Polonia: la stretta sovranista del governo sui media

11 Settembre 2020 • In evidenza, Media e Politica • by

Pxhere / Public domain

Sono passati cinque anni da quando il partito conservatore populista Legge e Giustizia (PiS) è salito al potere in Polonia, e in questo periodo il sistema dei media ha subito numerosi cambiamenti di vasta portata. La televisione e la radio pubbliche sono diventate “media nazionali”, il che significa che ora sono posizionate fortemente a favore del governo.

Dal 2015, centinaia di giornalisti e redattori che lavorano per le emittenti pubbliche sono stati licenziati e sostituiti da altri “approvati politicamente”. Sulla scia delle recenti elezioni presidenziali, vinte dal candidato del PiS Andrzej Duda, la situazione sembra destinata a peggiorare ulteriormente, dato che il governo ha dichiarato di voler prendere provvedimenti per ridurre la proprietà straniera delle aziende mediatiche polacche. La domanda si pone inevitabilmente: i media indipendenti polacchi finiranno per subire la stessa sorte dei loro omologhi ungheresi?

Il primo grave colpo alla libertà dei media in Polonia è stato inferto dopo le due elezioni del 2015. A maggio, il candidato del PiS Andrzej Duda ha vinto le elezioni presidenziali. Cinque mesi dopo, il partito ha ottenuto il controllo di entrambe le camere del parlamento polacco (il Sejm e il Senato). Poco dopo sono state apportate alcune modifiche alla legge sui media e diverse centinaia di dipendenti delle emittenti pubbliche hanno perso il lavoro all’improvviso, e i membri del consiglio di amministrazione sono stati i primi ad andarsene. Quello che era stato un sistema mediatico ragionevolmente diversificato è da quel momento cambiato notevolmente. Il pluralismo è stato eliminato dal dibattito nella radio e nella televisione pubblica e sembra che si dedichino solo a promuovere le “conquiste del governo”, nelle parole di Piotr Sula, politologo dell’Università di Wrocław.

La posizione in classifica della Polonia sulla libertà di stampa è crollata
Dopo aver soggiogato i media pubblici, il partito al potere ha annunciato il suo piano di ri-polonizzazione del settore privato. I leader del PiS hanno regolarmente sostenuto che le aziende straniere – soprattutto quelle tedesche – possedevano una partecipazione troppo alta nei media polacchi e che questo stesse avendo un effetto dannoso. Per diversi mesi il termine “ri-polonizzazione” ha dominato il dibattito pubblico, prima di essere abbandonato e sostituito da un nuovo termine: “de-concentrazione”.

Una possibile spiegazione per questo improvviso cambiamento è che, fintanto che la Polonia sarà membro dell’Unione Europea (come lo è dal 2004), ridurre la proprietà tedesca dei media polacchi sarebbe a dir poco problematico. Durante il primo mandato del PiS (2015-2019), non è stato approvato alcun atto di questo tipo, e il partito al potere ha semplicemente chiesto tempo. Tuttavia, durante questo periodo, la posizione della Polonia nell’indice di libertà di stampa di RSF è ancora scesa dal n. 18 al n. 62.

Dopo essere stati epurati da giornalisti critici e rispettati, i “media nazionali” sono stati costretti a concentrarsi sulle notizie nazionali e a trattare le notizie estere come se fossero un semplice esercizio di puntualizzazione. I polacchi sono stati incoraggiati a credere di essere minacciati da una “Europa marcia”, da una “Scandinavia moralmente decaduta”, da “tedeschi secolarizzati” o da una “Francia in fiamme, piena di emigranti” – come sottolinea Jędrzej Morawiecki, sociologo dell’Università di Wrocław. Secondo Morawiecki, queste immagini negative devono molto alla copertura propagandistica dei media russi sulle questioni europee.

