La seconda giovinezza della radio sul web

15 Dicembre 2011 • Digitale • by

“Mentre la televisione generalista è in agonia, la radio è già morta da tempo: e dunque è stata la prima a risorgere”. A dirlo è Gianluca Nicoletti, autore di Melog 2.0 su Radio24, uno dei format radiofonici di maggior successo in formato podcast, e tra i primi a credere nelle potenzialità dell’interazione tra radiofonia e rete in tempi in cui la seconda sembrava dovesse fagocitare e uccidere la prima. In realtà i due media hanno trovato recentemente una più che piacevole convivenza e proprio Internet da killer si è trasformata nella più preziosa risorsa per la radio che sta vivendo una nuova giovinezza e in modo particolare in Italia. Il formato podcast consente agli ascoltatori di scaricare e ascoltare, o riascoltare, i programmi radiofonici in mp3 sul proprio computer o su un device musicale portabile, come un iPod, un tablet o uno smartphone. La pratica sta prendendo sempre più terreno e la recente pubblicazione dei dati relativi ai download dei podcast della Rai ha mostrato come gli ascoltatori italiani siano a dir poco entusiasti di questo nuovo mezzo.

I file scaricati dal portale della Rai sono stati infatti 3,5 milioni, un numero di per sé molto elevato, ma ancora più interessante se analizzato più nello specifico. Radio1, con la sua impronta quasi interamente dedicata all’informazione, è saldamente la prima emittente del servizio pubblico, seguita da Radio2, la rete più generalista, e Radio3, il canale culturale con contenuti di nicchia. In Fm i rapporti di forza tra i tre canali sono ben delineati e sono la diretta emanazione dei palinsesti e del pubblico cui si riferiscono. Con i podcast, però, la gerarchia viene ribaltata: il 90% di quei 3,5 milioni di download, infatti, riguarda programmi di Radio2 e Radio3 con la seconda delle quali che arriva sostanzialmente a pareggiare il numero di ascoltatori complessivi, tra etere e Rete, con la prima, diventando una vera e propria forza proprio su Internet. Da questi dati si scopre un bacino di utenza inedito con gusti particolari e ricercati, tutt’altro che generalisti. I programmi a connotazione culturale della terza rete diventano insomma dei successi online proprio nel formato podcast e a sorpresa il più scaricato tra i format di Radio3 è addirittura il ciclo di ermeneutica biblica del programma “Uomini e profeti“, una trasmissione che si riferisce a un pubblico specialista e ristretto.

La Rete aggrega il pubblico radiofonico e ne diventa l’archivio. Il podcast mette in discussione la stessa concezione del palinsesto, che si fa sempre più residuale offrendo la possibilità di creare una propria programmazione privata fruibile ovunque, anche in mobilità, tramite un lettore mp3. La Rete è in grado di aggregare piccole comunità di interessi che grazie ai social network e ai siti si ritrovano insieme attorno a nodi di interessi culturali specifici, diventando comunità. Come avvenuto per la musica, dove l’avvento degli store in rete e dell’mp3 ha posto fine alla scarsità economica dei prodotti raggiungibili, allo stesso modo i programmi radio anche specialistici e di nicchia diventano facilmente fruibili per il loro pubblico di riferimento che, una volta aggregatosi, può assumere anche dimensioni considerevoli e decretare il successo di un format che nell’etere, dove non esiste la possibilità selezionatrice offerta dal podcast, vivacchierebbe ai margini della programmazione. Di questo è sicuro anche Marino Sinibaldi, direttore di Radio 3 che ha confermato questa impostazione a Repubblica: “gli internauti cercano contenuti che comportino, pur nella completa relatività della Rete, una connotazione, una produzione di identità. Il segreto è coniugare molteplicità e identità […] E proprio in questo i contenuti culturali, garantiti da un brand riconoscibile e affidabile si rivelano decisivi”. La Radio è giunta al paradosso di essere tornata al centro delle diete mediatiche di molti cittadini, ma con una formula che mai era stata al centro della sua agenda: in rete e grazie ai contenuti di nicchia, andando oltre i suoi confini e ibridandosi a tal punto con Internet da reinventarsi del tutto, nelle forme, nelle abitudini di ascolto e nei linguaggi.

La mutazione in atto per il medium radiofonico è così profonda che la stessa Rai ha recentemente messo sul mercato Wikiradio, un nuovo format culturale di stampo educational che va in onda sulle frequenze di Radio3, ma è pensato e strutturato per il podcast. Il terreno è nuovo ma sembra già rappresentare il futuro del medium, anche commercialmente dove le possibilità per la raccolta pubblicitaria, ad esempio, mostrano ottime possibilità di crescita.

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