Il Times perde il 90% dell’audience, ma è vero flop?

3 novembre 2010 • Digitale • by

A distanza di cinque mesi dall’introduzione del paywall il Times riflette sui primi risultati ottenuti. Il nuovo modello di business adottato dal giornale di proprietà di News international, ovvero News Corporation, ovvero Murdoch, è il primo in assoluto che viene applicato in forma integrale a un giornale generalista del Gruppo del magnate australiano.

Le cifre. Il paywall del Times è attivo dal giugno di quest’anno, fino ad allora il numero di visitatori unici per mese era accreditato per una cifra prossima ai 3 milioni. Oggi, secondo i dati rilasciati da News International il numero di persone che hanno sottoscritto un abbonamento sono 105 mila, cifra che comprende sia chi ha attivato l’abbonamento al sito sia chi ha attivato una sottoscrizione per scaricare il giornale su iPad.

A questi si devono poi sommare circa i 100 mila lettori che in virtù dell’abbonamento sottoscritto alla versione cartacea hanno attivato il proprio digital account senza sostenere ulteriori balzelli. Complessivamente, quindi, sono 200 mila i lettori che sostengono una spesa per fruire dei contenuti digitali del Times. In termini generali, rispetto all’era pre-paywall significa una perdita di oltre il 90% dell’audience.

Rimane però impossibile comprendere il fatturato globale generato dal business digitale a pagamento del Times. Al netto dei lettori web-print, i ricavi generati dai 105 mila lettori digitali è incerto, poiché News International non fa sapere la composizione del bacino di utenza. Quanti pagano per il Web, quanti per l’iPad (9,99 sterline al mese) e quanti tra coloro che accedono al sito sono lettori che attivano un pagamento per un solo giorno (1 sterlina) o per una settimana (2 sterline)? Secondo le informazioni raccolte da Roy Greenslade del Guardian, gli utenti iPad dovrebbero essere 45 mila per un ricavo totale mensile prossimo alle 450 mila sterline.

Rebekah Brooks, amministratore delegato di News International, dichiara di essere soddisfatto dei risultati: “le cifre mostrano chiaramente che un un numero rilevante di persone è disposto a pagare per un giornalismo di qualità in formato digitale”. James Harding, editor della testata londinese valuta questi primi risultati come incoraggianti, “ è la prima volta nei 225 anni di vita del giornale che vendiamo qualcosa diverso dalla carta, siamo solo alle battute iniziali”. Sulla stessa lunghezza d’onda Murdoch, “da pochi mesi dal lancio dei nuovi prodotti, la quota di utenti paganti è aumentata”.

Per potere fare una prima e più attenta valutazione occorrerebbe conoscere la dinamica degli investimenti pubblicitari: in quale modo si è modificata? In meglio, in peggio? E’ fuorviante analizzare i risultati del Times basandosi unicamente sulla comparazione tra audience attuale e audience pre-paywall. Dei tre milioni di persone che accedevano al web, quanti effettivamente potevano essere considerati effettivi lettori del giornale? La maggior parte del traffico che muove internet è traffico occasionale, come dimostrano i dati relativi alla media di lettura dei siti dei giornali. I numeri andrebbero piuttosto raffrontati con il numero di lettori della carta stampata. Se si applicasse questa logica e considerato, come affermato da James Harding, che siamo soltanto alle battute iniziali, i numeri dell’era post-paywall non possono essere definiti un disastro: 500 mila sono le copie medie giornaliere vendute oggi dal Times contro un pubblico digitale pagante di 200 mila.

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