Ci ricordiamo da dove provengono le notizie che leggiamo online?

15 ottobre 2018 • Digitale, Più recenti, Ricerca sui media • by

La crescita dei social media e di altri aggregatori avvenuta negli ultimi anni ha cambiato significativamente la natura del consumo delle notizie online. Secondo i dati dell’ultimo Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism, il 65% dei lettori sul web in 37 Paesi preferisce ora ricevere le sue notizie tramite motori di ricerca, social media e altre piattaforme online, un numero impressionante. Una domanda ricorrente è se questo abbia anche degli impatti sulla percezione delle persone sulle origini delle notizie che leggono e sulla consapevolezza nei riguardi della loro origine: dopo tutto, le notizie condivise dalle testate giornalistiche su Facebook e Twitter si assomigliano tutte quanto a design. Nella nostra ultima ricerca, abbiamo cercato di rispondere a questa domanda, esaminando come e se le persone ricordano la testata che hanno letto quando accedono alle news direttamente dai siti delle organizzazioni mediatiche e quando lo fanno tramite i motori di ricerca e i social.

I lettori si ricordano raramente la fonte delle notizie che leggono usando i social
Per studiare se le persone ricordassero quale testata giornalistica hanno fruito dopo aver letto un articolo abbiamo usato i dati di PULSE di YouGov, i quali ci hanno consentito di tracciare i comportamenti di browsing di un campione di circa 3mila individui nel Regno Unito nel corso di un intero mese nell’estate del 2017. Poche ore dopo aver cliccato su un link a un articolo giornalistico, abbiamo chiesto al nostro campione di identificare quale testata avesse pubblicato quanto avevano appena letto.

I risultati mostrano che nell’81% dei casi in cui le persone avevano acceduto direttamente al sito di un’organizzazione mediatica, i lettori riuscivano a ricordare correttamente la testata che avevano appena consultato. Invece, quando il link all’articolo proveniva da un motore di ricerca, solo nel 37% dei casi i lettori erano in grado di ricordare la testata di riferimento. Quando invece il link veniva trovato su Facebook, la pubblicazione di riferimento veniva ricordata nel 47& dei casi. Quando abbiamo analizzato i fattori che trainavano una corretta attribuzione delle fonti, abbiamo scoperto che “una relazione forte pre-esistente con una testata era anche il fattore piu forte associato con la corretta attribuzione del brand in tutti e tre i metodi di accesso alle news analizzati”. I lettori più giovani, inoltre, ricordano più di frequente la testata se la incontrano sui social media, ma il fatto che la testata fosse tradizionale una nativa digitale non sembra essere significativo per quanto riguarda ricordarsi da dove provengono le news che si leggono.

Alcune implicazioni importanti per le organizzazioni giornalistiche
Cosa ci insegnano, quindi, questi risultati? Innanzitutto, quanto è emerso dalla nostra ricerca ha implicazioni importanti per la comprensione della fiducia nel giornalismo e per i business model possibili delle testate. Ricerche già disponibili hanno già fatto notare l’importanza dei brand per il modo in cui le persone navigano tra le notizie e per come viene attribuita fiducia ai contenuti giornalistici. Se la connessione tra il lettore e il brand viene indebolita, come sembra essere nel nostro caso, è anche possibile aspettarsi che la fiducia complessiva nelle testate giornalistiche possa subire conseguenze negative.

Inoltre, le organizzazioni mediatiche con un brand value più debole potrebbero incontrare maggiori difficoltà a sopravvivere in un ambiente informativo online che si muove, lentamente ma costantemente, verso un’impostazione sempre più a pagamento, un ambiente dove la fedeltà dei lettori e la riconoscibilità dei brand saranno elementi chiave per la monetizzazione. Se meno utenti di una testata online riescono a ricordare di aver letto uno dei suoi contenuti, potrebbe anche essere più difficile trovare lettori disposti a pagare. Infine, in un ambiente dove i brand giornalistici sembrano contare meno, potrebbe anche essere più facile per la disinformazione diffondersi, uno scenario ancora più preoccupante.

Il paper “News brand attribution in distributed environments: Do people know where they get their news?” è pubblicato da New Media & Society, ed è disponibile qui.

Articolo tradotto dall’originale inglese

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