Notizie dall’Unione europea: complicate e noiose?

3 Novembre 2014 • Media e Politica • by

Il giornalismo copre in modo adeguato l’Unione europea, ma solo per un’élite. I giornali globali, le agenzie di stampa, riviste specializzate, siti Web, think tank così come le informazioni divulgate dalle istituzioni Ue stesse sono ricche e spesso critiche. Secondo un nuovo studio, però,  il grande pubblico è servito meno bene.

In “Reporting the EU”, John Lloyd e Cristina Marconi riferiscono infatti come le redazioni credano che le vicende di Bruxelles siano generalmente troppo noiose e tecniche per il loro pubblico. La loro opinione, e soprattutto quella dei giornalisti televisivi, è che l’Ue manchi di drammaticità e personaggi sufficientemente conosciuti per vendersi bene come notiza. Nemmeno i giornali più letti hanno inviati permanenti nella capitale belga. Il rapporto, pubblicato questa settimana dal Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, rivela che solo le crisi più recenti dell’Unione hanno reso queste notizie più emozionanti e centrali per l’agenda mediatica. Ciononostante, molti giornalisti, persino esperti in materia, hanno avuto difficoltà a comprendere la natura della crisi nell’Eurozona e in Europa in generale. La complessità della crisi finanziaria e monetaria e i meccanismi adottati per farvi fronte andavano oltre la competenza di molti reporter.

Il report mostra inoltre come la maggior parte dei media che coprono l’Unione europea si concentrino principalmente sul significato per i loro lettori o spettatori dei suoi dibattiti, proposte e decisioni. L’Ue, invece, viene coperta molto meno in quanto centro del potere europeo e spesso solo come un’aggiunta alla politica nazionale. Solo le agenzie di informazione globali, in questo, costituiscono un’eccezione. Lloyd e Marconi, che hanno intervistato giornalisti e funzionari dell’Unione per la loro ricerca, hanno trovato che la maggior parte dei reporter che si occupano di Bruxelles crede che, essendoci sempre più partiti euroscettici all’interno dell’Ue, essa sarà sempre più interessante. John Lloyd, senior research fellow dell’Istituto Reuters e contributing editor del Financial Times, dichiara: “sta per arrivare un periodo affascinante per il giornalismo dalla capitale belga. Sono stati eletti politici con una reputazione di persone populiste e dirette, pronte a fare polemica e usare un linguaggio abrasivo. Questo tipo di offerta è il pane quotidiano per i giornalisti che faticano a coinvolgere i loro lettori nelle vicende dell’Ue”.

Eppure, nonostante l’ottimismo, ci sono indizi secondo i quali il reparto stampa di Bruxelles si stia riducendo, con un conseguente impatto negativo per gli Stati più colpiti dalla crisi dell’Eurozona, come la Grecia. Con la sua riduzione, il reparto stampa dell’Ue sta diventando anche più scettico e distaccato. Gli autori del report hanno notato come nei primi decenni di vita dell’Unione il giornalismo fosse soprattutto “d’ammirazione”: i giornalisti condividevano gli ideali e le ambizioni di forgiare “un’unione sempre più stretta”. Questo era vero per il primo periodo e anche per il Regno Unito. Dagli anni ’80, invece, le notizie sono diventate più negative e la crisi dell’euro le ha rese progressivamente più critiche.

Notizie fortemente euroscettiche costituiscono ancora la minoranza e provengono prevalentemente dal Regno Unito, secondo una tradizione fondata proprio negli anni ’80 soprattutto dal The Sun (sotto la guida di Kevin MacKenzie) e dal Daily Telegraph (quando il suo inviato Ue era Boris Johnson, l’attuale sindaco di Londra). Comunque, voci critiche, incluse quelle a favore di una maggiore integrazione, sono molto più evidenti ora: infatti, molti inviati riferiscono che il pubblico della loro nazione d’appartenenza è più scettico e persino ostile al progetto europeo.

I giornalisti intervistati per la ricerca hanno dato diversi giudizi sul servizio stampa dell’Ue: molti addetti stampa sono considerati bene informati, ma anche molto sulla difensiva quando confrontati con critiche e molto ideologici riguardo alla missione dell’Unione. Cristina Marconi, giornalista freelance che ha coperto Bruxelles per i giornali italiani, ha affermato che è importante che i giornalisti continuino a trattare e interrogare l’Ue: “l’Unione europea è potente, multinazionale ed è stata ed è ancora il centro d’aspirazione, sfida, inclusione e diffusione dell’amministrazione democratica, ma anche di polemica scettica, accuse di fallimento e leadership debole. È il luogo perfetto per un giornalismo che chiede conto al potere che lo governa”.

Il testo completo di “Reportng the EU” è disponibile sul sito del Reuters Institute for the Study of Journalism, qui.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Georgia Ertz

Il Reuters Institute for the Study of Journalism è partner dell’Ejo nel Regno Unito

Photo Credits: European Union 2011 PE-EP/Pietro Naj-Oleari

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