Data Journalism per piccole redazioni

1 marzo 2018 • Digitale, Più recenti, Ricerca sui media • by

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L’industria dei media è stata sconvolta. Il calo degli introiti pubblicitari fa guardare ogni editore di testata con ansia crescente al proprio bilancio e soprattutto le piccole organizzazioni sono costrette a lottare per sopravvivere. Il risultato è che molte di esse sono restie a investire nel data journalism, perché temono che questo comporti costi ulteriori. Anche nel Regno Unito, in genere visto come l’avanguardia del giornalismo dei dati, i media d’informazione locali faticano a stare al passo. “Persino il sistema mediatico britannico, in cui generalmente il data journalism è ben integrato nel ciclo delle notizie, soffre un divario centrale-regionale dovuto alle scarse risorse economiche e umane delle testate più piccole”, scrive a questo proposito il ricercatore svizzero Colin Porlezza.

L’importanza del data journalism (anche) per le piccole redazioni e i media locali

Ora più che mai il data journalism è importante per le redazioni e le organizzazioni più piccole. Secondo Kira Schacht, una data journalist tedesca, “raccontare una storia con i dati spesso è un modo per fornire un quadro più ampio e allo stesso tempo illustrare le implicazioni locali evidenziando un particolare aspetto del dataset”. Schacht, che è anche la co-fondatrice della startup tedesca di data journalism Journocode, è convinta che il giornalismo basato sui dati aiuti le piccole organizzazioni a distinguersi e a fornire un’esperienza unica al proprio pubblico. “Infine”, afferma Schacht “il metodo basato sui dati può anche aiutare a sostenere il ruolo di watchdog del giornalismo, che è necessario soprattutto nel giornalismo locale”.

Ma se il data journalism è così importante per le piccole redazioni e i media locali, come possiamo essere certi che essi possano parteciparvi? Per scoprire come le piccole redazioni possono sfruttare con successo il pieno potenziale del data journalism, ho intervistato alcuni tra i principali esperti del settore, data journalist e responsabili di team dati in Germania, Austria e Regno Unito. Alcuni lavoravano per piccole organizzazioni o per uffici investigativi non-profit, altri per grandi testate. I risultati della mia analisi sono stati inclusi in un report pubblicato dal Reuters Institute della Oxford University.

Cosa è emerso
Il data journalism è un lavoro di squadra. Simon Rogers, fondatore del Datablog del Guardian e ora coordinatore del Google News Lab, ha descritto il suo “team dei sogni” per il data journalism come un gruppo di sei o sette persone, un numero che è coerente con le interviste che ho raccolto con le altre organizzazioni. Soprattutto, le dimensioni della redazione non influiscono direttamente sul numero di effettivi nei data team, che sono spesso un misto di data journalist, programmatori e sviluppatori che non provengono necessariamente da un background giornalistico tradizionale. Per esempio a Spiegel Online ex urbanisti e fisici lavorano su progetti di data journalism, mentre altre organizzazioni hanno assunto persone con esperienza nella computer science.

Essere piccoli può essere un vantaggio: “Se hai un leader che è votato all’innovazione, dovrebbe essere più facile rivoluzionare una piccola redazione”, dice l’ex Direttore del Guardian Alan Rusbridger. In generale, avere meno expertise in redazione non è necessariamente un problema. Per Megan Lucero, che coordina il Bureau Local del Bureau of Investigative Journalism, “è molto più semplice per le piccole redazioni cambiare e introdurre delle novità. Questa è la vostra nuova risorsa”. Secondo Lucero, le organizzazioni più piccole possono anche più facilmente fare squadra con accademici e ricercatori che possono offrire loro un vantaggio competitivo nella loro copertura.

Togliere un po’ di polvere con le data skill: Il caso del Berliner Morgenpost mostra come il data journalism può cambiare la cultura organizzativa di un giornale locale. Julius Tröger ha iniziato a fare giornalismo con i dati da zero. Nel giro di pochi anni lui e il suo team in continua crescita sono stati in grado di realizzare inchieste di data journalism pluripremiate. Come conseguenza, il Berliner Morgenpost, che in passato ha sofferto la sua immagine un po’ fuori moda, al momento realizza alcuni dei migliori pezzi di data journalism del mondo germanofono.

