Perché i milkshake fanno bene ai media

13 luglio 2016 • Giornalismi, Più recenti • by

BuzzFeed

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È successo di nuovo questa mattina. L’ho visto. Mi sono svegliata, ho preso il mio telefono, ho disattivato la sveglia e ho cominciato a scorrere fra le foto di Instagram, forse perché è rilassante guardare qualche immagine carina prima di leggere le notizie – ed eccolo di nuovo: un assurdo milkshake. Questi monumenti di zuccheri e grassi di solito contengono un mucchio di formaggio cremoso, panna montata, caramelle, tocchi di torte, crostate o ciambelle, marshmallow, pretzel, zucchero filato, burro di noccioline e cioccolato di vari tipi, e da qualche parte là sotto ci sono anche del gelato e del latte.

Straordinariamente i milkshake sono la maggiore hit di Instagram di quest’anno. Quindi me ne sto lì a sbavare, come probabilmente hanno fattoo le altre migliaia di persone che hanno messo mi piace durante la prima ora in cui l’Huffinghton Post ha pubblicato l’immagine sul suo profilo Instragram Huff Post Taste. Ora sì, sono pronta per le notizie mattutine. Quello che gli utenti vogliono dai social media è intrattenimento. Per attrarre utenti, le piattaforme devono soddisfare questa loro fame. Il cibo, e in particolare le fotografie di questi scandalosi milkshake, stanno dando una grande mano a soddisfare questo bisogno.

Dacci oggi il nostro video sul cibo quotidiano
Cibo significa visitatori, un mucchio di visitatori. Il mese scorso il Financial Times ha scritto che aziende virali come BuzzFeed hanno di recente messo in bella mostra i propri video online e lanciato vertical di cucina come elementi chiave per la crescita del proprio traffico. In generale, i video relativi al cibo sono stati visualizzati 23 miliardi di volte nel 2015, una crescita del 170% rispetto all’anno precedente, e quasi tutte le visualizzazioni sono state effettuate su YouTube o Facebook, stando ai dati di Tubular Labs.

Uno dei primi video sul cibo a diventare virale è stato questo, una clip di 30 secondi postata da Buzzfeed che mostrava come fare un dolce con marshmallow e cioccolato. Il video, finora, ha totalizzato quasi 130 milioni di visualizzazioni. Jonah Peretti, Ceo e fondatore di BuzFeed, ha dichiarato in un’intervista a Tech Insider: “una delle cose che abbiamo realizzato circa tre anni fa era che i contenuti sul cibo e sul lifestyle erano qualcosa che le persone letteralmente adoravano e che avrebbero condiviso. Erano anche qualcosa in cui noi avevamo il potenziale per avere un grande impatto”.

Ma non sono solo le testate native digitali ad aver notato che i contenuti sul cibo portano quantità importanti di audience. Il sito Cooking del New York Times, ad esempio, lanciato nel 2014, traina da sette a otto milioni di utenti al mese e ha un milione di follower su Instagram. Lo scorso mese la Bbc stava per rimuovere le ricette dal proprio sito e più di 100mila persone hanno firmato una petizione per opporsi a questa mossa. E le ricette sono rimaste. Persino Playboy ha il proprio sito sul cibo, con notizie, video e ricette.

L’innegabile verità è che i mercati bramano i contenuti sul cibo. Il desiderio è così forte che i marchi alimentari hanno anche lanciato delle proprie pubblicazioni. La bevanda energetica Red Bull, ad esempio, ha il proprio centro media; le catene di supermercati e di vendita al dettaglio come Whole Foods e Coop hanno le proprie riviste. E in Finlandia il più recente magazine fotografico, che offre immagini dei migliori fotografi di cibo della Finlandia, è pubblicato da Lidl, una catena di supermercati tedesca che domina il settore della vendita al dettaglio in Europa.

Il giornalismo di qualità incontra gli inserzionisti del settore alimentare
Accanto all’intrattenimento, il pubblico dà valore alle fonti affidabili. Sam Sifton, editor della sezione Cooking del The New York Times ha dichiarato al Financial Times che il successo del sito “dimostra l’importanza di reinventare il giornalismo del Times e trasformarlo in un’esperienza digitale”. Lo stesso si potrebbe dire della richiesta di mantenere i contenuti food sul sito della Bbc.

La buona notizia per le imprese mediatiche che lottano per la sopravvivenza è che cibo=business. Tutto ciò che è relativo al cibo interessa gli inserzionisti: siano essi agricoltori, produttori di cibo, rivenditori o gestori di negozi, di ristoranti o di milkshake bar. L’industria del cibo è un perfetto carburante per i media che dipendono dalla pubblicità. Se troviamo il modo di trarre vantaggio da questo, in una maniera che non interferisca con il contenuto giornalistico, sarà una situazione in cui vincono tutti.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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