La sopravvivenza delle startup mediatiche nei Paesi in via di sviluppo

12 Aprile 2019 • Economia dei media, Più recenti • by

gunarsg / Flickr CC / CC BY-ND 2.0

“Il giornalismo sembra essere commercialmente praticabile in Occidente, quindi si presume che la cosa valga anche altrove. Questo però non avviene in altre parti del mondo, e in particolare nelle economie in via di sviluppo”. Si apre in questo modo, con un estratto dall’intervista con Premesh Chandran, Ceo del portale online malese Malaysiakini, il nuovo report “Fighting for Survival: Media Startups in the Global South” di Anya Schiffrin, dedicato alle difficoltà e agli ostacoli che le testate giornalistiche e le startup mediatiche online devono affrontare nei Paesi in via di sviluppo e nel Global South.

Questo nuovo report ne segue un altro, “Publishing for Peanuts”, pubblicato nel 2015 sempre da Anya Schiffrin, insieme a JJ Robinson e Kristen Grennan della School of International and Public Affairs (SIPA) della Columbia University di New York. Già quattro anni fa i ricreatori avevano analizzato 35 startup mediatiche nella zona e, ora, tornando sull’argomento, il nuovo studio fornisce uno sguardo ancora più ravvicinato sulla esperienze individuali dei giornalisti che vi lavorano ed esplora le loro strategie di sopravvivenza in diverse circostanze politiche ed economiche. Tra le organizzazioni intervistate ci sono progetti come Daily Maverick (Sud Africa), il Center for Innovation and Technology (Zimbabwe), iHub (Kenya), 7iber (Giordania), Himal Southasian (Sri Lanka) ed El Daily Post (Messico). Molte di queste startup dipendono in modo prioritario dalla rete e dai servizi mobile per diffondere i loro contenuti.

Sopravvivenza e fallimento
Per mezzo di interviste con 21 testate nel 2015 e cinque nuove che non erano state intervistate per il primo report, i ricercatori hanno dovuto scoprire che nel frattempo tre startup sono fallite, mentre sei altre sono state ri-strutturate in modo significativo, o hanno cambiato nome. Le ragioni sono differenti: i rischi politici e l’incolumità fisica dei giornalisti sono preoccupazioni importanti per queste testate emergenti, in particolare in Messico, ma i problemi economici sono quelli più stringenti per la maggior parte di loro

In questo contesto, la maggior parte delle startup ha mostrato di dover affrontare problemi ricorrenti al fine di garantirsi finanziamenti e ricavi. Dato che attrarre inserzionisti o dipendere sul crowdfunding pone varie difficoltà, affidarsi alle donazioni è diventato una delle fonti di sostentamento principali per queste aziende. Ad ogni modo, mantenere il coinvolgimento dei donatori per servire i piani a lungo termine delle testate pone ulteriori questioni di fattibilità: di conseguenza, sei organizzazioni su 17 hanno segnalato come il loro primo anno di introiti non abbia coperto le loro spese. Queste preoccupazioni hanno spinto dieci delle testate ad assumere personale dedicato proprio al fundarising e alla scrittura di grant per i finanziamenti.

Visibilità e difficoltà finanziarie
Il report tende a usare il termine “fattibilità” invece che “sostenibilità” per descrivere la sopravvivenza a lungo termine di queste startup, dato che “sostenibilità” ha un focus maggiore sull’economia che sull’integrazione dei media nelle comunità che ne servono il benessere. Le startup intervistate hanno invece mostrato motivazioni più forti verso il servire le loro comunità di riferimento che verso l’ottenimento di denaro. Queste buone intenzioni non sembrano essere comunque sufficienti a garantire la sopravvivenza dei progetti. In questo contesto, Peter Deselaers, Kyle James, Roula Mikhael e Laura Schneider, nel report, discutono la “fattibilità” del modello della Deutsche Welle Akademie come un esempio di successo che coinvolge fattori economici, politici, di contenuto, di tecnologia, oltre che la dimensione di comunità, fornendo una comprensione più olistica del concetto di “fattibilità”. Adottando uno schema di questo tipo e raggiungendo un bilanciamento tra queste dimensioni, la Akademie si aspetta di poter garantire il successo dei suoi.

Soluzioni e raccomandazioni
Avere un’organizzazione che aiuta le testate più piccole a ottenere i mezzi necessari a operare in varie attività necessarie ad aumentare gli introiti, inclusa la partecipazione ai fundraising internazionali, è una delle più importanti raccomandazioni che emergono dal report. Allo stesso modo, le iniziative di finanziamento globali sembrano essere una necessità di questi tempi. Il report sottolinea anche il ruolo innegabile del Global Investigative Journalism Network nel sostenere i progetti mediatici emergenti fornendo assistenza nella costruzione della pratiche di business.

Allo stesso tempo, i finanziatori e gli editor delle startup forniscono nel report alcuni consigli per chi è agli inizi. Facendo luce sull’importanza di pensare al modello di business da subito, di creare un piano di solvibilità di due anni e di essere pronti ad affrontare delle possibili tempeste finanziarie, le startup intervistate sottolineano la necessità di avere un piano finanziario di lungo periodo. In questo senso, Octavio Rivera López, l’ex Direttore di El Daily Post, vuole assicurarsi che le startup nuove non commettano i medesimi errori che hanno portato al fallimento della sua testata: “occorre pensare non solo a una fonte di sostentamento, ma a diverse. Bisogna cercare grant, ad esempio, non solo la pubblicità o la vendita di prodotti. Bisogna sapere che ai progetti serve tempo per maturare. Servono soldi per sopravvivere. Essere piu piccoli aiuta, bisogna iniziare piccoli e crescere il più possibile”.

 

 

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