Un giornalista di lungo corso che lavora per la Radio polacca – che preferisce rimanere anonimo perché al personale è stato vietato di partecipare alle interviste – dipinge un quadro allarmante di come è impostata l’agenda delle notizie: “Redattori e giornalisti ricevono ogni giorno telefonate che danno loro ‘consigli’. Una delle frasi più frequenti pronunciate dai nostri dirigenti è proprio questa: bisogna difendere la ‘raison d’état’ polacca, che nella loro mente significa la ‘raison d’état’ del PiS. Dopo mesi di lavaggio del cervello, la maggior parte dei redattori ha paura anche solo di suggerire storie critiche nei confronti del governo o semplicemente non in linea con la propaganda del PiS”. Ecco perché i media nazionali hanno liquidato come “anarchia” le proteste negli Stati Uniti scatenate dall’uccisione della polizia di George Floyd – per giustificare le dichiarazioni e le azioni di Donald Trump, un grande alleato dei leader polacchi.

Accesso negato
I media privati sono ancora considerati indipendenti e credibili, anche se devono affrontare alcuni ostacoli. “Sta diventando notevolmente più difficile ottenere informazioni dalle istituzioni nazionali”, dice un giornalista di Radio Zet, che preferisce parlare in via ufficiosa. “I media pubblici sono chiaramente trattati più favorevolmente e in molte occasioni le mie domande sono rimaste senza risposta fino a quando non sono apparse in dichiarazioni ufficiali, per esempio dall’ufficio del procuratore”, dice. Questo approccio – nascondere informazioni ai media indipendenti e rifiutarsi di rispondere alle domande – è utilizzato dalle istituzioni statali per eludere il controllo critico ed evitare la cattiva stampa. È difficile da credere, ma uno dei principali ministeri polacchi, il Ministero della Difesa Nazionale, non ha ancora un portavoce.

I giornalisti di solito si accontentano di risposte vaghe inviate via e-mail o di commenti da parte degli uffici stampa. Per i giornalisti televisivi e radiofonici l’impossibilità di ottenere filmati o audio significa non avere materiali con cui illustrare i loro servizi, situazione che spesso porta ad abbandonare la storia. Un giornalista che lavora per TVN (una delle due maggiori emittenti televisive private in Polonia e di proprietà della società statunitense Discovery) fornisce un esempio di come le istituzioni pubbliche cerchino di controllare la narrazione: “dopo l’intervista con un agente di polizia mi è stato chiesto di firmare due documenti: uno sulle misure di sicurezza adottate in relazione al COVID-19 e l’altro in cui si afferma che ho accettato di sottoporre l’intera notizia a uno screening pre-messa in onda. Mi è caduta la mascella. Naturalmente, abbiamo ignorato questo fatto”.

Nemico n*1
Ma per il partito al governo in Polonia, il nemico mediatico numero uno è il principale quotidiano indipendente del paese, la celebre Gazeta Wyborcza. Ci sono due ragioni principali per questo. In primo luogo, il popolare broadsheet è stato impegnato in una battaglia ideologica contro il PiS quasi dal momento in cui il partito è stato fondato. Gazeta Wyborcza lo ha ammesso anche nel 2005, quando PiS è salito al potere per la prima volta (poi in coalizione con altri due partiti, un accordo che è durato solo due anni).

Una prima pagina di Gazeta Wyborcza

In secondo luogo, Gazeta Wyborcza appartiene alla società polacca Agora, in cui l’11,49% delle azioni è detenuto dal Media Development Investment Fund (MDIF) di New York, che riceve il sostegno delle Open Society Foundations di George Soros. Per questo motivo, quando il PiS ha formato un governo di maggioranza per la prima volta nel 2015, ha impedito alle aziende statali di fare pubblicità sul quotidiano, privando di fatto Agora di milioni di euro di ricavi annuali.

