da fondazioni, e pensati per essere adottati in tutto il mondo. Entrambi gli strumenti si baseranno su un’infrastruttura di monitoraggio che scannerizza costantemente le maggiori testate, i notiziari e le fonti parlamentari utilizzando i sottotitoli o la conversione speech to text.

Pensato per aiutare i fact-checker a rispondere rapidamente alla disinformazione, Live, il primo di questi strumenti, scansiona le sue fonti in tempo reale al fine di confrontarle con le dichiarazioni e le affermazioni che Full Fact ha già indagato in precedenza. In caso di un abbinamento esatto, l’app estrae automaticamente le conclusioni rilevanti, in altre circostanze, invece, Live cerca di mostrare informazioni di contesto come per esempio le statistiche ufficiali disponibili. Trends, la seconda app in fase di sviluppo, si basa sullo stesso meccanismo ma offre una visuale più vasta, fornendo resoconti sullo sviluppo di ogni dichiarazione falsa. Lo scopo è mostrare ai fact-checker che i loro sforzi pregressi hanno fatto la differenza e aiutarli a mirare i propri interventi in modo più strategico.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta. Articolo modificato il 17 aprile alle ore 17: l’organizzazione Chequeado, argentina, era stata erroneamente indicata come brasiliana. Ce ne scusiamo con i lettori.

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