Il data journalism può assumere diverse forme: Che si tratti di disegnare i confini dell’ex Repubblica Democratica Tedesca o di capire come la disoccupazione è calata durante la presidenza Obama, agli utenti piace interagire, e questi esercizi possono essere anche educativi. Infine c’è anche spazio per le storie basate sui dati raccolti autonomamente e per il giornalismo crowdsourced. Il punto cruciale, tuttavia, è quali step le piccole redazioni possono intraprendere per migliorare il proprio lavoro di data journalism e formare un team dedicato – il tutto preoccupandosi del proprio budget limitato. Il lavoro per la mia ricerca mi ha permesso di stilare un decalogo.

Dieci passi per le piccole redazioni per partire con il data journalism:

  1. Porsi obiettivi ragionevoli: Una visualizzazione dei dati, una pagina con i dati, un grafico o ricerche mensili approfondite basate sui dati – tutto questo è data journalism. È vitale che i progetti e le aspettative siano adatti alla redazione. Bisogna pensare a cosa il proprio team dati può ottenere e a cosa si vuole che esso ottenga e poi formarlo di conseguenza.
  2. Impegno dall’alto: “Niente di tutto questo ha una possibilità se non hai un Direttore che ci crede”, dice ancora Alan Rusbridger. Non è stato l’unico a sottolineare l’importanza di una leadership partecipe. “Le barriere sono soprattutto culturali e a livello di leadership, non tecnologiche”, conferma il digital strategist Nic Newman.
  3. Entusiasmo dal basso: Certamente è anche necessaria una visione, più che un’iniziativa, che parta dal basso. Qualche (buon) risultato preliminare è anche il mezzo per persuadere una redazione scettica.
  4. La comunicazione è essenziale: Per ottenere un cambiamento duraturo in una redazione, la comunicazione è essenziale. Sempre Alan Rusbridger afferma che “l’unico modo per creare un cambiamento è far sì che le persone ne parlino di continuo”.
  5. Costruire le competenze: Esistono tre modi per portare le skill necessarie a un data journalism team in una redazione: a) formare uno staff, per esempio offrendo dei workshop; b) procurasi l’expertise assumendo data journalist, sviluppatori e/o programmatori; c) collaborare con altre redazioni o esperti come analisti e data scientist.
  6. Assumere qualche geek
  7. Dare al team (e ai geek) spazio e risorse
  8. Collaborare: La comunità de data journalist in Germania è piuttosto piccola e molto reattiva. Persino la “coopetizione”, la collaborazione fra concorrenti, è pratica comune.
  9. Cominciare in piccolo e con un’ipotesi
  10. Non avere paura

Indiscutibilmente questa lista non è il non plus ultra. La speranza è che possa fornire un utile punto di partenza per le redazioni e le organizzazioni più piccole che vorrebbero cominciare a produrre data journalism. Ovviamente il data journalism non è tutto e i giornalisti hanno sempre lavorato con i dati in un modo o nell’altro. Tuttavia, con l’evolversi del settore, il data journalism sarà sempre più difficile da evitare. “Non tutti i giornalisti devono sapere come lavorare con i dati o costruirci qualcosa, ma ogni redazione deve avere nozioni di giornalismo computer-based. Devi sapere cosa è possibile e devi avere una comprensione di base di statistica ed Excel”, suggerisce Megan Lucero.

Julius Tröger del Berliner Morgenpost concorda: “il data journalism crescerà. Oggi anche anche le redazioni più piccole deveono avere qualcuno capace di lavorare sui dati”, afferma. “Ciò di cui discutiamo internamente è se abbiamo bisogno di una visualizzazione di dati appariscente oppure no. Il Washington Post ha 24 persone a lavoro su progetti interattivi basati sui dati e fanno cose grandiose, ma forse così è troppo”. Sembra che, come in molte altre cose, il giusto equilibrio sia la chiave.

Le organizzazioni intervistate per questo studio sono state Berliner Morgenpost, SZ.de, ZEIT ONLINE, Spiegel Online, Dossier, CORRECT!V, The Bureau of Investigative Journalism’s Bureau Local. Il report completo “Bigger is not always better: What we can learn about data journalism from small newsrooms” è pubblicato dal Reuters Institute for the Study of Journalism ed è disponibile qui.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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