Tweetminster: aggregatore di notizie politiche

30 Novembre 2011 • Digitale • by

Intervista ad Alberto Nardelli

Twitter è ormai un attore fondamentale dell’informazione. Sia a livello nazionale che internazionale, sempre più frequentemente il social media dei cinguettii ha anticipato i media tradizionali, annunciando le notizie prima che gli organi di informazione potessero digerirle e pubblicarle. Alberto Nardelli nel 2008 ha capito che qualcosa si stava muovendo e che Twitter poteva diventare quello che poi è effettivamente diventato. A Londra ha costituito Tweetminster, una piattaforma che aggrega tutto ciò che viene cinguettato sulla politica, raccogliendo i tweet di blogger, osservatori, giornalisti, testate e politici in prima persona. I post, dopo essere stati organizzati, diventano messaggio sul portale che, come un quotidiano, si aggiorna tramite un software che analizza i dati. In questo modo Tweetminster misura la temperatura del dibattito politico in UK – dove il social media è molto più diffuso che in Italia – partendo dai tweet.

Oltre a fornire notizie e a fungere da analizzatore di trend, il sito può servire anche come raccoglitore dati per la statistica: il flusso di tweet sulle inclinazioni di voto alle elezioni, per esempio, può fornire una base più capillare e ampia di dati rispetto ai metodi utilizzati abitualmente per i sondaggi politici. Nel 2010 Tweetminster ha collaborato con il Guardian in occasione delle elezioni mentre nella campagna elettorale 2009-2010 è riuscito a intervistare Gordon Brown. Per la Reuters, invece, Nardelli ha inventato due sistemi a pagamento sugli aggiornamenti relativi alla Formula 1 e all’economia.

In un’intervista Alberto Nardelli ci racconta del suo progetto, di Twitter come media outlet e sul perché, in Italia, stiamo solo ora iniziando a capire le reali potenzialità di questo social network. E sul perché una buona idea come la sua ha trovato naturale sbocco in Inghilterra.

Come funziona Tweetminster? Il suo obiettivo è lavorare come vera e propria “testata” o come fonte giornalistica che faccia ordine tra tutte le voci provenienti da Twitter?

“Tweetminster è una piattaforma media. Il nostro obiettivo è quello di aiutare individui e organizzazioni a trovare le notizie più importanti e rilevanti attorno ai loro interessi personali e professionali”.

Tweetminster nasce nel 2008, quando Twitter iniziava a essere un fenomeno importante, almeno in UK. In Italia invece sembra essere ancora lontano dal diventare un fenomeno di massa e per quanto crescente è invece diffuso principalmente in fasce della popolazione molto attente all’informazione e tra gli addetti ai lavori. Come ti spieghi questo differente approccio alla medesima piattaforma?

“Credo sia dovuto a tre fattori: la lingua perché Twitter e’ disponibile in Italiano da relativamente poco tempo: l’accesso ad internet, perché meno persone in Italia hanno accesso ad internet veloce e l’uso della rete da parte di media e personalità d’interesse pubblico. Su tutti e tre i fronti l’Italia è ancora indietro, ma sono convinto che Twitter diventerà un fenomeno sempre più importante anche in Italia. D’altronde, anche Facebook ha avuto una simile traiettoria di crescita”.

Recentemente in Italia si è parlato di Tweetminster enfatizzandone il ruolo come aggregatore di dati anche in funzione statistica. L’analisi dei tweet potrebbe offrire una base di informazioni più capillare di quella che raggiungerebbero i metodi tradizionali utilizzati per i sondaggi?

“Credo siano diversi i dati e il valore che possono dare analisi fatte su social media rispetto a i sondaggi. I nostri studi fanno vedere che c’è valore soprattutto nella quantità di dati che ti permette di scoprire trend senza fare domande preventive, nella possibilità di ricevere informazioni e dati in tempo reale e nella possibilità di analizzare la quantità e qualità di dati attorno ad eventi molto specifici. Ciò non sostituisce necessariamente i sondaggi tradizionali, ma dà la possibilità di aggiungere valore e fare analisi che in precedenza non si potevano fare”.

Capita sempre più spesso che Twitter riveli prima dei media “ufficiali” alcune notizie. Pensi che il social network si sia ormai confermato come media outlet a sé?

“Sì, ma credo che già Google fosse una società media, solo che molti media tradizionali non se ne sono accorti. Quando hai cambiamenti profondi, lo spostamento da A a B non è mai lineare, e quando B si stabilizza, come sta accadendo ora con i social media, A è spesso già irrilevante”.

Tweetminster nasce in Inghilterra ma tu sei italiano. Pensi che il Regno Unito sia più disponibile ad accogliere progetti come il tuo?

“Credo che le differenze principali siano l’appetito per il rischio, sia da un punto di vista pratico-economico che culturale e la possibilità di creare contatti e network pià facilmente: ovunque servono contatti, ma in Inghilterra le reti sono più aperte e i contatti li crei se sei determinato. Da ultimo sicuramente si trova maggiore mobilità e meno gerarchie predefinite”.

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