I ricavi pubblicitari sono stati riassegnati ai media che hanno dimostrato la loro fedeltà a PiS e continuano a sostenere il governo. L’avversione del partito al potere nei confronti di Agorà è così grande che quando nel marzo di quest’anno l’ufficio del primo ministro ha rilasciato un comunicato sulla chiusura delle scuole alla stampa, Gazeta Wyborcza è stata esclusa dalla lista dei destinatari.

Il termine “ri-polonizzazione” ha goduto di una rinascita inaspettata durante la campagna elettorale presidenziale di quest’anno. Dopo che il PiS ha perso la maggioranza al Senato nelle elezioni parlamentari del 2019, è diventato ancora più importante per il partito assicurarsi la rielezione del suo alleato Andrzej Duda alla presidenza nel 2020. Era chiaro che la campagna elettorale sarebbe stata dura e che il partito al potere avrebbe fatto di tutto per assicurare a Duda una copertura mediatica più favorevole rispetto al suo principale rivale, Rafal Trzaskowski. È ampiamente dimostrato come i media pubblici abbiano dedicato alla campagna di Duda un’enorme quantità di tempo di trasmissione e lo hanno mostrato in una luce molto più positiva di quella riservata a Trzaskowski.

L’evento più controverso della campagna elettorale è stato quando il tabloid più venduto nel paese, Fakt, di proprietà della società svizzero-tedesco-americana Ringier Axel Springer Polska (RASP), ha pubblicato una storia di copertina sul perdono concesso dal Presidente a un pedofilo. Questa vicenda, che avrebbe potuto far diminuire le chance di elezione di Duda, ha scatenato ulteriori richieste di ri-polonizzazione. Il Presidente ha accusato Fakt di essersi intromesso nelle elezioni, chiedendo “I tedeschi vogliono scegliere il presidente polacco?”. Appena annunciato il risultato delle elezioni, il leader del partito PiS Jarosław Kaczyński ha confermato che durante l’attuale mandato saranno introdotte norme di “ri-polonizzazione”.

Solo uno slogan?
Gli analisti dicono che una tale possibilità non può essere esclusa. Secondo Piotr Sula, “i piani per ‘ri-polonizzare’ i media privati significherebbero che il meccanismo di controllo esercitato sui media pubblici verrebbe applicato anche ai media privati. I media privati che criticano il governo soffrono già della mancanza di pubblicità da parte delle aziende statali, e anche le imprese private potrebbero considerare rischioso essere pubblicizzate dai nemici del partito al potere”. È difficile prevedere esattamente cosa potrebbe accadere dopo, ma Jędrzej Morawiecki ritiene che “limitare le quote delle imprese straniere nei media polacchi porterebbe a una ridotta pluralità di punti di vista e a un inasprimento del divario tra i media statali e quelli dell’opposizione”. Tuttavia, alcuni giornalisti intervistati per questo pezzo erano scettici nei confronti dei piani di ri-polonizzazione, che se attuati potrebbero essere utilizzati per limitare la partecipazione della società statunitense Discovery nell’emittente televisiva privata TVN.

È improbabile che il governo polacco voglia rischiare di mettersi in cattiva luce nei confronti dell’amministrazione statunitense e di perdere il sostegno di Donald Trump, soprattutto in un momento in cui ha pochi altri prestigiosi alleati. È possibile che il termine “ri-polonizzazione” sia solo uno slogan rivolto principalmente al pubblico nazionale e in particolare ai sostenitori del partito al potere. Il messaggio che trasmette non riguarda solo la riconquista della proprietà dei media da parte di società straniere, ma – cosa ancora più importante – la consegna agli uomini d’affari polacchi che hanno legami con il governo. E a questo proposito si potrebbe vedere l’emergere un modello simile ai recenti sviluppi avvenuti con i media in Russia o in Ungheria.

Articolo pubblicato originariamente in polacco, traduzione dall’inglese a cura di Antonio Nucci

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non rispecchiano necessariamente quelle di tutto l’EJO

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