I media liberi non sono i “nemici del popolo”

3 ottobre 2018 • In evidenza, Media e Politica • by

I media indipendenti non sono “i nemici del popolo” e proprio questo è il motivo per cui sono sotto attacco da parte dei politici in tutto il mondo. Lo scorso 16 agosto, circa 350 giornali americani hanno pubblicato una risposta editoriale coordinata ai ripetuti attacchi del Presidente Trump contro i media. Per un uomo che ha così attivamente cercato l’attenzione degli organi di informazione, che ha lavorato nell’industria dello spettacolo e che ha beneficiato di enormi quantità di pubblicità gratuita quando ha lanciato la sua carriera politica, Trump professa un forte sdegno verso la maggior parte della stampa, etichettando frequentemente chi in realtà ha avuto la temerarietà di offrire nulla se non supporto incondizionato come i “nemici del popolo americano”, e screditando ripetutamente organizzazioni mediatiche come Abc, Cnn e il New York Times, accusandole di essere “fake news”.

I media liberi possono dare potere al popolo, ecco perché i politici li attaccano
Trump non è solo nella sua battaglia. I politici al potere di tutto il mondo chiaramente non gradiscono l’idea che ci siano istituzioni indipendenti che tentano di costringerli a rispondere delle loro azioni. Gli uomini di potere dall’Italia all’India, dalla Polonia alle Filippine, dall’Ecuador al Sud Africa, hanno a lungo tentato di addomesticare l’informazione attraverso attacchi pubblici, pressioni politiche e accordi commerciali torbidi. A questo fanno capo le pressioni sui proprietari e l’uso strategico della pubblicità governativa, strategie che minano una parte fondamentale del processo democratico, oltre che l’accesso da parte dei cittadini a un’informazione indipendente. Questi politici sanno bene che i media indipendenti possono dare forza al popolo informandolo sugli affari pubblici e che i media liberi possono aprirsi un varco oltre il modo fazioso in cui i rappresentanti eletti e le pubbliche autorità presentano loro stessi, oltre a fare luce su questioni poco chiare e verità scomode. Ecco perché i politici li temono, ed ecco perché li attaccano.

È proprio perché non sono “il nemico del popolo” che i media indipendenti sono sotto attacco da parte di quei politici che preferirebbero l’adulazione a uno sguardo indagatore. Molti di questi leader politici non sono autocrati alla vecchia maniera, che cercano di controllare l’informazione attraverso la censura diretta o la violenza fisica. La maggior parte opera in società che sono ancora più o meno votate almeno ad alcuni dei principi e delle pratiche della democrazia liberale. Alcuni di essi usano mezzi diretti per controllare i media ma, allo stesso tempo, prendono anche di mira le fondamenta stesse del potere dei media indipendenti, andando a colpire il loro rapporto con il pubblico. Se un politico riesce a convincere abbastanza persone che i media liberi sono il loro nemico, che le notizie indipendenti sono fake, e che non ci si può fidare di nessuno tranne che di lui/lei, quel politico avrà poco da temere da parte dei media.

Come i media possono contrattaccare
Sollevarsi nel nome dei principi fondamentali del giornalismo, come stanno facendo ora i quotidiani americani con una forza che ha eco ben oltre i confini degli Stati Uniti, è un primo passo per contrattaccare, ma dimostrare questo impegno nella pratica quotidiana è forse ancora più importante. Nel quotidiano, come ha scritto l’Executive Editor del Washington Post Marty Baron, il giornalismo americano non è “in guerra” contro l’amministrazione Trump, ma “al lavoro”. Sfidare la retorica belligerante di Trump non è una mossa faziosa, o anti-Casa Bianca, ma un promemoria pubblico per ricordare che il giornalismo mira a spingere affinché il potere renda conto delle sue azioni, e che questo, di norma, non piace al potere, sia esso pubblico o privato, eletto o meno. Una volta lo stesso Partito repubblicano Usa sosteneva fermamente l’idea che “la libertà di stampa”, come diceva il presidente Reagan, è “un fondamento della vita americana”, e che “la stampa libera”, come ha detto invece il presidente George W. Bush, è “indispensabile per la democrazia”.

Per mantenere il potere accountable in maniera efficace, i giornalisti e i mezzi d’informazione devono lottare per difendere i propri principi, mettere in pratica ciò che predicano e convincere il pubblico che stanno davvero facendo semplicemente il loro mestiere e che non si stanno accanendo in maniera scorretta su particolari rappresentanti eletti. Per resistere agli attacchi dei politici che vogliono etichettarli come nemici del popolo, i media devono convincere i lettori di star lavorando per il pubblico, non per servrire interessi di parte, élite ristrette o un sistema autoreferenziale. Con Trump, il futuro del giornalismo americano si trova ora bilico, come il futuro del giornalismo in tutti i Paesi del mondo: quando i politici al potere provano a polarizzare la questione e costringono le persone a scegliere, di chi si fideranno? Dei media indipendenti o dei politici? Negli Usa, un sondaggio Reuters-Ipsos dell’anno scorso ha rivelato come la fiducia nella stampa sia aumentata in modo significativo da quando il Presidente ha cominciato a chiamare i media “il nemico del popolo americano”.  La fiducia nella stampa e nel Presidente sono legate e mentre molti brand giornalistici individuali godono della fiducia dei propri utenti, molti mezzi d’informazione in quanto istituzioni hanno continuato a fronteggiare una crisi di fiducia in molti Paesi del pianeta.

Un sondaggio pubblicato a luglio di quest’anno rivela invece che solo il 34% degli americani ha detto di fidarsi della maggior parte delle notizie, e mostra che le persone stanno chiaramente prestando attenzione agli attacchi del Presidente ai media. Il 48% afferma di essere preoccupato dall’uso fatto dai politici del termine “fake news” per screditare i mezzi d’informazione che non gradiscono, ma non è ancora chiaro di chi si fidi realmente il pubblico. Nello stesso sondaggio, una quota ancora maggiore di americani ha espresso la propria preoccupazione riguardo alle “storie in cui i fatti sono costruiti o manipolati per spingere una particolare agenda” (67%) e al “giornalismo di scarsa qualità” (60%). Affrontare i politici che attaccano i media indipendenti è un inizio, ma la vera questione è come i giornalisti e e organizzazioni di news possano guadagnare e mantenere la fiducia del popolo. Se i media indipendenti vogliono vincere una battaglia che non hanno mai cercato e continuare a far sì che il potere renda conto delle proprie azioni, possono farlo solo col pubblico dalla loro parte.

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore e non rispecchiano necessariamente quelle di tutto l’Ejo.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta.

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