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18 novembre 2009 • Giornalismo sui Media • by

Osservatorio europeo di giornalismo, 18.11.2009

È incredibile, si sa tutto di quel che succede nella stampa americana, si sa poco di quel che succede in Italia. Articoli, commenti e opinioni sull’andamento delle vendite del New York Times e i maggiori quotidiani statunitensi, gli effetti della crisi, la diminuzione del fatturato pubblicitario USA. Sembrerebbe che da noi vada tutto per il meglio. Ovviamente non è così.

Sia in Inghilterra che negli Stati Uniti c’è un’ampia diffusione di informazioni sullo stato dell’editoria, da noi esiste un estremo riserbo nell’affrontare e commentare quanto avviene all’interno dei perimetri editoriali. Mancano dati, non vengono fatte rilevazioni nella stessa quantità e frequenza con cui vengono svolte nei paesi anglosassoni. Basta compiere una ricerca su Google digitando vendite quotidiani: appaiono prevalentemente le notizie che riguardano il mercato americano, poco o nulla le notizie che riguardano i giornali italiani. Ed è uno dei motivi per cui si è spesso portati ad analizzare il mercato dell’editoria con una logica che è tutta americana e poco legata alle dinamiche che interessano il mercato nazionale.

Riportando i dati del calo eccezionale, -10,6%, nella diffusione dei quotidiani americani nel semestre marzo-settembre i giornali italiani non hanno proposto alcun raffronto con la situazione interna. Eppure sarebbe stato interessante, a fronte di questi risultati, comprendere cosa sta succedendo, stiamo peggio, stiamo meglio? Possiamo dire di essere in buona compagnia. Su base annuale giugno 2008- luglio 2009, i quotidiani italiani hanno subito un identico calo, -10%.

Si parla di Usa Today, la cui diffusione è calata del 17%, del New York Times che ha chiuso il semestre con un meno 7,3%, a circa 927.851 copie. Non si dice che nel luglio di quest’anno le perdite dei quotidiani italiani, rispetto allo stesso periodo 2008, sono state altrettanto disastrose. Un vero bollettino di guerra. Il calo delle vendite totali dei quotidiani, grandi e piccoli, nazionali e regionali, è impressionante: Corriere della sera -9,9%, Gazzetta dello sport -5,7%, Il Giornale -10,5%, Libero –17,3%, Il Manifesto -8,3%, La Gazzetta del Mezzogiorno -12,3%, Il Gazzettino -5,2%, La Nazione -7,9%, Il Piccolo -4,3%, La Repubblica -17,3%, Il Secolo XIX -7,6%, Il Sole-24 Ore -14,4%, Il Tempo -8,6 per cento.

Alcuni editori nel corso del mese di settembre hanno invertito la rotta grazie soprattutto alle campagne pro-contro Berlusconi. Il fuoco incrociato tra le diverse parrocchie editoriali ha favorito Il Giornale, che ha registrato un aumento nel numero di copie pari al 22,3%, passando da 179.909 a 220.117 copie. Buono anche il risultato di Repubblica, anche se più contenuto, +6%, che si attesta a 517.309 copie mentre il Corsera mantiene una posizione di equilibrio, +1%., aggiudicandosi il primato in termini di diffusione, 532.842 copie. Ma possono essere effetti duraturi?

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